GENNARO MONDAINI.
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LE ORIGINI DEGLI STATI UNITI D'AMERICA.
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Parte 2.
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1904. Ulrico Hoepli, Editore Libraio della Real Casa, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
      Fondazione Ezio Galiano onlus
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   ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Testo curato da: Claudio Paganelli per il "Progetto Manuzio", iniziativa dell'Associazione Culturale "Liber Liber".
Aperto a chiunque voglia collaborare, realizza la pubblicazione e la diffusione gratuita di opere letterarie in formato elettronico.
Ulteriori informazioni sul sito: http://www.liberliber.it/
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INDICE di questa parte.
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CAPITOLO QUINTO. Solidariet coloniale e rapporti con la madrepatria.
1. Isolamento delle singole colonie e forze destinate a fonderle insieme.
2. Politica economica della madrepatria.
3. Maturit delle colonie per l'indipendenza.
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CAPITOLO SESTO. La lotta pel continente.
1. La societ franco-canadese e la sua fittizia espansione.
2. La lotta politico-commerciale tra la Nuova Francia e le colonie inglesi.
3. La lotta per la terra.
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CAPITOLO SETTIMO. La lotta per la Indipendenza.
1. Disegni liberticidi della madrepatria e reazione delle colonie.
2. Resistenza passiva ed attiva delle colonie agli arbitrii della madrepatria.
3. Confederazione e guerra d'indipendenza.
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CAPITOLO OTTAVO. L'organizzazione politica della nuova societ.
1. Impotenza della Confederazione.
2. La convenzione di Filadelfia ed i suoi dibattiti politici, economici e sociali.
3. La costituzione federale e l'amministrazione locale.
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Lineamenti e tendenze della societ anglo-americana all'inizio della vita nazionale
APPENDICE 1. Dichiarazione fatta dai rappresentanti degli Stati Uniti d'America, riuniti in Congresso.
Costituzione degli Stati Uniti.
Emendamenti alla Costituzione.
APPENDICE 2. Area degli Stati Uniti.
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FINE Indice.
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CAPITOLO 5. Solidariet coloniale e rapporti con la madrepatria.
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1. ISOLAMENTO DELLE SINGOLE COLONIE E FORZE DESTINATE A FONDERLE INSIEME.
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Le grandi braccia della civilt attuale, la locomotiva, il telegrafo, la stampa quotidiana, la navigazione a vapore, che oggi legano una popolazione di 80 milioni, sparsa sulla met d'un continente in una sola nazione, l'anglo-americana, erano sconosciute o quasi alle tredici colonie disperse nel secolo Diciottesimo lungo la costa atlantica del Nord-America senz'altro legame che quello della comune dipendenza dall'Inghilterra. I mezzi di comunicazione e trasporto fra le colonie erano assai primitivi. Le strade erano rare, spesso rotte, in molti punti, in vicinanza delle citt specialmente, quasi impraticabili pel fango. Occorrevano sette giorni per andar in diligenza da Philadelphia a Pittsburgh, quattro da Boston a New York, tre da New York a Philadelphia: nel 1766 parve cosa miracolosa il fare in due giorni questo viaggio, tanto che la diligenza ad esso destinata fa detta "la macchina volante". Dov'era possibile, il viaggio si faceva per acqua, affidandosi al vento, ragione per cui lo stesso viaggio ora si faceva in due giorni ora in due settimane. Il servizio postale era perci inadeguato e lento quanto mai: talora in inverno una lettera impiegava settimane per andare da Philadelphia nella Virginia. Occorrevano decine e decine di giorni perch le notizie attraversassero l'Atlantico, un tre settimane circa perch un'idea attraversasse tutte le colonie. Pochi i giornali, senza importanza le loro notizie, limitata per forza ad una piccola area la loro circolazione. Si  calcolato che il contenuto di tutti i 43 giornali, esistenti all'epoca della Rivoluzione, non avrebbe riempito dieci pagine dell'attuale New York Herald: le notizie erano tanto scarse, che durante la stessa guerra d'indipendenza il "Massachusetts Spy" per mancanza di novit pubblicava successivamente l'intera "History of America" del Robertson. Questo stato materiale di cose sarebbe bastato da s solo a condannare le singole colonie a quell'isolamento, che  il fatto caratteristico della vita americana dell'epoca, quand'anche cento altre ragioni non avessero a ci cooperato.
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Origini, nazionalit, religione, suolo, clima, forme sociali e politiche erano diverse, si pu dire, da colonia a colonia: nessun principio di coesione in sulle prime, nessun centro di vita comune fra queste provincie, che si guardavano con occhio diffidente quando non geloso, che sembravano riprodurre tutti i dissensi religiosi e politici della madrepatria, che avevano in una parola una coscienza cos aliena da ogni simpatia intercoloniale, cos spiccatamente individuale, che oggi mal saprebbe concepirla nonch un europeo un americano degli stessi Stati Uniti. Nessuna meraviglia pertanto che il dotto svedese Peter Kalm, viaggiando per le colonie dal 1748 al 1751, rimanesse meravigliato dell'isolamento di ciascuna nelle leggi, nella moneta, nei piani militari, negli usi sociali; nessun miracolo se, nonch nella nota letteraria diversa da regione a regione, nella stessa lingua, affetta da un arresto di sviluppo in confronto di quella della madrepatria, si fossero affermate tali differenze che Beniamino Franklin nel 1752 poteva dire che ogni colonia aveva "alcune espressioni peculiari, famigliari alla sua popolazione ma straniere ed inintelligibili alle altre".
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Se per l'isolamento  il fatto pi appariscente di questa societ coloniale, di cui ogni singola unit sembra tener nelle proprie mani il destino che essa crede di elaborare a modo proprio e nel proprio interesse esclusivo, in cui la vita si svolge in tanti teatri separati quante sono, pu dirsi, le provincie; la tendenza alla comunanza, la solidariet,  invece la risultante ultima delle forze, le quali la agitano, colmando lentamente l'abisso che la divide in tanti mondi nonch separati discordi, stringendo fra questi i legami indissolubili della futura nazionalit.
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Col succedersi anzitutto delle generazioni i coloni erano andati perdendo a poco a poco il ricordo della patria individuale, mentre l'incrocio fra essi aveva creato, nelle sedi pi antiche in ispecie, un tipo nuovo, distinto da quello della metropoli, un tipo che le ragioni ideali come gli interessi materiali rendevano pi attaccato al proprio paese che a quello degli antenati. Alla formazione di questo tipo, che non  pi inglese od olandese o svedese, ma pu dirsi gi americano per le caratteristiche comuni a tutte le colonie da esso presentato, aveva contribuito l'ambiente fisico. Il cielo abitualmente sereno e luminoso in gran parte del paese, l'aria secca ed elettrica, i grandi squilibri di temperatura massima e minima, cause tutte che oggi ancora trasformano in poche generazioni gli immigranti in un tipo unico, l'anglo-americano, avvicinandoli non gi ai progenitori ma all'elemento autoctono primitivo, all'indiano, coll'appiattirne i piedi e le mani, coll'incavarne le orbite, col renderne pi scura la pelle, collo svilupparne le apofisi ossee, coll'esaltarne infine l'attivit nervosa e produrre in essi una capacit di resistenza superiore a quella degli altri popoli, lavoravano anche allora alla formazione d'un tipo affine con risultati tanto pi rapidi d'oggi quanto minore e pi omogenea dell'attuale era l'immigrazione. Aggiungasi quella fisionomia comune a tutti i coloni, che viene dall'affinit morale dei loro progenitori: diversi per razza, per religione, per lingua, i pionieri di quella societ erano tutti fratelli nel vigore della volont, nello spirito d'avventura, nella indomata energia; li avesse tratti sulla sponda americana dell'Atlantico l'amore alla libert, la passione del nuovo, il desiderio della ricchezza, erano pur sempre, salvo poche eccezioni, il fior fiore dell'energia europea.
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D'altra parte l'elemento inglese predominante aveva finito coll'assorbire gli altri, fondendoli nella grande massa anglosassone, cosicch tutte le colonie si trovavano avvinte ormai dal grande legame d'una lingua e d'una civilt comune. Al nord-est ed al sud infatti del dominio coloniale s'erano creati due forti nuclei sociali, adatti ad esercitare il loro influsso su tutto il paese. Nella Virginia la casta aristocratica dei piantatori, nel Massachusetts la forte organizzazione delle chiese congregazionaliste, che facevano una cosa sola con lo stato, avevano inquadrato, a dir cos, gli uomini in societ compatte, dotate d'una forza d'espansione capace di assimilare a s gran parte dell'intero dominio anglicizzandolo: la Virginia invia coloni in tutto il Sud, le genti della Nuova Inghilterra non cessano d'affluire nelle provincie dell'Ovest e dello stesso Sud. Pi forte poi di questo cemento etnico era quello dato da una coscienza comune, basata su idee radicate in tutte le colonie, pi ancora che dalla comune loro discendenza dall'Inghilterra. L'intervento del popolo negli affari pubblici, il voto libero dell'imposta, la responsabilit degli agenti del potere, la libert individuale, il giudizio per giuria erano principii, che per avere loro radice nella tradizione inveterata di libert civile, compendiata nelle garanzie della common law inglese, erano sacri per tutte le colonie; come in tutte esisteva, sotto una forma od un'altra, un governo locale, per cui ognuna in maggiore o minor grado faceva ed eseguiva da s le proprie leggi, una autonomia municipale, per cui ogni comunit amministrava da s i propri affari.
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La libert ed il selfgovernment, ecco il talismano capace di fondere armoniosamente tutte le differenze etniche, suscitando nel paese una vita politica pi cara agli emigranti della loro lingua materna, dei loro ricordi, della loro parentela. Olandesi, Francesi, Svedesi e Tedeschi rinunziavano alle loro rispettive nazionalit per reclamare i diritti di cittadini inglesi. Unico elemento tradizionale importato dall'Europa nel nuovo mondo, la Common Law inglese dava alla libert americana un passato immemorabile; unico patrimonio storico comune, essa faceva dell'ideale politico comune una parvenza lontana di patriottismo. La costituzione civile e politica della madrepatria era oggetto di venerazione per tutte quante le colonie, le quali non vedevano nella propria se non una copia migliorata dell'inglese, come quella che rinchiudeva privilegi addizionali, di cui non godeva la massa del popolo in Inghilterra. Le franchigie elettorali vi erano infatti pi equamente ripartite, non essendovi l'anomalia di citt prive di rappresentanza e di borghi pressoch scomparsi largamente rappresentati; l'assemblea si eleggeva in generale annualmente, e l'epoca di convocazione ne era fissata da una legge fondamentale; la lista civile in tutte le colonie, salvo una, si votava anno per anno, e per maggior sicurezza contro le malversazioni e le dilapidazioni insieme coll'impiego del denaro si notava pure la retribuzione degli agenti chiamati a dirigere le spese; le libert municipali erano pi indipendenti e pi estese; in nessuna colonia vi era corte ecclesiastica e nella pi parte di esse non vi era chiesa stabilita n giuramento religioso per entrare negli uffici pubblici; il villanaggio e la servit dei bianchi pi non esistevano; permesso a tutti i cittadini il porto d'armi e dovere civico degli ascritti alla milizia l'esercitarsi in esse.
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Tanta libert civile, tanto sviluppo di democrazia facevano cos sorelle le colonie in quello spirito di indipendenza, che tutte le animava nei loro rapporti con la madrepatria; la strenua lotta per la difesa della carta, su cui riposavano le sue libert, combattuta ad intervalli dal Massachusetts dal 1638 al 1685, fino al giorno in cui gli veniva tolta con la violenza dal governo inglese, non  un caso isolato ma un semplice episodio di quella gagliardia spiegata sempre da tutte le colonie regie, a carta o di proprietari, democratiche od aristocratiche a vantaggio della loro autonomia locale.
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Trascurate dal governo inglese, finch povere ed oscure, le colonie nord-americane divenute prospere e ricche avevano attirato sopra di s l'attenzione della madrepatria; l'ingerenza di questa era aumentata, gli statuti coloniali erano diventati sempre pi uniformi, il tipo infine della colonia regia aveva terminato col prevalere. In essa la corona designava con scrittura privata il governatore ed una specie di gabinetto consultivo o consiglio, il quale formava come la camera alta della legislatura, mentre il popolo eleggeva la camera bassa: i giudici di pace e gli ufficiali della milizia erano nominati dal governatore e dal consiglio, dal governatore o dal re i giudici provinciali, che conservavano la loro carica secondo il beneplacito del monarca; quanto alle corti di ammiragliato, i lords dell'ammiragliato vi nominavano un giudice, un cancelliere ed un maresciallo; i commissari delle dogane facevano scegliere dei controllori e collettori, di cui ve n'era uno in ogni porto considerevole. Anche le altre colonie per, sia quelle corporative a carta, sia quelle stesse di proprietari, dove originariamente la corona inglese non era rappresentata che dalle corti di ammiragliato e dai commissari di dogana, dopo la rivoluzione del 1688, col manifestarsi della tendenza a restringere il potere dei proprietari, col prevalere della dottrina che si potevano concedere i territori ma che l'autorit amministrativa doveva esserne riservata alla corona, erano state sottoposte a forza di modificazioni delle carte o delle primitive concessioni, o in un modo diretto o indiretto, al controllo del governo inglese. Ci avveniva specialmente per l'amministrazione della giustizia, riguardo alla quale la corona non solo aveva ottenuto la facolt di nominare i giudici in quasi tutte le colonie, ma coll'imporre a tutte il diritto negli abitanti di appellarsi in Inghilterra, aveva fatto di questa il tribunale d'ultima istanza di tutte le contestazioni sollevate in America.
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Senonch il metodo adottato di confidare la soprintendenza degli affari americani ad un "ufficio del commercio e delle piantagioni" (Board of Commissioners for Trade and Plantations) , che non aveva n voto deliberativo in seno al gabinetto n accesso presso il re, lungi dal fissare una volta per sempre quei rapporti politici tra le colonie americane e l'Inghilterra, sia col re sia col parlamento, che sin dal principio erano stati vaghi e mal definiti, tendeva ad aumentare la confusione, a complicare la situazione. L'ufficio infatti redigeva delle istruzioni senza poterle metter in vigore; prendeva conoscenza di tutti gli incidenti e poteva far delle inchieste, dare delle informazioni o degli avvisi, ma non aveva autorit di formulare una decisione definitiva, perch il potere esecutivo in quanto concerneva le colonie era riservato al segretario di Stato posto alla testa del dipartimento del Sud, cui spettava la direzione di tutti i rapporti colla penisola spagnuola e la Francia. L'ufficio del commercio, organizzato in sulle prime col fine di ristorare il commercio e di incoraggiare le pescherie della metropoli, si vedeva perci obbligato d'intendere i lamenti degli ufficiali del potere esecutivo in America, di loro comunicare le istruzioni, di raccogliere e di esaminare tutti gli atti delle legislature coloniali, ma non aveva in definitiva alcuna responsabilit quanto al sistema di politica, che poteva esser adottato per l'America. In seguito a questa debolezza congenita i lords del commercio erano sempre disposti ad impazientirsi alle minime contraddizioni; si sentivano facilmente contrariati ad ogni disobbedienza ai loro ordini; e non erano che troppo portati a consigliare i mezzi pi rigorosi di coercizione, sapendo troppo bene che la loro vivacit si sarebbe tradotta nei documenti ufficiali per poco che essa eccitasse l'orgoglio o svegliasse il sentimento del ministro responsabile, della corona e del parlamento.
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Per quanto per sottoposte tutte col tempo ad uno stesso e quasi uniforme controllo politico, l'amministrazione delle singole colonie aveva continuato ad essere affatto separata. Fuvvi,  vero, un momento che l'Inghilterra medit l'unificazione di esse in un solo e vero dominio nord-americano; e ci, come vedemmo, ai tempi di Giacomo PrimoI, quando l'Andros, venuto nel 1674 come governatore di New York, si recava nel 1686 in Boston quale governatore di tutte le colonie nordiche, tentativo che la rivoluzione del 1688 mandava a vuoto: ma, se ne eccettui questo tentativo di abrogare le carte di alcune colonie coll'intento di porle sotto una sola amministrazione, non fu fatto alcun altro sforzo dalla metropoli verso la centralizzazione dei governi locali. La tendenza fu piuttosto a mantenere delle barriere fra essi, per quanto il sistema di alienarli l'uno all'altro non sia stato portato dalla corona inglese al punto, cui ispir ad esempio la sua politica la Spagna nel Sud-America.
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A dispetto per di qualunque precauzione dell'Inghilterra, le relazioni degli stabilimenti nord-americani andavano irresistibilmente portandoli ad una pi stretta amicizia. Le colonie specialmente affini per condizioni di vita, per clima, per suolo, per origine etnica, per aspirazioni e bisogni di difesa, per costituzione sociale formavano, nonostante la separazione politica, dei gruppi, di cui l'egemonia materiale e morale spettava alla colonia pi antica o pi florida, a quella che nei suoi caratteri e nel suo sviluppo sintetizzava, a dir cos, l'intero gruppo: le colonie non si dividevano solo geograficamente, ma anche socialmente in settentrionali, centrali e meridionali, tre societ di cui Massachusetts, Virginia e New York erano, come vedemmo, i centri storici oltrecch naturali. Nella mancanza d'una densit di popolazione sufficiente a sviluppare con la forza di coesione sociale una comune coscienza, altre cause avevano sopperito a ci: nella prima la stretta disciplina religiosa; nella seconda l'organizzazione sociale fortemente gerarchica; nella terza la facilit per quanto relativa delle comunicazioni. L'affinit anzi s'era mutata in certi casi ed in certi momenti in vera e propria lega, com'era stato delle "colonie unite della Nuova Inghilterra" nel 1643: tale confederazione, che, nell'assenza di qualsiasi rappresentanza della metropoli, aveva presentato lo spettacolo d'un potere sovrano indipendente, aveva mostrato col fatto ai coloni la forza effettiva dell'unione e lasciato ai posteri un esempio da imitare quando che fosse. Dove poi l'affinit di vita veniva a mancare, subentrava fra le colonie un altro legame, che la stessa metropoli andava ciecamente creando tra esse, un legame pi forte d'ogni altro, pi pericoloso per il dominio della madrepatria, la solidariet cio degli interessi economici, violati tutti, nel nord come nel centro come nel sud, dalla politica economica dell'Inghilterra verso le sue colonie. Le basi di questa si confondevano, pu dirsi, colla stessa concezione coloniale, prevalente in Europa dal XVI al Diciottesimo secolo, per la quale le dipendenze erano riguardate solo come sorgenti di provviste, come mercati privilegiati della madrepatria: nessuna meraviglia quindi che l'egoismo pi brutale presieda a questa politica, che l'Inghilterra, pur essendo prodiga di libert civile e religiosa ai coloni americani, sia loro tanto avara di libert economica da inceppare sin dagli inizii a suo esclusivo vantaggio lo svolgimento della loro vita materiale.
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2. POLITICA ECONOMICA DELLA MADREPATRIA.
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Gi all'origine dell'espansione inglese oltre l'Atlantico Enrico Settimo, conscio dei vantaggi che potevano risultare da un monopolio coloniale, pur accordando i pi ampi privilegi agli avventurieri che facevano vela pel Nuovo Mondo, aveva stipulato che l'Inghilterra sarebbe stato il deposito esclusivo dei prodotti del commercio di quelle contrade. Gli sconfortanti risultati dei tentativi coloniali del secolo sedicesimo avevano fatto abbandonare ai re inglesi tale clausola nelle patenti successive; ma, non appena nel secolo seguente la colonizzazione si present sotto buoni auspicii, si torn pure a manifestare lo spirito di sfruttamento coloniale. La Virginia promette una produzione di tabacco inesauribile, ed ecco l'articolo ricchissimo diventare oggetto precipuo della politica inglese a danno dei coloni. Nel 1619 Giacomo Primo, che gi nel 1604 aveva trovato nella sua antipatia per l'uso del tabacco un motivo sufficiente per colpirne fortemente il consumo, impone sulla vendita di esso in Inghilterra una imposta esorbitante e con nuovi decreti vieta di coltivarlo in Inghilterra, per assicurarsi i lauti proventi dell'importazione di esso. Carlo I cerca egli pure durante tutto il suo regno di fare del tabacco una sorgente di lucro per la corona, dichiarando apertamente che "sua volont e suo beneplacito erano di riservarsi per lui solo il diritto di comperare prima d'ogni altro tutto il tabacco" delle colonie inglesi: solo la fermezza dei Virginiani e pi ancora il disinteresse del popolo inglese per un monopolio, inteso ad esclusivo vantaggio del re, fecero naufragare tali disegni, contrari del pari alla prosperit dei coloni ed allo spirito d'intrapresa dei mercanti inglesi. Ma, quando il re, per riuscire nei suoi piani, immagin l'espediente di proibire ai vascelli, carichi di mercanzie delle colonie, di far vela dalla Virginia per altri porti che non fossero gli inglesi, tale sistema trionf come quello che, proibendo in ultima analisi ogni commercio coloniale per opera di navi straniere, non otteneva il solo risultato di sacrificare i diritti dei coloni alla corona inglese ma riusciva ad identificare gli interessi dei mercanti inglesi con quelli del governo, coalizione destinata ad opprimere i piantatori americani ancor troppo deboli per reagire efficacemente.
Il Lungo Parlamento si mostr pi giusto; giacch, pur cercando nel 1647 di assicurare alla marina inglese il trasporto dei prodotti delle colonie, richiedeva il libero consenso di queste, riconoscendo cos per compenso il diritto nelle assemblee coloniali di regolare i propr interessi economici. Ai porti virginiani soltanto e come semplice arma di guerra contro una colonia, rimasta fedele alla monarchia, si vietava nel 1650 ogni commercio con navi straniere; ma coll'adesione della Virginia alla Repubblica, mentre le si garantivano tutte le libert dei cittadini inglesi nati liberi, le veniva concessa pure libert di commercio, nonostante l'uscita nel frattempo del famoso "atto di navigazione".
Nell'ideare infatti questo sistema, il quale, riserbando ai vascelli inglesi il trasporto delle derrate, preparava in sostanza il monopolio inglese del commercio coloniale, il Cromwell non era mosso da fini di lucro a danno delle colonie ma dal fermo proposito di assicurare al proprio paese la superiorit marittima di fronte a quei successi olandesi, di cui il Protettore era tanto geloso. La libert commerciale aveva fatto la grandezza marinara dell'Olanda. Mentre le grandi nazioni navigatrici dell'et prima delle scoperte, la Spagna ed il Portogallo, coi loro torbidi sogni di monopolio del commercio mondiale, con le loro stolte proibizioni agli stranieri di esercitare il commercio nelle loro colonie, con le infami confische, le prigionie e le scomuniche contro i trasgressori di esse, non avevano fatto altro che rivoltare il senso morale degli altri popoli contro le ingiuste ed esorbitanti pretese ed alimentare il contrabbando, la pirateria, il saccheggio dei loro stabilimenti, la cattura o l'affondamento dei loro galeoni d'oro; l'Olanda, rivendicando ed in teoria per bocca di Ugo Grozio ed in pratica con la resistenza il principio della libert dei mari contro queste mostruose usurpazioni dell'Oceano e dei venti, contrarie affatto ad ogni senso di giustizia naturale come ad ogni sviluppo della civilt, s'era conquistata con la concorrenza commerciale la superiorit marittima su tutte le nazioni, aveva accaparrato nelle sue mani il commercio mondiale nonch quello coloniale. La piccola nazione, sorta da poco a vita indipendente, non aveva battuto solo i suoi dominatori, la grande Spagna sui cui domini il sole mai tramontava, ma tutte le altre nazioni marinare d'Europa: nella stessa Inghilterra l'arte delle costruzioni navali ormai deperiva, mentre marinai inglesi s'ingaggiavano sui bastimenti olandesi che s'affollavano nei porti dell'isola. Geloso di tanta potenza ed infiammato della nobile ambizione di assicurare al proprio paese il primato sui mari, il Protettore emanava il suo atto di navigazione, pel quale il commercio dell'Inghilterra con le sue colonie come col resto del mondo doveva praticarsi solo da vascelli costrutti nel paese stesso e montati principalmente da inglesi; mentre gli stranieri non potevano importare in Inghilterra che i prodotti delle loro rispettive contrade o quelli, di cui queste erano il deposito riconosciuto.
Tale atto diretto contro il commercio degli Olandesi, dovendo servire soltanto a proteggere la marina mercantile dell'Inghilterra, non conteneva perci alcuna clausola relativa ad un monopolio coloniale o particolarmente sfavorevole ad alcuna colonia d'America: di per s esso non ledeva in nulla la Virginia o la Nuova Inghilterra; Cromwell non voleva intralciare lo sviluppo economico della Virginia, del Maryland, della Nuova Inghilterra, ma soltanto fare dell'Inghilterra il deposito commerciale del mondo, donde la cessione ch'egli si fa fare di Dunkerque ed altri porti francesi, donde la conquista della Giammaica ed il tentativo infruttuoso su Hispaniola, donde la lotta vittoriosa coll'Olanda, donde le trattative con la Svezia nel segreto intendimento di assicurarsi i porti principali del Baltico. Ormai per l'abbrivo era dato: l'opera politica di Cromwell, innalzata sull'arena, crollava collo sparire del suo genio dalla scena politica del mondo; ma l'opera sua economica, consacrata nell'Atto di navigazione, continuava ricca dei maggiori risultati. La protezione della marina inglese, una volta stabilita in modo permanente, diveniva una base essenziale della politica commerciale dell'Inghilterra: i mercanti inglesi domanderanno nuovi incoraggiamenti, per quanto meno giustificati, insisteranno per ottenere il monopolio assoluto del commercio con le colonie, e, divenuti ormai una potenza, lo otterranno da quel Parlamento, di cui essi dispongono. Ed ecco infatti che il "Parlamento-convenzione", subito dopo la restaurazione degli Stuart, rinnovando l'atto di navigazione del 1651, lo modificava in modo che da semplice misura, intesa ad assicurare alla marina inglese il commercio dei porti inglesi, diventava strumento di monopolio del commercio coloniale, sacrificando agli interessi della madrepatria i diritti naturali dei coloni: una clausola infatti diceva "alcuna mercanzia non sar importata nelle piantagioni se non da vascelli inglesi, montati da un equipaggio inglese, sotto pena di confisca".
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I bastimenti stranieri si vedevano chiusi cos i porti delle colonie, le quali venivano spogliate ancor pi risolutamente dei benefici della libera concorrenza colla disposizione, che solo i nativi del paese od i naturalizzati potessero divenire mercanti o fattori nelle piantagioni inglesi. N basta ancora. Si stabiliva che i prodotti specifici delle colonie americane, come zucchero, tabacco, indaco, cotone, legno tintorio, ecc., tutta roba che non poteva far concorrenza ai prodotti inglesi, non potessero esser esportati se non alla volta dei paesi dipendenti dalla corona inglese, sotto pena di confisca; mentre le mercanzie, che i mercanti inglesi non trovavano conveniente comperare, potevano esser imbarcate pei mercati stranieri, quanto pi lontani tanto meglio per evitare maggiormente la concorrenza con le merci inglesi: una clausola del nuovo atto di navigazione assegnava a tal fine ai coloni i porti situati al sud del capo Finistre. A misura poi che nuovi articoli della prima categoria appariranno in America, la lista ne sar regolarmente aumentata.
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Gli armatori ed i commercianti inglesi non tardano per ad accorgersi che i guadagni alle spalle dei coloni sono suscettibili di ben maggiori aumenti; ed ecco nel 1663 una nuova legge proibire l'importazione nelle piantagioni delle merci europee, che non fossero trasportate su vascelli inglesi provenienti direttamente dall'Inghilterra. La madrepatria non s'accontentava cos di essere semplicemente il deposito dei prodotti pi ricchi delle sue colonie ma anche delle forniture da far loro, ed i coloni erano costretti a comperare da essa non solo gli articoli commerciali inglesi ma anche quelli degli altri paesi. Nelle colonie stesse per s'annidava un nemico, di cui l'avidit mercantile della madrepatria cominciava a concepire i pi esagerati timori: lo sviluppo marittimo della Nuova Inghilterra, la quale esercitava un proficuo commercio con le colonie meridionali, turbava i sonni degli armatori di Bristol, di Liverpool, di Londra, ed il Parlamento mosso a piet dei loro lagni si decideva nel 1672 ad interdire ai commercianti della Nuova Inghilterra di far concorrenza agli Inglesi in quel campo, ostacolando cos con divieti e diritti doganali il libero traffico fra le stesse colonie.
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Tutte queste per non erano che disposizioni isolate, non erano che l'avviamento ad un vero e proprio sistema di monopolio coloniale: questo doveva essere l'effetto dell'onnipotenza del Parlamento, creata dalla rivoluzione inglese del 1688.
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Guglielmo e Maria rappresentavano il trionfo del protestantesimo, ed il loro avvento al trono veniva salutato quindi dalle colonie con un entusiasmo ignoto fino allora all'America nei suoi rapporti con la madrepatria. Il fatto per, ben lungi dal segnare un'ra di libert irrevocabile per le colonie nord-americane, le dava in piena bala d'una aristocrazia commerciale mille volte peggiore per esse del dispotismo d'un solo, rappresentato dagli Stuart. La rivoluzione del 1688 infatti, pur facendo epoca non solo nella storia inglese ma in quella delle libert costituzionali di tutta Europa, quale nuova tappa nella marcia della democrazia europea, in quanto s'era imposta senza effusione di sangue con la semplice forza dell'opinione pubblica, in quanto aveva riconosciuto il diritto di resistenza e misconosciuto il principio della legittimit per sostituirlo con la teoria del contratto politico, base della monarchia costituzionale, non aveva mirato per nulla al trionfo di vasti princip democratici, ma solo dell'antico ordine di cose. Rivoluzione in nome della storia anzich del diritto e quindi essenzialmente conservatrice, essa non aveva rivendicato la libert ma le libert, quelle libert aristocratiche dell'Inghilterra che derivavano dall'esperienza del passato, dagli archivi, dalle carte, dalle prescrizioni, vale a dire i diritti di primogenitura, le carte delle corporazioni, la paria, le decime, la prelatura, le franchigie acquistate per prescrizione, le immunit tutte e tutti i privilegi stabiliti: l'elenco di tali libert, fatto dalla Rivoluzione, era diventato la legge fondamentale del paese.
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Depositario e custode geloso di esse divenne il Parlamento, che per avere spogliato della regalit una dinastia in nome della nazione e messane un'altra sul trono sotto condizioni ben definite, era riconosciuto l'unica sorgente della sovranit, il padrone assoluto dell'Inghilterra. E di questo Parlamento non erano parte soltanto i rappresentanti dell'aristocrazia fondiaria, i lords della camera alta, ma anche e pi i commercianti stretti nelle loro corporazioni, gli armatori, gli industriali, i banchieri, i rappresentanti in una parola della propriet mobiliare la cui straordinaria importanza nella storia sociale dell'Inghilterra data appunto da questa rivoluzione. L'aristocrazia del capitale, che dispone della ricchezza e d al governo i fondi necessari, diverr arbitra ben presto dei destini politici e sociali della nazione, imporr o romper pei suoi fini economici le alleanze, susciter o troncher le guerre, regoler in una parola pel vantaggio proprio, immedesimato collo sviluppo economico del paese, tutta la politica interna ed esterna dell'Inghilterra. Le colonie americane, sorte sotto gli Stuart e favorite indirettamente nel loro sviluppo dalla politica illiberale di costoro, sfuggivano cos al dispotismo politico di essi, che aveva tentato d'affermarsi in America non meno che in Europa, ma per cadere sotto la supremazia assoluta del Parlamento, vale a dire sotto la sovranit di un'aristocrazia commerciale, sorda ad ogni voce che non fosse quella del proprio interesse: sorta pel trionfo dei diritti inglesi non gi di quelli dell'uomo, la rivoluzione inglese del 1688 dar maggiore impulso ad una politica coloniale, mirante solo all'interesse dell'Inghilterra non gi alla giustizia naturale, ad una politica che sacrificher senza scrupolo i diritti dei coloni come uomini e come inglesi agli interessi della madrepatria. Il nuovo sistema politico basandosi ormai sugli interessi permanenti dei mercanti e degli armatori inglesi acquist una consistenza ed una durata, che non avrebbero mai potuto ottenere l'egoismo, i capricci del momento, il favoritismo degli Stuart.
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L'applicazione infatti del sistema mercantile spinto alle ultime sue conseguenze costituisce uno degli elementi caratteristici della rivoluzione aristocratica dell'Inghilterra. Nel 1696 gli affari delle piantagioni venivano confidati definitivamente all'ufficio gi ricordato del commercio e delle colonie, e tutte le questioni concernenti gli interessi o le libert dei coloni si decisero dal punto di vista del commercio inglese. Tutti gli atti anteriori concedenti qualche monopolio all'Inghilterra sul commercio delle colonie furono rinnovati e, per realizzarne la stretta esecuzione, si proclam rigorosamente l'autorit suprema del Parlamento in materia.
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Il commercio coloniale non poteva effettuarsi che da navigli costrutti, posseduti e comandati da abitanti dell'Inghilterra o delle colonie. Tutti i governatori, quelli delle colonie a carta non meno di quelli delle provincie regie, erano obbligati ad impegnarsi sotto giuramento di far il possibile perch tutte le clausole di questi atti fossero puntualmente osservati. Gli impiegati del fisco, in America, erano investiti di tutti i poteri conferiti per atto del parlamento a quelli di Inghilterra. Il commercio intercoloniale era stato gravato d'imposte, il cui pagamento era stato interpretato come un diritto d'esportare le mercanzie dove che fosse: questa libert ora veniva tolta. L'immenso territorio americano fu riservato esclusivamente ai sudditi inglesi od a coloro che ottenevano dal Consiglio privato l'autorizzazione di acquistarne una parte. I mercanti inglesi insomma dovevano ad ogni costo arricchirsi a spese dei coloni, i quali, obbligati a comperare da essi soli quanto loro occorreva ed a vendere ad essi soltanto i loro prodotti, venivano danneggiati doppiamente dalla mancanza di concorrenza, e come consumatori e come produttori, senza che il popolo inglese fosse messo almeno a parte come consumatore del disumano banchetto coloniale imbandito al ceto mercantile, il quale esportava altrove i prodotti coloniali eccedenti la richiesta inglese. Col crescere poi degli interessi inglesi impegnati nel sistema coloniale, colla richiesta di lucri a danno delle colonie da parte di ceti muti fino allora a tale riguardo, della grande propriet fondiaria e manifatturiera in ispecie, crescevano pure i pesi iniqui di tale sistema, non accontentandosi pi l'Inghilterra di gravare il solo commercio esterno delle colonie.
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La lana era il principale prodotto mercantile dell'Inghilterra, donde l'invidia di coltivatori ed industriali per ogni gregge, che belasse, per ogni fuso, che girasse nelle colonie. Il preambolo d'un atto del parlamento confessa che il motivo d'una legge restrittiva risiede nella convinzione che l'industria coloniale "diminuirebbe infallibilmente il valore delle terre". "A partire dal 1 dicembre 1699, diceva una clausola, n lana n alcun oggetto fabbricato in tutto od in parte di lana, che sia stato prodotto o manifatturato in una od altra delle piantagioni inglesi dell'America, potr esser caricato su un naviglio o vascello qualunque, sotto alcun pretesto che sia - n caricato sur un cavallo, una carrettella od ogni altra vettura - per esser esportato dalle piantagioni inglesi non importa in quale altra delle dette piantagioni o in quale altro luogo che si sia". Cos i fabbricati del Connecticut non potevano cercare un mercato nel Massachusetts, n esser trasportati ad Albany per scambiarli con gli Indiani. Un marinaio inglese non poteva comperare della lana a Boston per un valore superiore ai 40 scellini.
Nella Virginia la povert obbligava gli abitanti a fabbricarsi da s delle stoffe grossolane, se non volevano rimaner nudi: ci non impediva ad un governatore regio di esporre con faccia tosta il parere che il Parlamento avrebbe dovuto proibire ai Virginiani di confezionarsi i propri vestiti, per rivolgere la loro attivit "verso qualche fabbricazione meno pregiudizievole al commercio della Gran Brettagna"! Al principio del secolo Diciottesimo i lords dell'ufficio del commercio rimproveravano alle colonie provviste di carta "d'incoraggiare e di propagare la fabbricazione della lana e d'altri articoli propri dell'Inghilterra". La preoccupazione della lana diventava una vera ossessione per la metropoli, al punto che un agente americano cos ragionava in quel secolo: gli Inglesi non devono temere la conquista del Canad, perch al Canad "dove il freddo  eccessivo e la neve copre s lungamente la terra, i montoni non si moltiplicheranno mai al punto da permettere lo stabilirsi di manifatture laniere, il che  la sola cosa che possa rendere una piantagione pregiudizievole alla corona".
A Boston si costituisce una societ per incoraggiare le manifatture domestiche, ed in seguito ai buoni risultati ottenuti la citt costruisce una fabbrica, incoraggiando con premi i produttori di tela. Apriti terra! L'Ufficio del commercio s'allarma a tanta iniquit, biasima il governatore di non averla impedita, spinge la camera dei Comuni a far un'inchiesta sul fatto inaudito, a proporre quindi nuove leggi proibitive e tanto fa che alla fin fine la manifattura di Boston, destinata ad incoraggiare l'industria dell'intera provincia, va in decadenza, avendo servito soltanto a mostrare la sollecitudine previdente dell'Inghilterra per le sue colonie.
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E come la manifattura della lana cos le altre venivano col tempo vietate. All'America, ad esempio, che era la patria del castoro, veniva vietato di fabbricarsi i cappelli: chi voleva fare il cappellaio nelle piantagioni doveva esser stato sette anni apprendista, e nessun maestro poteva adoperare pi di due apprendisti in una volta, coll'esclusione assoluta dei negri: il commercio poi dei cappelli fra piantagione e piantagione era assolutamente proibito. Peggio ancora per le industrie minerarie: impeditole di stabilire alti forni, acciaierie o magone, l'America doveva rinunciare alle immense ricchezze di ferro, di carbon fossile, di lignite, che teneva nel seno. Una disposizione della camera dei Comuni sul principio del secolo Diciottesimo dichiarava che "nessuno nelle colonie doveva fabbricare mercanzie in ferro di alcuna specie": ragione di ci la gelosia degli industriali inglesi per l'industria americana; pretesto il fatto "che l'erezione di manifatture nelle colonie tendeva ad indebolire la loro dipendenza dalla Gran Brettagna". "Dovesse il nostro potere sovrano di controllo legislativo e commerciale venir sconfessato, dir il primo Pitt, io non soffrirei che un solo chiodo di ferro da cavallo fosse fabbricato in America"!
S'interdiva cos agli Americani non solo di fabbricare gli articoli capaci di far concorrenza a quelli inglesi sui mercati esteri, ma perfino di fabbricarsi in casa propria e col proprio lavoro gli oggetti indispensabili alla vita! Si faceva eccezione,  vero, per le industrie navali: ma ci non gi per dare un qualche compenso a tante enormit, ma solo per combattere meglio nel campo mercantile le nazioni rivali, tanto  vero che a siffatto favore s'accompagnava l'estendersi della giurisdizione del Parlamento su tutti i boschi situati al nord del Delaware. Ogni pino, non compreso in un lotto individuale, fu ormai consacrato ai bisogni della marina inglese; e nessun tronco del territorio vacante, che fosse adatto a fare un albero od un'antenna, poteva esser abbattuto senza l'autorizzazione della regina! Questa la carit pelosa del Parlamento inglese, che dai coloni non voleva lana ma legname per la marina.
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Dove per questo sistema mercantilistico si manifesta in tutta la sua odiosit,  nell'appoggio incondizionato, che dava agli orrori della tratta africana, fatta parte integrante di esso. Fra le tante limitazioni al commercio delle colonie, questo ramo era andato immune, giacch per quanto dannoso ai negrieri inglesi pure tendeva ad allargare la schiavit nelle colonie, cosa d'interesse capitale per la metropoli. .
Quando infatti nel secolo Diciottesimo il commercio degli schiavi fu lasciato libero a tutti gli Inglesi, le citt marittime della Nuova Inghilterra vi parteciparono su vasta scala, accumulando grandi ricchezze: ancora nel 1789 la citt di Boston, che pur sar la culla del movimento abolizionista, impiegava nell'infame commercio una trentina di negrieri!
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Ma, se vantaggiosa alla classe mercantile del Nord ed a quella dei piantatori del Sud, la tratta era ancor pi proficua all'Inghilterra: nel Nord come nel Sud i coloni non erano ignari che la metropoli favoriva il commercio dei negri non solo pel guadagno economico, che ne ritraeva, ma anche perch esso, allargando la schiavit negra, ribadiva le catene politiche ed economiche che avvincevano le colonie alla madrepatria. Ad esse la schiavit avrebbe permesso solo l'agricoltura, lasciandole cos strettamente tributarie della metropoli nel campo industriale. In un opuscolo politico infatti, avente per titolo "Il traffico degli schiavi africani colonna e sostegno delle piantagioni inglesi in America", un mercante inglese cos si esprimeva: "quando fosse possibile sostituire nelle piantagioni il lavoro dei bianchi a quello dei negri, allora le nostre colonie recherebbero danno alle fabbriche di questo reame, ed in tal caso avremmo veramente ragione di paventare la prosperit delle nostre colonie; ma fino a tanto che noi possiamo provvederle abbondantemente di negri, non c' ragione di abbandonarsi a simili apprensioni"; e pi oltre: "il lavoro negro manterr le nostre colonie nella debita sommissione agli interessi della madrepatria, perocch fino a tanto che le nostre piantagioni dipenderanno meramente dal lavoro dei negri, non vi sar pericolo che le nostre colonie rechino alcun danno alle manifatture inglesi o si rendano indipendenti dal loro impero".
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A completare il fosco quadro dei guai arrecati alle colonie nord-americane dalla politica economica dell'Inghilterra verso di esse, s'aggiungano le perturbazioni del loro mercato interno dovute alla viziata circolazione monetaria. Costrette dalla madrepatria a non intrattenere relazioni commerciali se non con essa ed alle condizioni sfavorevoli da essa imposte, negata loro ogni altra fonte di credito che non fosse il mercato inglese, credito tanto necessario a paesi nuovi bisognosi quanto mai di capitale per sviluppare le ricchezze naturali del suolo, le colonie si erano trovate ben presto in uno stato permanente di debito verso la metropoli, a soddisfar il quale s'era ricorso alle tratte. Coll'uso e l'abuso di queste per le specie metalliche non avevano tardato a sparire, e l'America era stata lasciata senza moneta corrente. Allora, data l'impossibilit da tutti ammessa di conservare una moneta corrente metallica nello stato di dipendenza delle colonie, queste, comprese del dovere d'ogni governo di procurare alla popolazione la moneta necessaria agli scambi, avevano perduto ogni ritegno nel fabbricare carta-moneta; ogni qualvolta occorreva denaro, il governo coloniale metteva in circolazione carta monetata pagabile a lunghissima scadenza e garantita sulle terre pubbliche, vantandosi del doppio risultato di soddisfare ai bisogni pi urgenti del popolo e di creare un cespite di entrate senza ricorrere a tasse. Vittime cos del mercantilismo inglese, nella prima met del secolo Diciottesimo tutte le colonie, eccettuata la Virginia che continuava ancora nel suo sistema di economia naturale, erano ricorse a questo comodo sistema, il quale coi suoi eccessi aveva fatto sparire a tal punto la moneta d'oro e d'argento, emigrata in Inghilterra, che "quando ne capitava, si considerava come mercanzia". I primi frutti dell'accrescimento fittizio della moneta erano parsi saporiti, vedendosi l'impulso apparente dato al commercio: ma ben tosto se ne videro gli effetti disastrosi.
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Lungi dal rimediare al male, esso aumentava sempre pi la sete di nuove emissioni, ogni qualvolta in ispecie la classe dei debitori insolventi otteneva il predominio nelle legislature: il paese era inondato di carta deprezzata, che ad ogni nuova emissione subiva delle fluttuazioni nel suo valore con danno enorme di quanti vivevano su salari od altre rendite fisse, con disordine inaudito del commercio, data l'incertezza da cui necessaramente erano colpiti i valori in tutti i contratti della vita giornaliera. Tale incertezza non tard a guadagnare tutto il paese. Nel 1738 la moneta corrente della Nuova Inghilterra non valeva che 100 per 500; quella di New York, di New Jersey, della Pennsylvania e del Maryland 100 per 160 o 170 o 200; della Carolina del Sud 1 per 8; mentre che la carta della Carolina settentrionale, lo stato per sua natura meno commerciale di tutti, non era stimata valere a Londra che 1 per 14 e nella stessa colonia che 1 per 10. E con tutto ci questa politica non venne mai ripudiata dall'Inghilterra, i cui statisti non proposero o non manifestarono mai il desiderio di mettere la moneta corrente interna delle colonie sul piede d'uguaglianza con quella del gran mondo commerciale: l'America, segregata economicamente dal resto del mondo se ne eccettui dalla madrepatria, poteva bene anche senza moneta anzi perch senza di essa rimanere la tributaria di questa, la schiava che non sapeva rompere le secolari catene.
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Tale politica, che il maggior economista inglese dichiarava "una violazione manifesta dei diritti dell'umanit", doveva necessariamente mutare un legame prezioso di pace e d'accordo, quale il commercio, in una sorgente violenta d'ostilit tra madrepatria e colonie, gettando in queste ultime il seme indistruttibile della guerra civile: essa conteneva il pegno dell'indipendenza finale dell'America, giacch le relazioni fra essa e la metropoli pi non si riducevano ormai che all'applicazione a suo danno d'una legge fatta esclusivamente dal pi forte ed a proprio esclusivo vantaggio, diritto della forza contrario ad ogni principio d'equit naturale, che non poteva durare pi della superiorit della forza stessa.
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Relazioni siffatte, ponendo la propriet, l'iniziativa individuale, l'industria, le libert dei coloni consacrate da carte, alla merc e sotto "il potere assoluto" della legislatura inglese, non potevano che condurre alla indipendenza del Nuovo Mondo. Gli Inglesi furono i primi a notare questa tendenza. Gi dal 1689 l'insurrezione della Nuova Inghilterra eccitava l'allarme, come indice del fiero spirito di libert dei coloni. Nel 1701 i lords del commercio dichiaravano in un documento ufficiale "la sete d'indipendenza delle colonie attualmente evidente". Nel 1703 Quarry scriveva: "Le idee di repubblica fanno strada tutti i giorni; e se non vi si mette ostacoli in tempo, i diritti ed i privilegi di sudditi inglesi saranno riguardati come troppo ristretti". Nel 1705 si leggeva nella stampa: "col progredire del tempo, i coloni si sbarazzeranno della loro dipendenza dall'Inghilterra e si daranno un governo di loro scelta"; ed un pochino alla volta si venne perfino a sentir ripetere "da gente di ogni condizione e qualit, che il loro numero e le loro ricchezze crescenti ed inoltre la loro grande distanza dalla Gran Brettagna avrebbero fornito loro l'occasione, al termine d'un piccolo numero di anni, di scuotere il giogo della metropoli e di dichiararsi libera nazione, se non fossero stati domati a tempo e sottomessi alla corona". Molti personaggi autorevoli convenivano della possibilit di tale avvenire e della probabilit del suo realizzarsi ad un momento o ad un altro. Un conservatore moderato americano, il Logan, nel 1728 diceva: "si parla d'un atto del Parlamento avente per fine di proibirci di confezionare sbarre di ferro, perfino per nostro uso. Ora io non conosco niente che possa contribuire pi efficacemente ad alienare lo spirito delle popolazioni di questa contrada ed a scuotere la loro sottomissione alla Gran Brettagna".
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Quando nel 1750 il Parlamento discuteva le misure intese a proibire l'industria del ferro esercitata dagli Americani, tra l'applauso dell'Inghilterra e le proteste dell'America, misure di cui l'agente del Massachusetts sosteneva l'incompatibilit coi diritti naturali dei coloni, lo stesso realista Kennedy, membro del Consiglio di New York e partigiano della tassazione per parte del Parlamento, faceva notare pubblicamente al ministero che "la libert e l'incoraggiamento sono la base delle colonie": "procurarci quanto ci occorre col mezzo delle nostre manifatture,  cosa facilissima; ed allorch in tale circostanza un popolo  numeroso e libero, esso tenter quanto riterr del suo interesse; in tutte le leggi proibitive egli vedr degli atti d'oppressione, e specialmente in leggi che, conforme all'idea che ci facciamo della libert inglese, non si ha il diritto di discutere o di proporre: non si possono tenere i coloni in dipendenza impoverendoli"; e ricordava al ministero il consiglio gi da altri suggerito, il quale diceva che il mezzo di impedire alle colonie di staccarsi era quello di non farlo loro volere.
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Verso quell'epoca il gi ricordato viaggiatore svedese, Pietro Kalm, nella relazione del suo viaggio attraverso le colonie, dopo averne dipinta l'oppressione economica, scriveva: "Queste oppressioni hanno fatto s, che gli abitanti delle colonie inglesi siano meno attaccati alla propria madrepatria; la qual freddezza  accresciuta per opera dei molti stranieri, che si sono domiciliati in esse, poich Olandesi, Tedeschi e Francesi qui sono misti con Inglesi e non nutrono nessun affetto particolare per la vecchia Inghilterra. Inoltre v' assai gente sempre scontenta, che vede volentieri un mutamento, mentre per di pi crescente prosperit e libert formano uno spirito pubblico indomabile. Non solo nativi americani, ma perfino emigranti inglesi mi hanno detto apertamente che fra 30 o 50 anni le colonie inglesi dell'America nordica forse formeranno una stato separato, affatto indipendente dall'Inghilterra".
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3. MATURIT DELLE COLONIE PER L'INDIPENDENZA.
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L'egoismo mercantile dell'Inghilterra preparava cos la via all'indipendenza politica dell'America, ch la resistenza contro di esso da parte di un paese destinato dalla natura ad una vita economica e statale autonoma doveva diventare tanto pi forte, quanto pi le colonie si sviluppavano sotto l'aspetto economico e sociale, quanto pi stretti si facevano i loro legami, quanto pi energica la loro coscienza di uomini liberi, quanto pi maturo infine diventava il loro processo di differenziazione dalla madrepatria. In tutto il continente la libert nazionale e l'indipendenza guadagnavano ogni giorno pi in vigore ed in maturit. Non era questo un prodotto cosciente della previdenza e della riflessione, ma il risultato inconsapevole dei rapporti fra madrepatria e colonie. Il bisogno di libert economica doveva tradursi fatalmente in una aspirazione oscura dapprima ma sempre pi chiara in seguito a quell'indipendenza politica, che sola avrebbe assicurato la prima: l'oppressione economica preparava l'indipendenza delle colonie in doppio modo, determinando in esse una resistenza sempre pi viva alla madrepatria, sviluppando in esse con la solidariet coloniale una coscienza propria diversa non solo, ma in opposizione con quella della vecchia Inghilterra.
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Del resto, indipendentemente anche da ci, i vincoli nazionali, che avevano unito alla madrepatria i primi coloni, andavano ogni giorno pi rilassandosi: le nuove generazioni nate e cresciute in America conoscevano la Gran Brettagna soltanto dai funzionari poco graditi ch'essa loro inviava; imparavano dalla tradizione essere quella la terra la quale, matrigna pi che madre, aveva bene spesso costretto i loro avi, poveri o perseguitati dal fanatismo religioso e politico, a cercare in una nuova patria condizioni migliori di vita; vedevano in essa il governo, dai cui attacchi dovevano costantemente guardarsi in difesa della propria libert: per di pi gli emigranti tedeschi, francesi, olandesi, che dopo una dimora di sette anni nelle colonie ricevevano il diritto di cittadinanza, non potevano n nutrire simpatie n avere riguardi per l'Inghilterra, freddezza ed ostilit che non poteva essere controbilanciata in favore della metropoli n dalla chiesa episcopale britannica soppiantata nelle colonie dalle chiese rivali, presbiteriani in maggioranza, puritani, quaccheri, cattolici, n dal debole elemento realista di qualche citt, come Boston e New York, che per interessi di solito personali si appoggiava sul governo inglese.
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Questo processo di differenziazione dalla madrepatria andava cos maturando le colonie americane, gi use a governarsi da s, per quella vita statale indipendente, cui sembrava facesse del suo meglio per spingerle con le gravezze economiche il governo inglese: "le colonie, diceva giustamente il Turgot a questo proposito, si assomigliano a frutti, che stanno attaccati all'albero, finch non sono maturi: tostoch l'America sia in grado di reggersi da s, far ci che un tempo fece Cartagine".
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Ben prima del 1776, a vero dire, le colonie americane sarebbero state in grado di governarsi da s; ma, a parte la coscienza di loro debolezza di fronte all'Inghilterra, il momento storico e l'interesse futuro si sarebbe opposto ad ogni idea di indipendenza da essa. Gli Americani anzitutto non erano semplicemente coloni dell'Inghilterra, ma erano legati ad un sistema coloniale, che tutti gli stati commerciali dell'Europa avevano contribuito a formare e che abbracciava tutto il mondo: un loro tentativo di indipendenza sarebbe stato nel secolo diciassettesimo o nei primi del Diciottesimo non gi, come al cadere di questo, il primo strappo ad un sistema ormai logoro e consunto, una lotta favorita o almeno veduta di buon occhio dall'Europa, gelosa della potenza commerciale dell'Inghilterra, ma bens una insurrezione immatura contro tutto un sistema ancora vigoroso, rivoluzione commerciale oltrecch politica, che la Francia soltanto avrebbe forse tollerato per rivalit con l'Inghilterra, ma nessun'altra nazione d'Europa avrebbe certo incoraggiato.
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I coloni inglesi in secondo luogo liberatisi, quand'anche l'avessero potuto, dai ceppi economici della madrepatria, si sarebbero trovati esposti senza difesa alle brame ingorde di quella potenza, che dal Canada s'era inoltrata nella valle del Mississippi ed aveva spinto ormai i suoi avamposti sino al golfo del Messico, sbarrando ad essi il passo per ogni ulteriore progresso. "Tutte le colonie inglesi, scriveva in una lettera diretta in Francia il futuro difensore del Canad, il generale Montcalm, si trovano in floride condizioni, sono popolose e ricche ed hanno in s i mezzi per soddisfare a tutti i bisogni della vita. l'Inghilterra fu tanto folle da lasciar introdurre fra esse arti, commercio e industria, di permettere loro cio di spezzare la catena di bisogni, che le avvinceva alla metropoli e le rendeva dipendenti da lei. Quindi tutte le colonie inglesi gi da un pezzo avrebbero scosso il giogo, ogni provincia avrebbe formato una piccola repubblica indipendente a s, se il timore dei Francesi non le avesse frenate. Per quanto come signori preferiscano i loro connazionali a stranieri, si sono fatti una regola di prestare obbedienza alla madrepatria il meno possibile. Ma aspetti un po' che il Canad sia conquistato e i Canadesi e queste colonie formino un popolo, crede lei che gli Americani seguiteranno, a rimaner soggetti alla metropoli, come prima l'Inghilterra sembri preoccuparsi soltanto dei suoi interessi? O che hanno in vero da temere, se si rivoltano?".
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CAPITOLO 6. La lotta pel continente.
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1. LA SOCIET FRANCO-CANADESE E LA SUA FITTIZIA ESPANSIONE.
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Mentre nella regione costiera, tra gli Allegani e l'Atlantico, s'andava sviluppando una societ anglo-americana, ch'era in gran parte frutto di immigrazione spontanea, nel paese contermine andava svolgendosi in modo affatto diverso quella societ franco-canadese, la quale era pi che altro una creazione politico-militare del governo, che ne aveva preso la direzione ed assunto il controllo.
Colonizzazione che mirava a costituirsi una nuova patria, la prima procedeva in modo normale, non occupando pi suolo di quello che bastasse alla sua attivit immediata: commercianti e marinari lungo le coste, agricoltori nell'interno i coloni inglesi procedevano lentamente ma vigorosamente con la scure e con l'aratro, mettendo salde radici su ogni palmo di terreno conquistato fecondato e popolato, creando via via nuove collettivit di uomini liberi attaccati al suolo dalla idealit della patria non meno che dai bisogni della vita. La colonizzazione francese invece, come quella che non sorgeva dalle viscere profonde del popolo, ma obbediva soltanto agli interessi di compagnie mercantili ed ai fini politici del governo, ha per fine immediato lo sfruttamento e la conquista del paese. I coloni canadesi non sono sin dagli inizi che agenti, preti, soldati. Nel 1640, cinque anni dopo la morte del Champlain, il centro pressoch unico del dominio francese nel N. America, Quebec, sorpassa appena i 200 abitanti, costituiti in gran parte da agenti dei "Cento compagni", da servi, da gesuiti e da monache, senza che la compagnia coloniale possa per mancanza di mezzi e deficienza di emigranti effettuare il trasporto nel N. America dei 4000 coloni, cui s'era impegnata pel 1643. Poco tempo dopo due mistici francesi, mossi dal desiderio di convertire gli Indiani, fondano un'altra societ con fini puramente religiosi, ed ottenuta dai "Cento compagni" un'isola posta alla confluenza del S. Lorenzo coll'Ottawa, costruiscono ivi nel 1642 Villemarie de Montreal, l'odierna Montreal, sotto la guida d'un gentiluomo pio e valoroso, il signore di Maisonneuve.
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Cresciuta assai lentamente nei primi decenni, s da non sorpassare alla salita al trono di Luigi Quattordicesimo i 2500 abitanti, la popolazione canadese riceveva sotto questo monarca un incremento adeguato all'espansione politica della Francia in quell'epoca. A meglio raggiungere i fini, cui non sarebbe bastato il capitale e l'iniziativa individuale, sorgevano allora sotto gli auspicii dell'onnipotente Colbert e l'influsso delle idee mercantilistiche da lui denominate numerose compagnie coloniali, fra le quali notevolissima la "Compagnia dell'Occidente" del 1664, cui oltre a parte dell'Africa, dell'America Meridionale e delle Antille veniva concessa pure a perpetuit la Nuova Francia. Dal solito omaggio alla corona in fuori, tali compagnie di nome almeno erano sovrane assolute del paese, di cui ottenevano il monopolio commerciale, potendo esse sole fornirlo dei viveri e delle mercanzie necessarie, esse sole esportarne i prodotti. Prediletto per tra le colonie per le grandi speranze su di esso riposte e per la potenza dei gesuiti in esso impegnati, al Canad rivolgeva speciale attenzione lo stesso Luigi XIV, desideroso di fondarvi una nuova Francia in tutto simile all'antica.
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Venivano a tal fine emanate pel Canad leggi speciali, che incoraggiavano con premi in denaro ed altri modi i matrimoni e la prolificazione; mentre appositi agenti percorrevano le provincie della vecchia Francia in cerca di emigranti e convogli di donzelle d'ogni classe, scelte con tutte le cure, venivano mandate ad accasarsi nel Canad, e centinaia di soldati del reggimento Carignano vi erano spediti per mutarsi in coloni essi, in signori feudali di vasti territori i loro ufficiali. Qualunque personaggio importante poi avesse voluto passare in America coi suoi servi della gleba otteneva vaste terre, ch'egli poteva distribuire come gli pareva, colla sola condizione che il vassallo servisse nella milizia contro gli indigeni in caso di bisogno: caccia, pesca, molini erano diritti riservati al signore come nella vecchia Francia. Giovani nobili in cerca di avventure, baroni spiantati desiderosi di ritornare al primitivo splendore il blasone avito, ottenevano cos con tutta facilit delle terre nel Nuovo Mondo, tanto che veniva in esso formandosi rapidamente una nobilt locale.
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Quanto era facile per creare la casta feudale, altrettanto era laborioso creare quella dei paesani; giacch, senza contare la natura del popolo francese in ogni tempo troppo attaccato al suo focolare per abbandonarlo, lo stesso sistema feudale coi mille gravami imposti all'agricoltura s'opponeva alla coltivazione d'un paese, che, per essere vergine, solo dal frazionamento della terra in piccoli lotti, sufficienti ai bisogni d'una famiglia, avrebbe potuto aspettarsi una larga immigrazione, mentre pel suo clima e pel genere dei suoi prodotti non poteva contare sulla schiavit dei negri. Gli emigranti erano per conseguenza nella maggior parte delle classi pi basse, che non avendo un tetto in patria erano disposte a tutto pur di migliorare la loro sorte; ma una volta raggiunte le nuove sedi, l'antica disposizione al vagabondaggio risorgeva pi forte di prima in quell'ambiente cos propizio, traducendosi nella preferenza per la pesca, la caccia, la vita randagia anzich per la vita sedentaria e faticosa dei campi. E quasicch non bastassero i ceppi imposti al commercio a vantaggio delle compagnie, i mille privilegi concessi alla chiesa ed al sacerdozio a danno dei coloni, ed infine, terzo e pi gravoso monopolio, il sistema feudale ad ostacolare lo sviluppo della Nuova Francia, allontanandone ogni sana immigrazione, anche il pi rigido assolutismo accentratore veniva a toglierle coll'ombra perfino dell'autonomia locale e della libert politica, ogni possibilit di movenze.
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Il feudalismo infatti, introdotto quale base della societ franco-canadese, non era pi quello di vecchio stampo, ch non invano il cardinale di Richelieu aveva spianato la via a Luigi XIV: anche nelle colonie come nella madrepatria la volont regia, sinonimo di accentramento, conservavasi superiore alla potenza feudale; e per quanto il Canad fosse ceduto di nome ad una lega di mercanti, questi, contenti del monopolio delle pelli, ne lasciavano arbitro pur sempre il monarca, il quale lo trattava in tutto e per tutto come una provincia francese che da lui direttamente dipendesse. Conservata pertanto ai grandi signori feudali una certa giurisdizione entro il loro territorio, il governo centrale fu affidato ad un governatore, cui spettava comandare le milizie e dirigere i rapporti colle colonie straniere e colle trib indiane; ad un intendente regio, che vigilava le finanze, i tribunali, i lavori pubblici, le faccende amministrative, e di tutto, la condotta del governatore compresa, faceva ogni anno minuzioso rapporto al sovrano; ad un consiglio supremo o corte di giustizia, che formava il pi alto tribunale d'appello, salvo pei casi concernenti il re o le relazioni tra signori e vassalli, che competevano al solo intendente: questi i signori assoluti del Canad, ai cui abitanti veniva tolto ogni e qualsiasi partecipazione agli affari pubblici, sia d'interesse locale che generale.
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L'assolutismo e l'accentramento della madrepatria dovevano regnare qui pure; cosicch quando l'energico conte di Frontenac, nominato governatore, nel 1671, costituiva alla meglio e convocava in Quebec i tre ordini tradizionali della nobilt, del clero e del terzo stato, il Colbert gli scriveva: "La sua convocazione degli abitanti per prestare il giuramento di fedelt e la divisione di essi in tre ordini pu avere avuto, pel momento, buoni effetti, per  meglio per lei aver di continuo presente che ella nel governo del Canad deve sempre attenersi alle forme vigenti presso di noi. E dacch i nostri re, da lungo tempo, hanno reputato conveniente di non radunare gli Stati generali del regno, per sopprimere forse l'antica consuetudine senza dar nell'occhio, sarebbe suo obbligo di dare solo rarissimamente o, per esprimermi con maggiore precisione, di non dar mai una forma corporativa di governo agli abitanti del Canad".
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Struttura intima e costituzione politica coincidevano cos col bisogno economico di quella societ per farla quanto mai atta ad effettuare il poderoso disegno francese d'espansione territoriale, che ideato in Francia veniva elaborato per ragioni politiche e personali da governatori ed intendenti sul suolo stesso del Canad, sotto l'influenza immediata delle circostanze locali. Ben pi che dell'agricoltura il paese viveva del commercio delle pelli, donde la necessit di strade libere e d'uno spazio praticamente illimitato, necessit cui la popolazione obbediva tanto pi volentieri, in quanto era costituita anzich da uomini liberi ed indipendenti, attaccati al suolo della nuova patria, da coloni che vivevano in uno stato di servit temporale e spirituale, da agenti di compagnie commerciali, da avventurieri senza patria, da soldati, tutta gente che il desiderio di lucro, lo spirito di ventura e la disciplina militare facevano cieco strumento dei capi. Lo spirito di ventura, la grandiosit dei progetti senza la forza di poterli eseguire, la vastit del fine senza i mezzi corrispondenti, l'immensit in una parola dei territori dominati senza una densit di popolazione adeguata nonch a coltivarli a difenderli, dovevano essere le caratteristiche necessarie di questa colonizzazione, cos diversa dall'inglese. I coloni francesi infatti, anzich diboscare, coltivare, popolare il suolo occupato, come quelli inglesi, si accontentano di appendere piastre di piombo, in cui  incisa l'insegna francese, d'intagliare gigli e croci negli alberi pi alti, mirando solo ad occupare militarmente gli sbocchi delle vallate ed i punti strategici, dove il fortilizio funge ad un tempo da stazione commerciale, da casa per le missioni, da luogo di rifugio in caso di bisogno pei rari agricoltori, che costruiscono sempre le loro case lungo la riva dei fiumi.
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La stessa conformazione geografica del paese favoriva l'espansione della societ franco-canadese. Da nord a sud, dai Grandi laghi al Golfo del Messico nessun ostacolo naturale sorgeva ad arrestarla: i suoi figli non avevano che da seguire la corrente del Mississippi e dei suoi affluenti e subaffluenti per disperdersi in tutta la immensa contrada; mentre la colonizzazione inglese, a prescindere anche dal suo carattere affatto diverso, solo nell'aumento della popolazione avrebbe trovato l'impulso a superare quella barriera degli Allegani, che la obbligavano a concentrarsi nello stretto versante dell'Atlantico prima di espandersi nel cuore del continente. A differenza cos degli Inglesi, i Francesi gettano i lor germogli in tutte le direzioni, perdendo in profondit quanto guadagnano in estensione, s'internano nelle regioni pi selvagge, esplorano e conquistano di nome un continente, senza riuscire a metter salde radici che in una piccolissima parte di esso, nella vallata cio del S. Lorenzo e su un lembo del Golfo. Mentre i coloni inglesi al soffio della libert si moltiplicano in modo meraviglioso nella stretta zona loro riservata, sull'area immensa pretesa quelli francesi, nonostante gli sforzi del loro governo, anzi a causa di questi, da 3418 nel 1666 non salivano che ad 82.000 nel 1759.
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Se il fanatismo religioso non avesse acciecato i dominatori della Francia, e gli Ugonotti dopo la revoca dell'editto di Nantes avessero potuto trovarsi un asilo di pace tra le selve americane, le valli dell'Occidente si sarebbero popolate d'una gente laboriosa ed onesta, che avrebbe assicurato alla Francia un immenso dominio; ma ci non permise il carattere religioso di quella conquista, di cui erano strumento principalissimo i Gesuiti. Ed invero, mentre il mercante attirava l'Indiano colla compera delle pelli, il prete lo soggiogava con la conversione al cattolicesimo. Se l'introduzione infatti d'una gerarchia ecclesiastica privilegiata nelle nuove terre fu di grave danno allo sviluppo progressivo di esse, non fu per meno favorevole alla rapida dominazione di mezzo il continente: la chiesa cattolica pi ancora dello spirito d'intrapresa commerciale, pi della stessa ambizione politica, port la potenza della Francia nel cuore del Nord-America.
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Essa fond Montreal ed innalz nel Canad ospitali e seminari insieme cogli altari; i suoi monumenti ed i suoi nomi si trovano sempre accanto a quelli della feudalit; i suoi militi pi valorosi, i Gesuiti, hanno spianato sempre la via alla dominazione politica, chiudendo bene spesso con la morte eroica del martire una vita intessuta di sacrifici ignoti al mondo civile nonch ricompensati. Obbediente alla voce del dovere ed a quella del cuore ardentissimo, il gesuita, imparata la lingua dell'Hurone o dell'Algonchino, si recava impavido fra le erranti trib; sacerdote le convertiva, maestro le educava, commerciante le impiegava a vantaggio della compagnia, assennato politico le amicava alla Francia.
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La cura dei Gesuiti per gli Indiani rientrava del resto nel piano generale della politica francese, dei cui successi il trattamento fatto agli aborigeni era cagione non ultima. Alla Nuova Francia era sconosciuta quella rigida barriera, che nelle colonie inglesi separava il bianco dal rosso: in esse non solo il governo s'adoperava con ogni cura di cattivarsi le trib indiane per farle ausiliarie del suo commercio ed alleate contro i suoi nemici, gli Inglesi, ma gli stessi coloni trattavano da pari a pari gli indigeni. Lungi dal deriderne le idee religiose, gli usi ed i costumi, i Francesi mostravano di apprezzarli anzi cercavano addirittura di imitarli: lo stesso Frontenac, se dovea recarsi presso un capo, si pitturava come lui e come lui ballava la danza guerresca; se un capo alla sua volta veniva a visitare un forte francese, le salve dei cannoni lo salutavano ed i brillanti ufficiali, cui non erano ignote magari le seduzioni di Versailles, lo accoglievano come ospite onorato alla loro tavola.
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Mentre tale politica cercava d'infrangere idealmente la barriera, che altrove esisteva tra bianchi e rossi, la rompeva materialmente quella razza mista, che risultava dall'incrocio tra essi, e pi ancora quella classe di rinnegati della civilt, i quali dalla lingua e dal colore in fuori per nulla pi si distinguevano dagli indigeni. Era essa costituita specialmente da quei coureurs de bois o scorritori di boschi, da quelle centinaia e centinaia di refrattari alla vita civile, che facevano da intermediari fra i mercanti e gl'Indiani, e guidavano i canotti dei primi sui laghi, sui fiumi. Dispersi nella solitudine delle foreste, questi vagabondi rinselvatichivano e nel contatto con gli indigeni si sprofondavano nella pi oscura barbarie. Dimenticato ogni vincolo di sangue, bandito ogni ricordo della patria e della civilt, diventavano affatto simili ai selvaggi nella vita e nei costumi, pi feroci di loro nell'animo: conducevano la vita del wigwam, dove passavano sdraiati le giornate d'ozio, con la pipa in bocca, mentre la loro donna, per lo pi indiana, preparava la selvaggina; si ornavano i capelli di piume, si tatuavano, gareggiavano col pellirosso nella caccia, nella danza, nel canto, nello stesso skalp. Al di sopra di questi rifiuti della civilt stavano quegli avventurieri, nobili bene spesso, che per un bisogno irresistibile di libert sconfinata, per amore di lucro, per desiderio di fama, per spirito di conquista si davano alla vita errabonda: mescolati colle trib indiane, ne diventavano oracoli in pace e condottieri in guerra; seguiti da bande di coureurs de bois esercitavano di contrabbando il commercio delle pelli, che monopolizzato dalle compagnie era prescritto ai privati da regi decreti; accompagnati da pochi entusiasti esploravano il corso dei fiumi, rivelavano al mondo civile catene di monti, gettavano le prime fondamenta di future citt.
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Determinata da moventi politici religiosi e commerciali anzich da una vera corrente immigratoria, la colonizzazione della N. Francia aveva cos plasmato una societ quanto mai atta a raggiungere i fini, per cui era sorta, una societ feudale e militare, aggressiva ed espansionista per eccellenza, che sarebbe stata la nemica naturale della societ agricola e mercantile dell'America inglese, quand'anche profonde rivalit politiche tra Francia e Inghilterra non le avesse spinte alla lotta per la supremazia e la conquista dell'intero continente.
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2. LA LOTTA POLITICO-COMMERCIALE TRA LA NUOVA FRANCIA E LE COLONIE INGLESI.
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Basandosi sulla scoperta del Caboto, gli Inglesi reclamavano tutto il paese dal Labrador al nord ai possessi spagnuoli al sud, dall'Atlantico al Pacifico. I Francesi invece, negando ogni valore al preteso diritto di scoperta, basavano sull'occupazione e pi ancora sulla fortificazione dei punti strategici occupati il loro diritto sulla vallata del S. Lorenzo, sui Grandi Laghi, sulla vallata del Mississippi. Non si trattava dunque soltanto d'una lotta tra Francia e Inghilterra per la baia d'Hudson e l'Acadia, come sembrava in sulle prime, n d'una tra Nuova Inghilterra e Canad per le pescherie di Terranova; ma il grande duello, concernendo in teoria l'intero continente, doveva avere per obbietto la conquista di esso, non appena le pretese territoriali delle due metropoli avessero trovato sul luogo ragioni ineluttabili di lotta senza quartiere tra coloni francesi ed inglesi. N queste mancavano; senonch, prima d'assumere la forma d'una lotta per la terra, la grande contesa assumeva la forma di una lotta commerciale. Inglesi e Francesi si disputavano infatti il primato nel commercio delle pelli dell'intero continente, servendosi gli uni e gli altri a tal fine delle bellicose trib indiane. Le regioni occidentali in ispecie attorno ai Grandi laghi erano tutte in mano di trib, che direttamente o indirettamente subivano l'influenza francese; cosicch la produzione di pelli e pelliccie di buona parte del continente terminava in mani francesi. Favorevoli invece alle colonie inglesi erano nei primi tempi gli Irochesi, i quali dipendevano economicamente dal mercante olandese ed inglese, che somministrava loro in cambio delle pelli di castoro le armi da fuoco, la polvere, il piombo, l'acquavite, le stoffe dagli smaglianti colori, gli articoli tutti di cui l'europeo aveva creato in essi il bisogno. E poich il loro territorio non bastava ad appagare la richiesta di pelli, i "Romani del nuovo mondo", fidenti nel terrore che ispirava la lega delle Cinque nazioni, si accingevano coll'aiuto inglese ad impadronirsi di tutto quel traffico ed a trasferirlo nelle mani dei loro alleati, soggiogando le trib propense alla Francia, disegno la cui attuazione avrebbe rovinato il Canad. Da ci uno stato pressoch permanente di lotta lungo i confini, dalla parte della Nuova Inghilterra e di New York in ispecie, lotta che si mutava in vere e proprie guerre intercoloniali quando sopraggiungevano altre cause interne od esterne di dissidio, le guerre tra Francia e Inghilterra in prima linea.
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L'indiano, alleato al bianco, conduceva la guerra all'uso nazionale, portandovi tutta la crudelt innata; ed il bianco pieno d'odio e smanioso di vendetta lasciava fare o perfino aizzava alla ferocia il selvaggio: cosicch, se il nome solo di Canad rievocava alla mente dei coloni inglesi lugubri scene di stragi notturne, d'incendi, di donne e bambini sorpresi e sgozzati; d'altra parte i loro alleati, gli Irochesi, in una sol volta, bruciato Montreal, scannavano due mila persone e ne facevano prigioniere altrettante. In questa lotta pel commercio, sia che il movente venisse dalle rispettive metropoli sia che risiedesse in antagonismi etnici e religiosi od in rivalit economiche, il pi forte era il francese. Mentre infatti la Nuova Francia, senza agricoltura, senza industria, compatta ed obbediente ciecamente ai suoi capi, era organizzata, pu dirsi, per la guerra; le colonie inglesi date all'agricoltura, al commercio, all'industria, divise in governi separati, rette a democrazia e perci in mano ora d'un partito favorevole alla guerra ora d'uno contrario, agitate bene spesso da interni dissid, male sorrette dalla madrepatria, prive di truppe, di organamento militare, di capi erano assai meno adatte alla lotta. Aggiungi le condizioni locali dei due paesi; ch non solo la frontiera esposta agli assalti del nemico era senza confronto meno estesa dalla parte francese che dall'inglese; ma le abitazioni stesse per esser costrutte lungo la riva dei fiumi davano agio ai coloni francesi di rifugiarsi in caso di pericolo nel forte pi vicino, bene armato e difeso, mentre i poderi ed i casali dei coloni inglesi dispersi tra le foreste, lontani da ogni centro fortificato, non permettevano agli abitanti di riunirsi in breve tempo e difendersi al sopraggiungere delle orde indiane o delle bande canadesi, che piombavano di notte sulla preda, incendiavano e scannavano senza misericordia, ritirandosi indisturbati col loro bottino.
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Le cose doveano procedere per diversamente il giorno, in cui la lotta pel primato commerciale si fosse mutata in lotta per la terra, ed il sentimento della propria conservazione avesse trascinato in essa tutte quante le colonie inglesi: allora i pacifici agricoltori combattendo pro aris et focis sarebbero diventati soldati invincibili, e la societ democratica dell'est del continente, pi ricca, pi colta, pi popolosa sopratutto, trascinata dalla necessit economica e dalla nuova idealit della patria, avrebbe soppiantato quella feudale-militare dell'ovest. Il giorno venne quando le colonie inglesi, che s'erano sviluppate per forza propria, senza alcun aiuto estraneo, senza seguire alcun piano determinato di capi o di principi, superati gli Allegani, si trovarono sbarrato il passo per un ulteriore sviluppo dai Francesi, signori oramai dell'intera vallata del Mississippi.
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Il disegno del Colbert di estendere la dominazione francese a tutto l'interno del continente americano, limitando gli Inglesi alla stretta zona costiera dell'Atlantico, gli Spagnuoli alla Florida, diventato programma pratico dei governatori ed intendenti canadesi, Frontenac, Talon e De Courcelles in ispecie, aveva cominciato ad effettuarsi dopo che un illuminato e geniale avventuriero di Rouen, Roberto Cavalier de la Salle, aveva dischiuso alla colonizzazione bianca la vallata del gran fiume. Nato di agiata famiglia borghese nel 1643 ed educato in un seminario di gesuiti, il La Salle era partito poco pi che ventenne per la Nuova Francia in cerca di fortuna e di gloria. Confinato nelle solitudini dell'alto Canad, dove aveva ricevuto in dono dai gesuiti vasti terreni, il giovane ardente, di cui la descrizione dei viaggi di Colombo e delle avventure di Soto eccitavano la fantasia, aveva ripreso il vecchio disegno, condiviso da tanti altri esploratori prima di lui, di trovare un passaggio per il Pacifico, una via commerciale per la China ed il Giappone, via che poteva forse esser data da quel grande fiume, che gli Indiani gli dicevano sboccare nel mare dopo mesi e mesi di navigazione. Animato da questa fede, egli aveva gi esplorato nelle sue spedizioni il corso dell'Ohio e forse dell'Illinois, quando il canadese Luigi Joliet lo preveniva il 1673 nella scoperta del Mississippi, di cui discendeva la corrente sino alla confluenza dell'Arkansas, mettendo in sodo il fatto che il Mississippi, anzich nel mare della Virginia o nel Pacifico, sboccava nel Golfo del Messico.
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Piantare sulla riva di questo, a dispetto di Spagnuoli ed Inglesi, la bandiera francese, trapiantare la civilt francese dal rigido Canad nella prodigiosa vallata del "padre dei fiumi" e mandare direttamente in Europa i tesori di essa, divenne da allora il fine immediato dell'entusiastico La Salle. Ottenuta in Francia pei suoi meriti insieme con una patente di nobilt la concessione del forte Frontenac, l'odierna Kingston, presso il lago Ontario, ed un monopolio commerciale, della sua rocca, donde avrebbe potuto senz'altro rischio sfruttare il traffico d'un continente intero, egli fece la vedetta da cui gettare ben pi lungi lo sguardo aquilino, la base d'operazione per esplorare e colonizzare l'intera vallata del Mississippi.
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Dopo anni di progetti e di tentativi, condotti con energia meravigliosa in mezzo ad ostacoli insuperabili, a pericoli formidabili, tra la gelosia dei mercanti canadesi suoi emuli e la sorda ostilit dei gesuiti minacciati nella loro potenza, il La Salle, aiutato nei suoi disegni e sorretto nei momenti pi terribili da un veterano italiano, Enrico de Tonti, arrivava finalmente il 6 aprile del 1682 al delta del Mississippi ed il 9 aprile innalzava presso la foce una colonna con le armi di Francia prendendo possesso in nome del re dell'immenso paese, cui dette il nome di Luigiana. Se a lui per tutta la gloria dell'iniziativa, l'opera grandiosa da altri doveva esser compiuta. Di ritorno infatti dalla Francia, dove tra l'entusiasmo generale aveva ottenuto uomini e mezzi per impiantare la prima colonia francese alle foci del Mississippi, il La Salle oltrepassava con le sue navi senza avvedersene la bocca del fiume, e nelle steppe deserte del Texas invano cercando fra stenti e sofferenze indicibili il "padre dei fiumi" veniva assassinato dai suoi uomini ammutinati nel 1687. Spariva cos dal campo della sua gloria il padre della colonizzazione bianca del Mississippi e la colonia soggiaceva alla fame ed agli assalti degli Indiani; ma il seme da lui gettato doveva col tempo germogliare in una messe grandiosa di ricchezza.
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Mentre per a settentrione le cose procedevano felicemente e dal Canad i Francesi lungo la via segnata dal La Salle andavano guadagnando il cuore del continente; a mezzogiorno essi trovavano ostacoli formidabili nell'illusione e nell'errore ben pi che nella natura. Non convinti ancora che in quel vergine suolo la ricchezza sarebbe stata frutto del lavoro, i rari coloni dispersi nell'immenso territorio, invece di darsi all'agricoltura, base indispensabile per una colonia nascente, vivevano di caccia e di pesca errando affamati in cerca di quell'oro, per cui il vicino Messico era diventato famoso. Quando poi il traffico del paese fu affidato alla compagnia del Mississippi diretta da un filibustiere della finanza, il famigerato Giovanni Law, la Luigiana divenne per la madrepatria un vero Eldorado e la fama, artificialmente creata, della sua ricchezza uno strumento di pi nelle mani di Law per far salire in modo vertiginoso le azioni dei "Mississipesi".
.Avventurieri, delinquenti, poveri, cortigiane venivano mandati volenti o nolenti nella Luigiana, dove sorgeva Nuova Orleans in onore del Reggente, sotto la cui non disinteressata protezione si stava preparando la pi grande catastrofe finanziaria che la storia moderna avesse ancora veduto. La rovina della compagnia del Mississippi non segnava per la rovina della Luigiana pi di quello che i suoi trionfi ne avessero fatta la floridezza; l'avvenire di essa, non riposava sugli sforzi del Law ma su quei 300 schiavi negri, che erano stati introdotti nella colonia: il lavoro servile permise la coltivazione della canna da zucchero, e questa divenne la base della vita economica del paese, la cui popolazione and da allora in poi costantemente aumentando.
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Da nord come da sud, dall'alto Canad come dalla foce del Mississippi i coloni francesi nella loro espansione militare e religiosa andavano cos guadagnando tutta la vallata centrale del Nord-America; mentre battevano oramai alle porte di essa nella loro espansione agricola dalla parte d'oriente i coloni inglesi: nel mezzo fra le parti contendenti solo poche trib indiane, tutto inasprite contro gli Inglesi, le Cinque nazioni comprese, le quali abbandonate da questi parteggiavano ormai pei Francesi. Il momento supremo della lotta fra le due razze, rappresentanti due civilt diverse, era giunto. Guerre intercoloniali non erano mancate nemmeno per l'innanzi: gi in una prima guerra, nel 1629, un colpo di mano, come vedemmo, aveva dato per poco agli Inglesi Quebec; in una seconda, detta la "guerra del re Guglielmo" (1689-97), terminata senza risultati notevoli con la pace di Ryswick del 1697, mentre il Frontenac meditava la conquista di Nuova York, le milizie di questa unite con schiere della Nuova Inghilterra avevano tentato quantunque invano di invadere il Canad e quei di Boston avevano veduto perire miseramente la loro flotta inviata contro Quebec; in una terza, detta la "guerra della regina Anna" (1702-1713), mentre i conflu venivano devastati dai Canadesi, una flotta inglese conquistava l'Acadia (Nuova Scozia) , che per la pace di Utrecht del 1713 passava insieme con Terranova alla Gran Brettagna, la quale nel 1755, non potendo costringer alla guerra contro la Francia i semplici paesani brettoni dell'Acadia, infamemente li caccer in massa dalle loro terre, pietoso argomento alla futura "Evangelina" del Longfellow; in una quarta (1744-48) gli abitanti della Nuova Inghilterra s'erano impadroniti della fortezza di Louisburg, la chiave del fiume S. Lorenzo, che veniva per restituita ai Francesi in seguito alla pace d'Aquisgrana del 1748.
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Ma tutte queste non erano state che il prologo della vera lotta. Questa pi che nella rivalit tra Francia e Inghilterra, pi che negli odii mortali tra coloni francesi ed inglesi, pi che nelle stesse ragioni commerciali di cui parlammo pi sopra, aveva sue radici nell'antagonismo tra le due societ cresciute sul continente nord-americano: pi che una guerra di rivalit mercantile-coloniale fra le due metropoli, questo dovea essere un duello all'ultimo sangue tra le due colonizzazioni per la conquista definitiva del continente, una lotta per la terra nel senso pi stretto della parola.
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3. LA LOTTA PER LA TERRA.
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Diretta da oriente ad occidente, la colonizzazione inglese della costiera Atlantica era stata salvata da una dispersione precoce da quella catena degli Alleghani, i quali se non coll'altezza delle cime colla larga massa delle loro selve ininterrotte costituivano un'ottima barriera naturale all'espandersi d'una prima societ essenzialmente agricola. Col raddensarsi per della popolazione fra il mare ed i monti, le pendici orientali di questi erano state guadagnate, risalendo le vallate dei fiumi; e l'avanzarsi dei coloni facilitato dalla superficie stessa del sistema, fruttifera e quindi abitabile, qualche cosa di simile nella costituzione come nell'aspetto al Giura europeo, non aveva trovato alcun ostacolo di roccie o di ghiacci da superare per affidarsi agli opposti versanti. Il movimento d'espansione, com'era naturale date le condizioni demografiche e geografiche del paese, aveva suo centro in quella colonia di Virginia, che in virt d'un trattato concluso nel 1744 s'arrogava il diritto di estendere la sua giurisdizione su tutto il paese situato all'ovest sino al Mississippi; ed in essa si fondava una Compagnia dell'Ohio, che nel 1750 mandava l'avventuriero Cristoforo Gist ad esplorare il paese all'ovest delle "Grandi Montagne".
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Questi infatti esplorava la vallata dell'Ohio e del Kentucky; ma i mezzi della Compagnia erano troppo limitati per assicurare ai coloni inglesi dei territori, in cui ormai s'inoltravano con successo i Francesi, laonde nel 1751 si riunivano ad Albany, nella colonia di New York, i rappresentanti di varie colonie, New York, Connecticut, Massachusetts e Carolina del Sud, per avvisare al modo di promuovere un'azione collettiva in proposito. Di fronte poi all'avanzarsi costante dei Francesi lungo le vallate degli affluenti settentrionali dell'Ohio, il governatore della Virginia nel 1753 chiedeva in nome dell'Inghilterra lo sgombero di quei territori. Portava il vano messaggio ai Francesi un giovane di 21 anni, allora aiutante generale della milizia virginiana, che doveva in breve riempire il mondo del suo nome, Giorgio Washington. Nato sulle rive del Potomac sotto il tetto d'un fittavolo del Westmoreland, la sua sorte fin dall'infanzia era stata quella, pu dirsi, d'un orfano: leggere, scrivere e far di conto erano state le cognizioni di questo giovane, che a 16 anni aveva cominciato a guadagnarsi il pane col lavoro faticoso dell'agrimensore in mezzo alle foreste degli Alleghani, senz'altri compagni che analfabeti o indiani selvaggi, senz'altro strumento scientifico che la sua bussola, senz'altri agi che una pelle d'orso per letto ed un pezzo di legno levigato per piatto! Nella primavera dell'anno dopo una compagnia di Virginiani, che valicando i monti muoveva alla volta dell'attuale Pittsburg, era costretta dai Francesi a retrocedere; ma tornata sul luogo con gli aiuti condotti dal Washington impegnava una mischia violenta, che durava una giornata intera.
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Cos, prima ancora che i governi d'Inghilterra e di Francia si fossero dichiarati la guerra, questa veniva ingaggiata con moto spontaneo dalle rispettive colonie, e per decidere di essa si radunavano di nuovo in Albany nell'estate dello stesso 1754 i delegati delle varie colonie inglesi. I convenuti dichiaravano all'unanimit che era necessaria l'unione di tutte le colonie; ed allora veniva presentato al congresso un completo progetto di federazione, basato su un compromesso tra la prerogativa regia e la volont popolare. Philadelphia la citt centrale per eccellenza doveva esser la sede del governo federale, il quale veniva ripartito tra un governatore generale, rappresentante della corona, che possedeva il diritto di veto, ed un Gran consiglio triennale, eletto dalle legislature delle singole colonie: queste alla loro volta conservavano ciascuna la propria costituzione ed amministrazione locale, essendo di pertinenza del governo federale solo gli affari generali, come i rapporti di guerra e di pace cogli Indiani, le relazioni commerciali, la fondazione e l'ordinamento di nuovi stabilimenti, le forze militari di terra e di mare e cos via.
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L'autore di questo progetto, l'uomo che cercava di dar corpo all'idea di un'Unione americana, lanciandola in seno al paese fra la meraviglia e lo sbigottimento del Board of trade inglese, presago ormai dell'avvenire delle colonie, era Beniamino Franklin, il prototipo della freddezza e dello spirito pratico americano. Nato in Boston nel 1706, aveva appreso nei primi suoi anni il mestiere del tipografo presso il fratello Giacomo, che vi pubblicava dal 1721 una gazzetta, The Boston Courant: ma, ammonito in seguito agli attacchi di quel giornale contro la bacchettoneria religiosa del clero, era passato in Filadelfia dove la libert di stampa maggiore che altrove lo aveva favorito in quell'opera di diffusione e popolarizzazione del giornalismo, pel quale a buon diritto va considerato come il babbo della stampa americana.
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Uomo di pensiero al punto da meritarsi l'elogio del Kant di "Prometeo del nuovo tempo", s'era rivelato pure uomo d'azione per eccellenza come nella vita privata, in cui s'era fatto col lavoro e la sobriet una discreta fortuna arrivando a possedere una stamperia propria, cos nella vita pubblica, quando s'era trattato di difendere la Pennsylvania dalle scorrerie dei selvaggi, dalle stragi, dagli incendi delle trib indiane di confine. Laddove infatti l'assemblea della colonia, fedele all'ideale quacchero, s'opponeva ad ogni armamento, rifiutando i fondi e gli uomini per la guerra contro quei feroci devastatori; il Franklin non solo avea preso il moschetto in difesa del paese, ma anche contribuito a costituirvi una forte milizia, ideata ed attuata una lotteria per armare di batterie la citt, mentre nella legislatura si opponeva in ogni modo alla politica quietista della maggioranza, ricorrendo ai pi astuti stratagemmi, come quello di chiedere dei fondi per la compera d'una "macchina da fuoco", che dovea essere un forte cannone, anzich una tromba da incendio.
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Il progetto d'Albany, per quanto popolare apparisse l'idea d'una lega, per allora naufragava, rigettato ad un tempo e dalla corona inglese, che paventava l'eccessiva potenza concessa al popolo e pi ancora l'unione, e dalle stesse colonie, le quali attaccate tenacemente alle loro autonomie locali, non sapevano rassegnarsi ad un accentramento, che avrebbe rafforzato il potere regio. Se il progetto di lega abort, rimase per l'unione delle colonie di fronte al nemico comune nella guerra ingaggiata tra i coloni e secondata poi col maggiore accanimento dalle due metropoli. Fu una guerra senza quartiere per la conquista d'un continente, combattuta per mare tra le flotte francesi e le inglesi, per terra tra gli eserciti e pi ancora tra i coloni delle due nazioni in mezzo a paludi impraticabili, a vergini foreste, dove l'ascia del guastatore spianava la via alla baionetta del soldato. Il piano degli Inglesi era di attaccare contemporaneamente i Francesi da ogni parte e di occupare cos d'un colpo i loro possessi: una divisione infatti di truppe provinciali doveva mirare ai possessi della baia di Fundy, un'altra dirigersi sul lago Champlain, una terza contro il forte di Niagara, ed una quarta infine, composta di Virginiani ed Inglesi e comandata dallo stesso generale in capo, il Braddock, contro il forte di Dunquesne nella regione pi contrastata.
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La guerra per cominciava male per l'Inghilterra, ch dal primo obbiettivo in fuori gli altri fallivano completamente: lo stesso Braddock, caduto in un'imboscata, veniva sconfitto terribilmente, ed i suoi si davano alla fuga nonostante l'eroismo del capo, ferito a morte, e quello del Washington impavido tra il grandinar delle palle, che gli foravano il mantello. La sconfitta inglese per di pi alienava all'Inghilterra le trib indiane pencolanti, scatenando sulle colonie tutte le crudelt e gli orrori d'una guerra indiana, che desol in ispecie le frontiere della Pennsylvania e della Virginia; mentre l'inetto successore del Braddock mal poteva competere col valoroso Montcalm, comandante in capo dei Francesi. Salito per al ministero negli anni seguenti l'energico Pitt, la guerra era ripresa con maggior vigore ed il Canad, esausto di forze ed assalito contemporaneamente da tre eserciti, ad occidente a mezzogiorno ed a levante, vedeva cadere l'una dopo l'altra le sue fortezze: nel giugno del 1759 il generale Wolfe alla testa di 8000 uomini piantava il suo campo sotto Quebec nell'isola d'Orleans e, fallitogli miseramente il tentativo di dar la scalata alle posizioni inespugnabili del Montcalm, con abile mossa strategica lo prendeva alle spalle, lasciando poche forze nel campo e traghettando le rimanenti oltre il fiume sulle alture, che dominano la citt. Colti cos alla sprovvista e costretti ad uscire in disordine contro il nemico ormai alle porte di Quebec, i Francesi venivano sconfitti il 13 settembre 1759 nella pianura dell'Abraham perdendo lo stesso Montcalm, il quale ferito mortalmente si rallegrava di ci per non assistere alla resa di Quebec, proprio nell'ora che tra i vincitori il Wolfe impartiva morente gli ultimi ordini, ringraziando il Signore della vittoria. Il 18 settembre Quebec s'arrendeva e lo stesso faceva l'anno dopo Montreal, stretta da tre eserciti vittoriosi: l'8 settembre del 1760 il marchese di Vaudreuil consegnava alla corona brittannica il Canad con tutte le sue dipendenze.
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Nella pace di Parigi del 1763 l'Inghilterra otteneva tutto il paese ad est del Mississippi, la Spagna la citt di New Orleans e la cessione per s di tutte le pretese francesi sul territorio all'ovest del Mississippi, come ricompensa delle perdite subite per aiutare la Francia, prime fra tutte la Florida. La carneficina della guerra dei sette anni terminava coll'esaurimento della Francia, con lo spopolamento e la miseria pi orribile di certe parti della Germania, senza che i confini territoriali dell'Europa fossero per nulla mutati; ma le conseguenze della guerra erano della pi alta importanza per l'avvenire delle razze europee nel grande teatro coloniale: alla potenza inglese, ottenuta la supremazia nelle Indie Orientali, si apriva un campo sterminato di ricchezze incalcolabili e di acquisti territoriali illimitati; mentre alla civilt anglosassone veniva assicurato nel Nuovo Mondo un continente intero, in cui svolgere e migliorare i germi portati dall'antico.
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Il Nord-America infatti non era diviso pi che tra Inglesi invadenti e Spagnuoli incapaci nella loro debolezza di tenersi saldi ai loro possessi, nonch di minacciare quelli dei primi: nessun forte francese sbarrava pi il passo agli Anglo-Americani nella loro marcia trionfale alla conquista d'un continente. Rimanevano,  vero, gli Indiani; ma questi, soli nella lotta, mal potevano arrestare la fiumana bianca che stava per dilagare nel loro paese. Consci ormai della sorte che li attendeva, essi tentano invano un ultimo sforzo contro quell'espansione agricola degli Inglesi che, a differenza di quella francese, politico-commerciale soltanto e quindi pi nominale che effettiva, era incompatibile con la loro esistenza, perch li spogliava senza ritegno delle lor terre. Il momento sembrava quanto mai propizio, giacch la Francia dava lusinghe e promesse di aiuto e le colonie estenuate dalla lunga guerra erano prive di mezzi e di eserciti, mentre rinfocolata dall'elemento francese covava la pi profonda irritazione contro i coloni inglesi negli animi degli indigeni, di cui l'ultima guerra aveva rovinato il commercio delle pelli, privandoli di mercanzie ormai indispensabili.
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L'odio compresso scattava dapprima in insurrezioni terribili, veri flagelli devastatori, che, domate verso sud con una sconfitta sanguinosa inflitta ai Cherochesi, scoppiavano poco dopo pi vive nel nord e, per la grandezza dell'uomo messosene alla testa, assumevano il carattere d'una vera guerra nazionale contro gli invasori bianchi. La concepiva un selvaggio, il Pontiac, che la saggezza politica, la vastit del fine, l'abilit dei mezzi, l'amore sublime di patria mettono alla pari dei pi famosi tra i bianchi civili. Nato fra gli Ottawa e venerato da tutte le trib comprese fra gli Alleghani ed il Mississippi come capo d'una setta misteriosa e potente, questo "re delle selve", dotato al sommo grado dei caratteri salienti della sua razza, intelligente, facondo, astuto, coraggioso, crudele, riprendeva le idee del re Filippo di stringere insieme le Pellirosse per una lotta di liberazione contro la potenza inglese. Incoraggiato e lusingato dalle promesse francesi egli preparava tutto un piano di attacco generale contro le colonie stanche di guerreggiare, mandando attorno il suo grande wampun di guerra. La guerra di distruzione s'ingaggiava pressoch simultaneamente nel maggio del 1763 sopra un vastissimo territorio, nella regione dei Grandi laghi ed in quella selvaggia dell'occidente. I punti fortificati cadevano in mano degli Indiani, i presidii fatti a pezzi, gli sparsi casali incendiati; ma Detroit, l'obbiettivo precipuo del Pontiac, bench a lungo assediato, resisteva vittoriosamente, e le schiere indiane combattute dagli Inglesi, non aiutate dai Francesi, decimate da pestilenze e carestie, si sbandavano: la confederazione indiana si dissolveva ed il Pontiac, costretto alla pace, infranto il cuore per l'insuccesso, veniva assassinato qualche anno dopo da un mercante inglese. La via alla colonizzazione interna era spianata per sempre agli Anglo-Americani.
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Tra le fitte selve dell'occidente il colono inglese non trovava ancora altra via che il sentiero tracciato dalle orme dei bufali; il suo casolare, rozzamente costrutto, non aveva ancora finestre n pavimenti; suoi vestiti, in mancanza d'altro, doveano esser ancora le pelli, suoi stivali i mocassini del selvaggio; di legno i suoi vasi ed i suoi piatti; giacigli formati di pelli e di coperte i suoi letti; maiz e selvaggina i suoi unici cibi; dura, terribile la vita ridotta ad una lotta d'ogni giorno e d'ogni ora contro la verginit della natura e la barbarie degli Indiani sempre all'agguato: ma ormai un continente era suo, e stati popolosi, floridi di vita di ricchezza di civilt, stavano compendiati nella capanna, ch'egli intrepido spingeva sempre pi avanti dagli Alleghani al Mississippi((14) ) .
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CAPITOLO 7. La lotta per la indipendenza.
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1. DISEGNI LIBERTICIDI DELLA MADREPATRIA E REAZIONE DELLE COLONIE.
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Vi sono periodi nella storia dei popoli, in cui gli anni all'occhio dell'osservatore superficiale, il quale non intravede il lavorio lento di cui questi sono la sintesi, sembrano quasi contare per secoli; tanto  il contrasto fra la brevit loro e l'importanza decisiva nella vita politica e sociale ulteriore. Uno di questi appunto  nella storia d'America l'ultima guerra tra Francia e Inghilterra, la quale per la elaborazione della societ anglo-americana  quello che la scintilla elettrica per certi corpi: come prima dello scoccare di essa abbiamo dei semplici elementi, e poscia il composto; cos prima di quella guerra noi vediamo agire delle colonie, dopo una nazione. In essa per la prima volta le colonie avevano tutte partecipato ad un'impresa comune, ad una impresa nazionale pi ancora che inglese: i loro figli s'erano conosciuti e stimati sui campi di battaglia, i loro governi avevano imparato ad agire all'unisono per la difesa comune, il paese tutto aveva conosciuto la propria forza e la debolezza della madrepatria, incapace per la distanza e le difficolt economiche di fare un grande sforzo militare sul continente americano.
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Non per nulla un popolo oppresso s'accorge di poter mettere in mare, com'era avvenuto durante la guerra, ben 400 incrociatori, ed una colonia, New York, pu ricordare all'Inghilterra d'aver fornito essa sola 60 navi da corsa con 800 cannoni e 7000 marinai; non per nulla le milizie provinciali, disciplinandosi alla guerra al punto da far arrossire i veterani del Braddock in quegli scontri, dove s'era formato il genio strategico di Washington e la valentia di Gates, Montgomery, Stark, Putnam, avevano rivelato alle colonie come i soldati regolari della madrepatria nonch invincibili fossero inferiori agli stessi agricoltori ed artigiani del nuovo mondo. Di fronte al protervo disprezzo, con cui tutti senza distinzione gli ufficiali coloniali erano stati trattati dagli alti papaveri militari della madrepatria, le gelosie regionali avevano taciuto ed il risentimento comune s'era convertito in orgoglio nazionale offeso; mentre il denaro e le truppe che le colonie pi meridionali, per quanto sicure del pericolo, avevano mandato alle sorelle della frontiera, testificavano una solidariet, ch'era garanzia della pi larga cooperazione a qualsivoglia altro fine nazionale comune. Un primo spirito di patriottismo si era sprigionato cos da quella coscienza comune, che s'era venuta elaborando nel crogiuolo dei secoli. N questo, per quanto fosse molto nei destini immediati del popolo anglo-americano, era ancor tutto.
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La conquista del Canad e della Nuova Francia, affrancando le colonie inglesi da ogni timore sul continente, rendeva ormai inutile affatto per esse la tutela inglese. Finch la Francia, ambiziosa e bellicosa, teneva un piede nel Nuovo Mondo, la protezione della madrepatria per quanto costosa era pur sempre un parafulmine per le colonie; ma scongiurato il pericolo, l'Inghilterra cessava di esser necessaria alla loro salvezza. "Li abbiamo cacciati in trappola" avrebbe detto il Choiseul al momento dell'abbandono definitivo della Nuova Francia all'Inghilterra; o il Vergennes, ambasciatore francese a Costantinopoli, alla notizia delle condizioni della pace diceva: "Le conseguenze della cessione dell'intero Canad sono evidenti. Io sono persuaso che non passer gran tempo prima che l'Inghilterra si penta d'aver scartato il solo ostacolo che potesse tenere in rispetto le colonie. Esse non hanno pi bisogno oramai della sua protezione; l'Inghilterra vorr obbligarle a contribuire a sopportare i pesi, che esse hanno contribuito ad attirare sulla metropoli, e le colonie risponderanno scuotendo ogni dipendenza". N da queste profetiche parole differiva molto la dichiarazione di lord Mansfields, il quale spesso ebbe a dire che "dopo la pace di Parigi non aveva giammai cessato di pensare che le colonie del Nord meditavano di formare uno stato indipendente dalla Gran Brettagna". I coloni infatti vedevano bene come la conquista inglese, non solo li avesse liberati da un nemico formidabile, ma avesse per di pi procurato loro amicizie preziose, per quanto interessate. La preponderanza ottenuta dall'Inghilterra nel campo estra-europeo in seguito alla guerra dei sette anni aveva distrutto l'equilibrio del sistema coloniale: strappata una parte del dominio della Spagna in America e quasi tutto intero quello della Francia nei due emisferi, le grandi potenze marittime d'Europa lungi dall'avere una comunanza d'interessi coll'Inghilterra per sostenere tale sistema, avevano invece tutto l'interesse ad abbatterlo come quello che le escludeva economicamente da tanta parte del mondo, dagli stessi paesi che esse avevano scoperto e colonizzato. E questo interesse generale del mondo antico, che collimava colle aspirazioni alla libert ed all'indipendenza del nuovo, era tanto pi sentito dalla Francia, nella quale le ragioni commerciali e politiche si univano all'orgoglio offeso e al desiderio cocente d'una rivincita per farle desiderare l'affrancamento delle colonie inglesi. Se la Francia infatti avesse ritenuto i suoi possessi d'America,  ben dubbio se lo stesso odio contro la rivale l'avrebbe indotta ad aiutare le colonie inglesi ribelli; una volta invece che il suo sogno d'un grande impero occidentale era svanito per sempre, essa aveva tutto da guadagnare e nulla da perdere ad aiutarle.
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Sicure cos d'ogni pericolo, entrate dopo la pace in un periodo di rinnovata prosperit ed energia, mentre nuovi stabilimenti si fondavano dal Maine alla Florida, mentre nel nord mitigatosi il fanatismo religioso e la ruvidezza dei costumi la vita assumeva carattere pi largo ed umano e nel sud la popolazione e la produzione crescevano in modo straordinario, mentre una vera febbre d'espansione spingeva dalle vecchie sedi gli arditi pionieri oltre i conquistati Allegani, le colonie si trovavano in grado come mai per l'innanzi, se non basta di resistere alle pretese inglesi, di svolgere addirittura un potere politico indipendente. L'Inghilterra invece, nonch rinunziare allo sfruttamento economico, aveva atteso con ansia la conclusione della pace per imporre la sua volont assoluta alle colonie anche nel campo politico. Creatosi ormai un immenso impero coloniale nel Nord-America, l'Inghilterra riteneva giunto il momento sospirato di trarre da esso quei vantaggi, che corrispondessero alla vastit dei territori ed alla loro prosperit scambiata per ricchezza inaudita dalla metropoli, dove gli ufficiali reduci dalla guerra dipingevano coi pi vivi colori il lusso dei coloni. Per far ci non v'era che un mezzo, sottoporre anche le colonie nord-americane in tutto e per tutto alle decisioni del Parlamento.
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L'idea del resto non era nuova. Gi al principio del secolo diciottesimo, i lords del commercio e delle piantagioni, proponevano di far riprendere dalla corona tutte le carte, in virt d'una misura del potere legislativo del reame, di quel potere che, per essersi messo al di sopra dell'autorit che aveva concesso tali carte, ben poteva ritenersi superiore alle colonie che le possedevano. Dopo aver legiferato sul commercio e sull'industria, il Parlamento voleva legiferare anche sul governo delle colonie; e se ebbe cura di non allarmare queste ultime con la dichiarazione formale ch'esso poteva legiferare per esse in tutte le circostanze possibili, non ne riguard meno per questo il principio come incontestabile, in materia specialmente di tassazione. Su questo principio appunto si basava la proposta di sir Guglielmo Keith nel 1726 d'estendere per mezzo d'un atto del Parlamento anche all'America le imposte sulla pergamena e sulla carta bollata; disegno che ripreso da commercianti londinesi, dieci anni dopo, trovava se non effettuazione certo largo favore presso il ministero inglese. Sarebbe venuta cos a distruggersi implicitamente quella libert coloniale, di cui il diritto esclusivo delle corporazioni legislative locali di imporre ed approvare le tasse, costituiva come il punto saliente cos la rocca pi salda. Come l'influenza della Camera dei Comuni in Inghilterra riposava sul suo diritto esclusivo d'accordare tutti gli anni le risorse necessarie alla marcia del governo; cos la forza del popolo in America consisteva nel diritto esclusivo delle assemblee di levare le tasse coloniali e di determinarne l'impiego.
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In Inghilterra il re otteneva la sua lista civile a vita; in America la rapacit dei governatori rendeva necessario di far dipendere i loro emolumenti da un voto annuale: l'importo ne era regolato d'anno in anno, prendendosi a tal fine in considerazione i servigi del funzionario come lo stato economico della provincia. Cos i governatori potevano bene ottenere istruzioni ministeriali esigenti uno stanziamento considerevole, uniforme e permanente; ma le assemblee ritenendo tali istruzioni valide solo per i funzionari del potere esecutivo, continuavano ad esercitare una libert senza controllo di deliberazione e decisione. Per risolvere la contraddizione il re avrebbe dovuto pagare i suoi ufficiali col mezzo di un fondo indipendente, o cambiare le sue istruzioni. Di qui i lagni di cui sono pieni per tutto il secolo Diciottesimo i rapporti al ministero da parte dei governatori inglesi, che, mandati in America, bene spesso per far fortuna, si vedevano costretti a capitolare tutti gli anni per la loro sussistenza davanti al popolo, il quale rendeva cos pi illusoria che reale l'amministrazione degli ufficiali del re, di cui esso era arbitro!
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L'impotenza dei governatori, delle colonie nordiche in ispecie, di fronte all'arma onnipotente posseduta dall'assemblea aveva terminato col convincere il governo inglese della necessit che i governatori fossero pagati direttamente dalla metropoli; il modo poi di sopperire a queste spese era non meno implicitamente indicato alla metropoli dai governatori e dai realisti d'America, la tassazione diretta degli Americani per atto del Parlamento. A questi criteri direttivi s'ispirava appunto il piano d'una stabile lista civile americana, che l'Ufficio del commercio andava ponzando e maturando in quegli anni. A determinarlo ancor pi sopraggiungevano le nuove esigenze militari per la difesa delle colonie. Gi nel 1751 ad esempio, essendo in vista una lotta con la Francia per la vallata dell'Ohio, il governatore di New York consigliava ai lords del commercio per le spese necessarie a conservare il possesso del lago Ontario "un'imposta generale per atto del Parlamento: giacch sarebbe pura immaginazione calcolare che tutte le colonie consentirebbero ciascuna a parte a decretar ci".
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E di tale avviso era pure il Kennedy, ricevitore generale di New York, che caldeggiava "una riunione annua dei commissari di tutte le colonie a New York od Albany" e la costrizione per tutte al pagamento delle contribuzioni necessarie per atto del Parlamento, "altrimenti tutto sarebbe finito in chiacchere e contese". A tale fine nel 1753 si facevano in Inghilterra proposte di tasse sull'America, dichiarando l'Ufficio del commercio alla Camera dei Comuni che era assolutamente necessario procurarsi un'entrata coloniale: a tal fine l'Halifax progettava nel 1754 un piano dispotico di unione fondato sulla prerogativa regia, nell'intento di stringere tutte insieme le colonie contro la Francia, di far loro pagare le spese della guerra, e di sottoporle in blocco all'autorit del re o del Parlamento, di regolare cio ad un tempo e d'un colpo tutte le questioni d'unione, di tassazione e di governo, che si facevano ogni giorno pi scottanti ed insolubili. All'unione coatta, che doveva organizzarsi in Inghilterra nel modo da essa voluto e mettersi in vigore con atto del Parlamento per intenti fiscali e dispotici, i coloni per opera del Franklin contrapponevano una libera unione con intenti affatto opposti in quel progetto gi veduto di Albany che il Shirley, governatore regio del Massachusetts, dipingeva un'applicazione del vecchio sistema delle carte ad una confederazione americana, sistema che avrebbe annichilito l'autorit regia nelle colonie unite, come l'aveva pressoch annichilita nelle singole colonie dov'era stato applicato, e compromesso la dipendenza dell'intero dominio di fronte alla corona.
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Rimasto allo stato di progetto tutti questi disegni, il governo inglese ci nonostante aveva approfittato delle necessit della guerra per estendere l'autorit del Parlamento sulle colonie: si stabiliva infatti un potere militare per tutto il continente, potere nonch indipendente dai governi coloniali ad essi superiore, non avendo questi facolt di dar ordini nelle rispettive provincie se non nell'assenza del comandante continentale e dei suoi delegati. L'America tutta intera veniva posta cos sotto il regime militare, i suoi magistrati erano sottomessi all'autorit del comandante in capo, le sue assemblee obbligate "a comprendere chiaramente e distintamente" che il re "esigeva" da esse un fondo comune, di cui il comandante in capo "disporrebbe e regolerebbe l'impiego", ed "approvvigionamenti di ogni genere che potrebbero risultare dalla necessit di fornire alloggi ai soldati". Tali istruzioni, contrarie allo spirito della stessa costituzione inglese, rimanevano in vigore durante l'intero periodo della guerra e perfino dopo il termine di essa; non senza per la pi viva resistenza da parte dei coloni ai nuovi arbitri della madrepatria, ben pi temibili delle stesse limitazioni commerciali e industriali, che il contrabbando poteva dopo tutto almeno in parte frustare. Ai mali consigli del Loudoun, comandante supremo delle forze inglesi, il quale, di fronte al rifiuto di sussidii e di armati da parte delle assemblee quacchere del Jersey e della Pennsylvania, aveva suggerito al Pitt di imporre un tributo per la guerra alle colonie col mezzo d'un decreto del Parlamento brittannico, ed alle decisioni di questo che "la pretesa legale in un'assemblea coloniale di poter levare e adoperare denaro pubblico soltanto con proprio decreto scemava il potere della corona e i diritti del popolo della Gran Brettagna", la Pennsylvania aveva risposto energicamente per bocca del pi ardito propugnatore dei diritti e della libert legislativa d'America, Beniamino Franklin, mandato nel 1757 come agente di quella colonia in Inghilterra. Alla nomina poi del giudice supremo di New York a semplice "beneplacito" del re, senza osservare alcuna delle norme stabilite a tale riguardo per garanzia delle colonie, l'assemblea di New York aveva risposto dichiarando inconciliabile con la libert americana il nuovo modo di conferimento del potere giudiziario e proclamando che non avrebbe pagato pi oltre lo stipendio dei giudici, se non si fosse ritirata quella nomina.
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Dati simili precedenti, si capisce quale ansia destasse nelle colonie la notizia diffusasi nell'inverno stesso, che segu la presa di Quebec, che l'Inghilterra meditava di inaugurare la nuova politica verso le colonie non pi a pillole e per eccezione, ma in blocco e come sistema, procedendo ad un riordinamento generale di queste. Messo infatti da parte un politico eminente, quale il Pitt, il giovane monarca Giorgio Terzo prendeva nel 1761 come primo ministro il suo educatore, Carlo di Bute, un vivace gentiluomo scozzese, altrettanto elegante ed insinuante quanto gretto di idee, e questi chiamava al posto di primo lord dell'Ufficio del commercio Carlo Townshend, destinandolo a strumento della mutazione da farsi nelle colonie americane. Sarebbe questa consistita nell'abolire le patenti coloniali e nell'assoggettare completamente le colonie al governo inglese, fine ultimo cui doveva servire di avviamento l'indipendenza assoluta dei funzionari regi dalle assemblee coloniali, sia riguardo alla nomina come alla durata dell'ufficio ed allo stipendio, e la costituzione d'un esercito stanziale, che tenesse soggetti gli abitanti. Una cosa e l'altra per richiedeva nuove spese e l'Inghilterra, aggravata d'un grosso debito pubblico, accasciata sotto i pesi finanziari della guerra contro la Francia, nonch pensare pi oltre alla sicurezza militare ed all'amministrazione delle colonie americane, meditava di assoggettarle col fine precipuo di farle contribuire ai bisogni finanziari dell'impero britannico, di cui esse formavano indubbiamente parte integrante. N a stretto rigore l'imposizione di tasse alle colonie era di per s ingiusta: se l'unione statale dell'America nordica coll'Inghilterra doveva continuare, era logico che anche l'America fosse assoggettata ad imposte; altrimenti non solo sarebbe stata di fatto indipendente dall'Inghilterra, ma questa avrebbe dovuto anche pagarle l'amministrazione e la sicurezza interna.
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Aggiungasi che l'Inghilterra aveva speso per la guerra d'America contro la Francia somme ingenti, tanto che il suo debito pubblico da 75 milioni di sterline, quale era nel 1756, saliva nel 1763 a ben 133 milioni, cifra per quell'epoca addirittura impressionante.  vero che l'Inghilterra, come faceva osservare ad essa il Franklin, non aveva combattuto la Francia nell'interesse esclusivo delle colonie;  vero che la madrepatria con la sua politica economica ricavava gi abbastanza denaro dalle colonie, e che a queste principalmente dovevano il loro fiorire le citt marittime di Liverpool e di Glasgow e quelle industriali di Manchester, Leeds, Sheffield, etc.; ma il principio della tassazione delle colonie non era per questo in teoria meno giusto. Solo per si doveva badare al modo di applicarlo. Se le colonie dovevano sopportare gli stessi pesi del territorio metropolitano, dovevano godere anche gli stessi diritti, dovevano avere anch'esse rappresentanza e voto nel Parlamento, dovevano poi esser trattate anche economicamente come politicamente alla stessa stregua dell'Inghilterra anzich sacrificate ad essa. Ci appunto chiedeva il fiduciario della Pennsylvania. La madrepatria invece non voleva rinunziare al dominio politico sulle colonie, donde la necessit di assoggettarle con la forza, quando non avessero obbedito ai suoi voleri in materia di tasse come in quella legislativa. Senonch, sembrando cosa ancora immatura mentre la guerra con la Francia continuava, di imporre tasse alle colonie con atto legislativo, si ricorreva pel momento ad un mezzo indiretto di trar denaro da esse.
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Il contrabbando, quanto mai fiorente, eludeva in gran parte gli atti di navigazione contrari alle colonie: i bastimenti della Nuova Inghilterra non solo fornivano di merci inglesi le colonie spagnuole e francesi, non solo introducevano in America i prodotti caricati di soppiatto ad Amburgo e nei porti olandesi ed italiani, ma perfino attendevano presso le coste occidentali dell'Africa i vascelli olandesi francesi e danesi, per prendere direttamente da essi carichi interi di t. Le cose erano giunte al punto che dal milione e mezzo di libbre di t, che l'America nordica consumava annualmente, solo 150.000 provenivano dall'Inghilterra, e che i dazi d'esportazione dalle colonie per le Indie Occidentali francesi e spagnuole, nonostante la loro gravezza, davano solo un 2000 sterline all'anno, cio il quarto circa della somma, che l'Inghilterra spendeva annualmente per l'amministrazione doganale!
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Il cancelliere dello scacchiere, Giorgio Grenville, faceva pertanto passare in poche settimane una sua proposta di legge, per la quale tutti gli ufficiali ed i marinai della flotta inglese erano autorizzati a far da ufficiali di dogana e denunziatori, ad assoggettare qualsiasi bastimento americano in alto mare a perquisizione e porlo sotto sequestro. Questo procedimento sommario con gli abusi ed arbitrii infiniti, cui apriva la via, con la seduzione dei grossi guadagni per gli agenti inglesi e la facilit da parte dell'ammiragliato di condannare i vascelli sequestrati, si riduceva ad una vera caccia alla propriet americana; tanto pi che i writs of assistence o pieni poteri concessi ai doganieri di farsi assistere nell'esazione dei diritti doganali da tutti i funzionari governativi e di penetrare perfino a loro piacimento nei fondaci e nelle abitazioni dei cittadini, minacciavano le stesse libert individuali dei coloni, attentando ad uno dei principi pi sacri per ogni anglo-sassone, l'inviolabilit del domicilio.
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Il fervore di libert, infiammato per di pi dalla voce che il governo inglese meditava d'introdurre ufficialmente in tutte le colonie la chiesa episcopale, divampava irresistibile nella Nuova Inghilterra, dove il valoroso ed ardente avvocato Giacomo Otis davanti alla corte giudiziaria di Boston negava ogni legalit a quegli ordini di sequestro in nome dei principi fondamentali del diritto pubblico, li chiamava strumenti di dispotismo e, facendosi interprete della coscienza dell'intero paese, "io sono risoluto, esclamava, di sacrificare la propriet, il benessere e la salute, anzi addirittura la mia vita, ai sacrosanti diritti della mia patria nel resistere contro una specie di prepotenza, la cui pratica  gi costata ad un re la testa, ad un altro il trono!".
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L'agitazione vivissima contro le misure dispotiche della madrepatria era ancora per ben lontana dall'assumere la minima parvenza di separatismo: i coloni esigevano d'esser trattati come gli altri sudditi inglesi e nulla pi. "Alcuni spiriti tanto di corta vista quanto maligni, diceva lo stesso Otis in un pubblico comizio di Boston nel 1763, si sono affaticati a suscitare meschine gelosie colle colonie, ma i veri interessi dell'Inghilterra e delle sue figliuole etniche sono reciproci, e ci che Dio nella sua sapienza ha congiunto, nessuno deve osar di separare". E Beniamino Franklin infatti, interrogato pi tardi in Inghilterra, nel 1766, quale fosse il sentimento degli Americani verso la madrepatria prima del 1763: "Il migliore del mondo, rispondeva. Essi si sottomettevano di buona voglia al governo della corona, e prestavano obbedienza agli atti del Parlamento. Per numerosa che fosse la popolazione in alcune delle pi antiche provincie, essa non costava nulla per forti, cittadelle, guarnigioni, armi con cui tenerla soggetta: essa fu governata da questo paese colla sola spesa d'un po' di penna, inchiostro e carta; essa era guidata da un filo. Essa aveva non solo rispetto ma affezione per la Gran Brettagna, per le sue leggi, costumi, usi e perfino un debole per le sue mode, che aument di molto il commercio. I nativi d'Inghilterra furono sempre trattati con particolare riguardo; appartenere alla Old England era di per se stesso un carattere di rispetto e dava una specie di distinzione fra noi".
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2. RESISTENZA PASSIVA ED ATTIVA DELLE COLONIE AGLI ARBITRII DELLA MADREPATRIA.
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Lo stato degli animi per doveva insensibilmente mutare e l'idea del distacco farsi strada di mano in mano che il piano politico dell'Inghilterra andava scoprendosi ed attuandosi fra l'ostilit aperta e le resistenze dichiarate dei coloni.
Caduto nella primavera del 1763 il ministero Bute, ne raccoglieva la spinosa eredit Giorgio Grenville, il quale, da buon credente nel dogma mercantilistico che le colonie erano fatte per l'utilit della madrepatria, si faceva un dovere personale oltrecch politico di sacrificare l'America alla prosperit del commercio inglese, le libert degli Americani alla supremazia assoluta della madrepatria. Cos mentre il Townshend presentava in Parlamento la proposta di imporre alle colonie una tassa sul bollo pel mantenimento d'un esercito stanziale di 20 reggimenti, il ministero preparava per esse una nuova legge doganale che veniva votata nell'aprile del 1764: per questa si stabilivano nuovi dazi d'importazione su derrate e manufatti di prima necessit fino allora esenti, proventi doganali pagabili in oro anzich in carta che dovevano passare alla tesoreria inglese come fondo speciale con cui coprire le spese coloniali, calcolate ad oltre 300.000 sterline annue. Per di pi si dava pochi giorni dopo dal Parlamento un altro colpo formidabile al commercio delle colonie, con decreti che deprezzavano la loro carta monetata, cresciuta troppo durante l'ultima guerra, screditandola e negandole oltre certi limiti validit sul mercato inglese. Traffico marittimo e contrattazioni commerciali con la madrepatria venivano cos distrutti per le colonie, le quali nell'impossibilit di procurarsi a s caro prezzo i prodotti inglesi si vedevano impedite da altri atti non meno iniqui di diventare esse stesse industriali.
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E quasicch non bastasse il fiero colpo ad irritare gli animi, s'aggiungeva la prospettiva ancor pi insopportabile della tassa sul bollo, proposta contro la quale diverse colonie mandavano memorie e rappresentanti in Inghilterra, mentre in Boston l'opposizione contro di questa, diretta dall'Otis e da Samuele Adams, prendeva proporzioni ogni giorno maggiori e gi gli abitanti decidevano di non servirsi pi di prodotti inglesi e di esercitare per conto proprio l'industria della lana. Invano il Franklin, il quale per aver ricevuto pieni poteri da molte colonie era diventato una specie di rappresentante del dominio americano, diceva chiaramente agli stessi Inglesi che gli Americani non si sarebbero mai lasciati tassare senza loro approvazione e che la nuova misura avrebbe messo a grave cimento l'unit dell'impero brittannico: il re nel discorso d'apertura del parlamento, il 10 febbraio 1765, presentava la questione americana come questione "d'obbedienza alla legge e di rispetto all'assemblea legislativa del regno"; ed il Grenville vi presentava le sue famose 55 risoluzioni, che contemplavano i particolari d'una legge sul bollo per le colonie americane e ne deferivano le infrazioni alla corte di giustizia dell'ammiragliato.
Durante la discussione della legge, avendo il Townshend tenuto in favore di essa un discorso che terminava colle parole - "Ed ora questi Americani, che per nostra cura furono col trapiantati e per nostra condiscendenza e sollecitudine sostenuti, finch crebbero in forza e agiatezza, e che sono stati difesi dalle armi nostre, si rifiuteranno di conferire il proprio obolo per aiutarne a liberarci dal grave carico che ci opprime?" - il colonnello Barr, che ben conosceva l'America ed il suo popolo per aver combattuto allato del Wolfe contro Quebec, balzava su dal suo stallo improvvisando una difesa sublime degli Americani: "Per cura vostra, egli tonava, sono stati col trapiantati, dite voi? No, le vostre oppressioni li hanno trapiantati in America! Essi fuggirono, davanti alla vostra tirannia, in paese allora incolto e deserto, dove s'esposero a tutte le fatiche, a cui  soggetta la natura umana, e inoltre alla barbarie d'un nemico selvaggio, il pi scaltro e - ve ne d la mia parola - il pi spaventevole fra tutti i popoli sulla faccia della terra, e nonostante hanno sopportato con gioia, animati dai principii d'una vera libert inglese, tutti i travagli solo per sfuggire a ci che, nel proprio paese, bisognava soffrissero per opera di coloro, che avrebbero dovuto esserne gli amici. Per la vostra condiscendenza e sollecitudine essi sono stati sostenuti? Essi crebbero e prosperarono in conseguenza della vostra trascuranza. Tostoch voi cominciaste a darvi pensiero di loro, manifestaste la vostra sollecitudine mandando a quella volta delle persone per governarli in questo o quel rapporto, persone, che forse erano gl'inservienti di inservienti di alcuni membri di questa camera ed erano inviati collo scopo d'esplorare le libert degli Americani, di presentarne le azioni in falsa luce e di sfruttarne l'industria, persone, la cui condotta in pi d'una occasione ricacci a quei figli della libert il sangue verso il cuore, poveri diavoli, che furono promossi ai pi alti uffici giudiziari, mentre, in parte, come so positivamente, eran lieti di poter andare in un paese forestiero, per non essere essi stessi in patria condotti innanzi alle sbarre d'un tribunale. Dalle vostre armi sono essi stati difesi? Generosamente hanno impugnato le armi in nostra difesa, hanno, in mezzo all'attivit loro pertinace e faticosa, dato prova di virile prodezza nella difesa d'un territorio, i cui confini erano inzuppati di sangue, mentre l'interno del paese sacrificava tutti i suoi piccoli risparmi a vostro vantaggio. E credetemi - ricordatevi che oggi v'ho detto simili parole - che quel medesimo spirito di libert, che infiammava quel popolo da principio, l'animer anche nell'avvenire. Ma la prudenza mi vieta d'esprimermi con maggiore chiarezza. Dio sa che io, in questo momento, non parlo per motivi di spirito di partito; ci che dico sono i veri sentimenti del mio cuore. Per quanto gli onorevoli, che seggono in questa camera, possano superarmi in scienza ed esperienza in generale, pure ho la pretesa di conoscere l'America meglio dei pi di loro, poich conosco quel paese per pratica mia propria. Quel popolo l , a mio parere, sinceramente leale, quanto tutti gli altri sudditi del re,  per un popolo che  geloso delle sue libert, e le difender e guarder contro ogni assalto".
Il discorso generoso del Barr, giunto dopo qualche mese nella Nuova Inghilterra e diffuso a migliaia di copie per tutto il paese, vi sollevava la commozione pi intensa, e le pi vive speranze: il nome di "figli della libert", dato dal Barr agli Americani, diventava il motto fatidico delle giovani generazioni. Poco dopo di esso per giungeva anche la notizia che la legge sul bollo, approvata dal Parlamento, era stata sanzionata, per quanto in un accesso di pazzia, da Giorgio Terzo e che col 6 novembre 1765 sarebbe entrata in vigore. Il vaso del malcontento gi colmo doveva per forza traboccare a quell'annunzio.
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La servit economica delle colonie, l'atto di navigazione, la stessa legge doganale, per quanto danneggiassero l'intera popolazione, non si facevano sentire direttamente che su pochi ceti di essa, sulla classe commerciale in ispecie; ma la nuova legge colpiva tutti in modo diretto, agricoltori e commercianti, operai e professionisti, ricchi e poveri, ed in tutti suscitava impeti di ribellione: la stampa non meno del traffico, la vendita come la permuta, il testamento ed il matrimonio, tutti gli atti insomma della vita, economici e civili, dovevano esser tassati; e per maggiore offesa ad uomini gelosi della loro libert, le contravvenzioni a questa tassazione non riconosciuta dai coloni doveano esser deferite non gi ai tribunali indigeni ma alla corte di giustizia dell'ammiragliato, dove sedevano dei giudici inglesi e non erano ammessi giurati! Alla prima notizia della legge infame il fermento pi vivo s'impadroniva delle colonie: la condannavano dal pulpito i predicatori in nome della religione, la assalivano con violenza nelle pubbliche riunioni i patriotti pi intemerati, la frantumavano a forza d'argomenti giuridici i giornali, le negavano ogni valore le assemblee legislative, dove s'elevavano voci, come quella del bollente patriotta ventinovenne Patrizio Henry della Virginia, che ricordavano minacciose a Giorgio Terzo la fine di Cesare e di Carlo I! Alla testa dell'opposizione si trovava il Massachusetts, trascinato dalla parola eloquente dell'Otis e di quel Samuele Adams, scrittore politico pieno di forza, che pel suo fanatismo calvinista e liberale meritava d'esser chiamato "l'ultimo dei puritani". E dal Massachusetts appunto, dove si era gi innanzi stabilito un comitato di corrispondenza per un'azione concorde fra tutte le colonie, partiva l'iniziativa d'un "Congresso contro la legge sul bollo", che, tenuto nell'autunno a New York con la rappresentanza di nove colonie e l'adesione illimitata di altre tre, riproduceva ma con intenti ben diversi quello di Albany del 1754! L'unione americana era gi in germe in questo congresso, dove il Gadsden della Carolina meridionale esortando le colonie tra l'assentimento dei colleghi a porsi sul terreno del diritto naturale, cosa questa della pi alta importanza per lo svolgimento ulteriore dei fatti, diceva tra l'altro: "Certo la conferma dei nostri essenziali e comuni diritti come Inglesi pu esser guarentita per mezzo delle patenti; ma il far ancora troppo capitale su di esse potrebbe di leggeri produrre fatali conseguenze. Noi tutti dobbiamo stare sull'ampio e comune terreno dei diritti naturali, che noi tutti come uomini e discendenti di Inglesi conosciamo. Io non vorrei che le patenti, alla fin fine, c'impastoiassero, inducendo le diverse colonie a procedere in questa grave faccenda con criteri disuguali. Posto che il caso dovesse avverarsi,  finita per noi tutti; questo continente non deve conoscere n abitanti della Nuova Inghilterra, n di New York, ma noi tutti soltanto come Americani!".
Fra le 14 deliberazioni del Congresso, accanto a quelle contrarie alla competenza delle Corti dell'ammiragliato e pi ancora alla tassazione non deliberata dalle assemblee coloniali, ve n'era una contraria perfino ad una eventuale rappresentanza delle colonie nel parlamento britannico, cosa della pi alta importanza perch dimostra come negli Americani quanto era vivo il desiderio di rimaner nel fatto indipendenti dalla madrepatria altrettanto era viva la riluttanza a formare un tutto con essa, a sobbarcarsi ai suoi pesi finanziari e politici. N soggezione dunque n unione, ma continuazione di quel sistema che garantiva alle colonie tutti i vantaggi di far parte del potente impero britannico senza subirne i pesi.
Nel novembre la nuova legge entrava in vigore, ma tanta era l'ostilit delle popolazioni da renderne impossibile l'esecuzione: i venditori di marche da bollo venivano insultati ed assaliti, le loro case svaligiate, le provviste di carta bollata bruciate, i procuratori preferivano di sospendere gli affari piuttostoch far bollare gli atti, i tribunali civili dovevano chiudersi; mentre la legislatura del Massachusetts deliberava che tutti gli atti civili compilati in carta semplice avessero lo stesso piena validit, ed il Connecticut dichiarava apertamente che il popolo poteva ritogliere l'autorit concessa al governo legale ogni qualvolta questo non avesse pi il suo consenso. All'insurrezione, che si esplicava da parte della plebaglia in incendi e saccheggi, alle dichiarazioni rivoluzionarie delle aule legislative, s'accompagnava poi una generale resistenza passiva pi formidabile d'ogni altra per gl'interessi inglesi. Il ceto commerciale di New York s'impegnava dal 1 gennaio 1766 in poi di non far venire pi nessuna merce straniera sottoposta a dazio, di non prenderla in deposito e di ritirare le commissioni gi fatte: altrettanto facevano i mercanti di Boston e di Filadelfia; i cittadini di questa s'impegnavano a non soddisfare pi i debiti contratti in Inghilterra; l'intera popolazione americana rinunziava ad ogni agio di origine straniera, ad ogni prodotto inglese, pure di conservare la propria libert. L'industria della madrepatria veniva pertanto paralizzata dalla perdita repentina di un mercato cos importante di fornimento della materia greggia e di spaccio dei prodotti lavorati: il suo commercio verso il nuovo mondo s'arrestava; gli affari ristagnavano: si sollevava un coro generale di lamenti, di proteste, di preghiere, mentre le corporazioni mercantili di Londra, di Bristol, di Liverpool, di Lancaster, di Hull, di Glasgow peroravano questa volta presso il Parlamento la causa della giustizia in nome dell'interesse! Le voci in difesa degli Americani si facevano cos ogni giorno pi spesse nella Camera dei Comuni, dove tra gli altri il vecchio Pitt, sempre vigoroso d'animo per quanto infermo di corpo, esclamava: "Gli Americani sono sudditi di questo regno, hanno lo stesso titolo di noi a tutti i diritti naturali dell'uomo ed agli speciali privilegi dell'Inglese, sono nello stesso modo legati dalle leggi inglesi e partecipano egualmente alla costituzione di questo nostro libero paese: ch gli Americani sono figli legittimi dell'Inghilterra, non bastardi. Se questa camera tollera che la legge sul bollo rimanga in vigore, la Francia guadagner pi per mezzo delle colonie, di quanto non avrebbe guadagnato, ove le sue armi fossero rimaste vincitrici nell'ultima guerra.". Ed a chi gli si opponeva: "Io mi rallegro, esclamava fra l'altre cose, che l'America resista. Tre milioni d'uomini, il cui sentimento di libert fosse cos morto che si facessero incatenare spontaneamente, sarebbero strumenti acconci a rendere schiavi tutti gli altri. In una causa giusta voi potrete stritolare l'America, ma la tassa sul bollo sarebbe un'ingiustizia troppo grave ed io sono proprio convinto che in tal cosa sarebbe perfino una vittoria il perdere. Se voi rovinate l'America, essa sprofonder come un gigante, stringer colle braccia le colonne dello stato e sotterrer la nostra costituzione fra i suoi rottami.  questa la pace magnificata, che voi cacciate la vostra spada non nel fodero, ma nelle viscere dei vostri compatriotti?".
Frattanto il governo era passato dalle mani del Grenville a quelle del Rockingam, il quale diceva di voler "revocare cento leggi sul bollo piuttostoch eseguirne una con la forza"; cosicch pi facile apparve appianare un conflitto, di cui il Franklin mostrava di nuovo ai ministri inglesi in una conferenza divenuta famosa le pericolose conseguenze. Il Parlamento infatti nei primi mesi del 1766 abrogava l'infausta legge, pure riconfermando il diritto di tassare le colonie; e la decisione veniva accolta tra il giubilo dei due popoli: le navi inglesi s'imbandieravano sul Tamigi; ed a Giorgio Terzo decretavano statue New York e la Virginia. La legge sul bollo per non essendo stata che la causa occasionale di tanta agitazione, la revoca di essa non fu pi efficace quanto agli effetti dell'olio versato sul mare in procella: le onde cessano per un momento d'accavallarsi a fior d'acqua, ma la burrasca continua negli strati inferiori e riguadagna ben presto la superficie. La madrepatria non poteva dimenticare l'umiliazione subita, tanto pi che al ministero Rockingam succedeva nel 1766 un ministero Grafton-Pitt, in cui la disparit di vedute dei componenti e la malattia del Pitt lasciavano libera la mano al famoso Townshend, cancelliere dello scacchiere, nelle faccende americane. Dopo la morte anzi del Townshend ed il ritiro del Pitt, la direzione stessa del ministero passava nel 1768 nelle mani di lord North, avversario deciso dell'autonomia americana. Si escogitavano pertanto nuovi mezzi diretti e indiretti di tassare l'America, si tentava di privarla delle sue patenti e di sottoporla ad un regime militare affidato al generale Gage, comandante supremo dell'esercito regio nelle colonie. Queste rispondevano dal canto loro alle provocazioni della metropoli con la resistenza passiva e con quella attiva senza per alcuna idea di separazione dalla madrepatria, di indipendenza. Lo stesso banditore della "resistenza con la forza" alle sopraffazioni della metropoli, Giovanni Dickinson di Pennsylvania, nelle sue famose "Lettere d'un agricoltore", destinate a scuotere come corrente elettrica tutte quante le colonie, esclamava in quell'epoca: "Se mai noi ci separiamo dalla madrepatria, quale nuova forma di governo adotteremo? dove troveremo noi un'altra Inghilterra per riparare la nostra perdita? Staccati dalla nazione alla quale siamo uniti dalla religione, dalla libert, dalle leggi, dall'affetto, dalla parentela, dal linguaggio ed il commercio, noi dobbiamo perdere del sangue da tutte le nostre vene".
 una lotta pertanto puramente difensiva, nella quale ogni colpo della metropoli trova nelle colonie una trincea, in cui infrangersi; ogni protesta delle seconde trova nei provvedimenti della prima la pi amara accoglienza: era da ambo le parti una serie di vittorie e di scacchi, attraverso cui prendeva consistenza nelle colonie l'idea dell'unione per la difesa delle comuni libert. Nella lotta fierissima del Massachusetts per conservare la sua costituzione sembrava cos compendiarsi in quegli anni la lotta di tutte le colonie. Gli avvenimenti di Boston, dove comizi si succedevano a comizi nel severo palazzo di citt "Faneuil-Hall", dove i conflitti tra governatore e popolo, tra cittadini e soldati arrivavano al sangue come nel "macello bostonese" del 1770, accrescevano il fermento dell'intero paese e lo eccitavano sempre pi alla resistenza attiva oltrecch passiva. E gi il Massachusetts, sotto la guida di Samuele Adams e Giacomo Warren, formulava nel novembre 1772 una serie di lagnanze contro le usurpazioni del parlamento, l'imposizione di gravezze non acconsentite dai coloni, l'impiego di forze militari in tempo di pace senza il permesso delle singole legislature, la giurisdizione illegale del tribunale dell'ammiragliato, l'investitura di vescovi e tribunali ecclesiastici senza il consenso della colonia, i vincoli infine opposti all'industria ed al commercio, chiedendosi nelle riunioni se di fronte ad una ulteriore negazione delle franchigie assicurate dalle patenti non fosse il caso di formare uno stato indipendente a guisa dei Paesi Bassi. E la Virginia, aderendo pienamente nel marzo del 1773, alla dichiarazione bostonese, costituiva un comitato, dove entrava Tommaso Jefferson, incaricato di attivare la corrispondenza con le altre colonie e di abboccarsi con eventuali comitati di esse per un'azione comune di resistenza.
Mentre l'opposizione aperta cresceva ogni giorno pi e, peggio ancora, si organizzava sistematicamente secondo un piano federale, la resistenza passiva continuava tenace a danno dell'Inghilterra: l'"Unione per non importare nessuna merce inglese", estesasi da New-York a tutte le altre colonie, veniva coscienziosamente obbedita, e l'esportazione inglese per l'America nordica scendeva nel 1769 di ben 744.000 sterline in confronto dell'anno precedente; mentre le esportazioni per la madrepatria dalle colonie scendevano da 100.000 sterline nel 1767 a 7000 nell'anno successivo ed a 3000 nel 1769. Siccome poi lord North, di fronte alle proteste degli esportatori inglesi contro le nuove tariffe doganali, le faceva dal Parlamento mitigare, mantenendo per intatto il dazio sul t come segno del potere supremo del Parlamento in tale materia, l'opposizione economica venuta meno per gli altri prodotti si concentrava contro il t inglese, la cui importazione dalle 132.000 sterline del 1768 si riduceva ad 11.000 due anni dopo, facendo discendere da 70 a 40 i bastimenti impiegati per tale commercio dalla compagnia delle Indie Occidentali. Quando poi questa, per rialzare le sue azioni rovinate e pagate le 400.000 sterline annue dovute al governo, tent colla complicit della madrepatria di imporre il suo t all'America, riuscite vane le nuove proteste delle colonie, la "societ bostonese per il t", come fu chiamata scherzosamente una moltitudine di bostonesi camuffati da Indiani Mohawki, s'impadroniva il 28 dicembre del 1773 d'un bastimento contenente 340 casse di t e ne gettava in mare l'intero carico del valore di 18.000 sterline!
Alla notizia di tale fatto lord North il 14 marzo 1774 presentava al Parlamento una proposta per l'immediata chiusura del porto di Boston, che avrebbe durato finch la citt non avesse indennizzato la compagnia del t gettato in mare: all'approvazione di tale progetto teneva dietro poi quella d'un'altra legge "per un migliore assetto della costituzione del Massachusetts", la quale annullava la patente della colonia. Governatore civile di questa veniva intanto nominato il generale Gage, comandante militare supremo dell'intera America nordica. Il Massachusetts riceveva cos un ordinamento militare ed assoluto analogo a quello che con la "legge su Quebec" era dato al Canad: la libert americana veniva colpita a morte nel corpo della colonia, che ne era da secoli il baluardo pi strenuo, il ridotto inespugnabile. Il guanto di sfida era gettato: la societ americana, che ad ogni attacco dell'Inghilterra aveva risposto con un contrattacco, agli atti di navigazione col contrabbando, alla legge doganale colla rottura del traffico, alla tassazione illegale colla resistenza, all'impiego della forza non poteva ora rispondere se non colla forza, uso della forza cui era vano ricorrere senza l'unione di tutte le colonie: indipendenza e federazione, preparate cos da cause secolari, nascevano ad un parto a gettare le basi d'una struttura statale nuova non solo pel continente ma per la terra tutta, gli Stati Uniti d'America.

3. CONFEDERAZIONE E GUERRA D'INDIPENDENZA. - La chiusura del porto di Boston ed il conseguente "decreto d'ordinamento", che annullava la patente del Massachusetts, da oltre 80 anni legge fondamentale della colonia, furono la scintilla che accese il gran fuoco rivoluzionario.
Per, se l'indipendenza doveva esser il risultato ultimo della lotta, che stava per impegnarsi, essa non era per questo il fine cui mirassero generalmente le popolazioni nell'ingaggiarla. Anche qui doveva avverarsi la grande legge, che regola i destini dell'umanit: la moltitudine  sempre un protagonista incosciente del dramma, che rappresenta, obbedisce sempre all'interesse del momento anzich a remote finalit; che queste si raggiungano,  conseguenza fatale di cause antecedenti, non gi conseguenza voluta di un piano determinato d'azione. Il 25 settembre 1774 dietro accordo preso fra i comitati di corrispondenza delle colonie, si radunava in Filadelfia, la citt centrale gi prescelta a tal fine 20 anni prima dal "progetto d'Albany", il primo di quei congressi continentali, che d'allora in poi avrebbero dovuto raccogliersi tutti gli anni. Nella modesta sala dei falegnami di quella citt si radunavano in numero di 51 i rappresentanti di 12 colonie, tutte cio meno una, la neonata Georgia: ma di essi solo i rappresentanti della Nuova Inghilterra e della Virginia, le regioni pi mature per densit di popolazione e compattezza sociale, si mostravano gi risoluti ad un aperto distacco dalla metropoli, ch gli altri non volevano neppur sentir parlare di ci. Il presidente Peyton Randolph aveva ben potuto nel prender possesso del suo ufficio farsi portare una corona, spezzarla in dodici parti eguali e consegnarne i pezzi alle deputazioni delle colonie rappresentate come simbolo dell'annullamento del potere regio e dell'uguaglianza fra le colonie; ma quando il bollente Henry Patrick, enumerate le ingiustizie subite, afferm che per essersi sfasciato il vecchio regime le colonie erano ritornate allo stato di natura e dovevano perci darsi un governo affatto nuovo, il Jay, interpretando il pensiero della grande maggioranza degli intervenuti, interrompeva: "Io non posso pensare che il vecchio governo sia finito in tutto e per tutto e che noi siamo giunti al punto di abbozzare una costituzione americana, invece di fare il tentativo di correggere i difetti dell'antica".
Ed il congresso infatti, dopo aver preso varie deliberazioni, fra cui notevolissima quella che in esso e nei futuri ogni colonia avrebbe avuto un voto soltanto senza riguardo alla sua grandezza e popolazione, si limitava a reclamare la revoca di tutti i decreti parlamentari e delle ordinanze, che violavano i diritti delle colonie, e si chiudeva rivolgendo un appello alla nazione britannica, d'Europa e d'America, ed una petizione al re. "Alla vostra equit, era detto nel primo, noi ci richiamiamo. Vi si  raccontato che noi eravamo stanchi del governo e sospiravamo l'indipendenza. Queste sono calunnie. Lasciateci liberi, come siete voi, e noi stimeremo sempre l'unione con voi come la nostra gloria pi grande e la nostra fortuna maggiore. Ma se siete risoluti a lasciar trescare scelleratamente i vostri ministri co' diritti umani, se n la voce della giustizia, n le prescrizioni della legge, n le massime della costituzione, n le esortazioni dell'umanit non valgono a impedire alle vostre mani di versar sangue in una cosa cos empia, allora noi vi dobbiamo dire che non ci assoggetteremo mai a nessun ministero e a nessun popolo del mondo. Noi siamo cos lontani, era detto nella seconda, dall'esigere innovazioni che per questo ci siamo anzi opposti a voi - noi non esigiamo altro che pace, libert e sicurezza, noi non desideriamo nessuna diminuzione della prerogativa regia, n la concessione di qualsivoglia nuovo diritto. Sempre appoggeremo e manterremo la vostra autorit regia su di noi e la nostra unione coll'Inghilterra".
La difesa dei propri diritti, il ristabilimento del passato e nulla pi, ecco l'idea che moveva ancora quella societ in sugli albori della stessa indipendenza a combattere con le armi la potenza inglese. Ma intanto il dado era gettato: agli avvenimenti decidere del risultato. Tutte le buone intenzioni, tutte le proteste sincere di lealt pel monarca non potevano invero privare di loro efficacia i fatti salienti del giorno. I coloni anzitutto si erano creati stabilmente un unico corpo rappresentativo, fatto capitale pel futuro come quello che trasformava la solidariet intercoloniale precedente in un vero e proprio legame politico: questo corpo rappresentativo in secondo luogo, negando al parlamento britannico ogni autorit di legiferare per le colonie americane, affermava l'indipendenza di fatto di esse: la provincia infine del Massachusetts, non riconoscendo il nuovo governo piantato sulle canne dei fucili in base al "decreto di ordinamento" e prestando obbedienza soltanto alla sua assemblea trasformatasi in "congresso provinciale", dava il primo esempio di governo rivoluzionario indipendente dall'Inghilterra; mentre Boston, perduta ogni vita commerciale e industriale con la chiusura del porto e costretta a vivere delle provvigioni, che tutte le colonie con slancio fraterno le inviavano, diventava nell'ozio forzato un semenzaio di soldati della libert, disposti coi fratelli della provincia, che oramai s'armavano ed organizzavano, ad attaccare i soldati regi, unici puntelli del dispotismo. Ed alle armi ricorrevano ormai quasi tutte le colonie, dopo che gli appelli del Congresso furono respinti e le concilianti proposte del Franklin, rimasto a parlamentare in Inghilterra fino al 20 marzo 1775, naufragarono. Alle minaccie non vane del Congresso americano di abolire del tutto il commercio degli schiavi oltre il 1 dicembre 1774, di non importare pi nulla dall'Inghilterra ed Irlanda oltre quella data e di non esportare nulla per esse e per le Indie Occidentali oltre il 10 settembre dell'anno seguente, se i suoi reclami non fossero stati esauditi, lord North, spinto suo malgrado alle misure estreme dalla volont personale di Giorgio Terzo, rispondeva, nonostante i lamenti e le suppliche dei commercianti e dei creditori inglesi, col vietare alle colonie gi sollevate il commercio colla madrepatria e la pesca nei mari nordici, col cercar di dividere le colonie favorendo gl'interessi delle meridionali, con lo spedire sovratutto navi ed armati contro gli insorti, contro cui il Gage cercava invano di scatenare la guerra dei Canadesi, la furia degli Indiani, l'insurrezione degli schiavi negri.
Gli avvenimenti avevano ormai posto chiaro il dilemma che l'Inghilterra o sarebbe riuscita ad assoggettare colle armi le colonie o ne avrebbe dovuto riconoscere l'indipendenza completa. Mentre infatti i primi rinforzi inglesi navigavano alla volta dell'America, in questa avvenivano gi i primi scontri. Sullo scorcio di aprile del 1775, nei dintorni di Boston, a Lexington ed a Concord, il popolo americano iniziava gloriosamente la guerra d'indipendenza: compagnie improvvisate di "minute men" o milizia civica che doveva tenersi pronta da un momento all'altro a combattere, frotte di agricoltori usciti in maniche di camicia dalle loro case al suono delle campane, che li chiamava a difendere la libert, armati di fucili da caccia, senza ordine n disciplina, obbligavano a ritirarsi in Boston le truppe regolari, bene agguerrite e meglio addestrate, che il Gage aveva spedito per imprigionare i capi-popolo Adams ed Hancock! Poco appresso a Bunker-Hill, in una giornata caldissima, il 17 giugno dello stesso anno, pure nelle vicinanze di Boston, circa 3000 di questi soldati improvvisati, senza uniforme, senza pratica di guerra, senza vettovaglie, senz'acqua, senza quasi munizioni, dietro trincee di terra costrutte nella notte e non ancor terminate, attendevano impavidi fino a 10 metri di distanza 4000 veterani protetti da batterie, li decimavano sotto il loro fuoco micidiale, vedevano gli ufficiali inglesi spingere a colpi di sciabola i loro uomini riluttanti contro le trincee, ed erano costretti finalmente a ritirarsi per mancanza di munizioni soltanto! "La milizia ha sostenuto il fuoco?" chiedeva Washington all'annunzio del combattimento; ed alla risposta positiva esclamava: "le libert del paese sono allora sicure".
Il secondo congresso generale, apertosi in Filadelfia il 10 maggio 1775 e presieduto da quel Giovanni Hancock, ricco mercante bostonese che il Gage aveva dichiarato ribelle, non poteva nascondersi le necessit del momento; e per quanto respingesse l'idea d'una separazione definitiva dalla metropoli, per quanto protestasse la sua fedelt verso l'Inghilterra, si diport realmente come un potere sovrano, riconosciuto tale da tutte le colonie insorte. Nello stesso maggio infatti prendeva la deliberazione che le "Colonie unite" erano costrette a cagione delle ostilit dell'Inghilterra a porsi senz'indugio in stato di difesa; nel giugno incaricava alcuni dei suoi membri d'organizzare per la durata d'un anno un "esercito continentale", di cui nominava ad unanimit Giorgio Washington comandante in capo e pel cui mantenimento emetteva due milioni di dollari in banconote, garantite dalle "Colonie unite", istituendo ad un tempo una forma rudimentale di potere esecutivo in una tesoreria ed un dipartimento per gli affari indiani; nel colmo dell'estate, essendo l'esercito inglese chiuso in Boston, mandava contro il Canad una spedizione agli ordini dei generali Schuyler e Montgomery; nel settembre spediva alle colonie perch l'approvassero una specie di costituzione, ispirata dal Franklin, intesa a regolare provvisoriamente le "13 colonie unite dell'America nordica" finch l'Inghilterra non avesse revocato le ultime ordinanze, risarcito Boston dei danni sofferti pel blocco e richiamato dall'America tutte le sue truppe; nello stesso mese costituiva una giunta secreta sotto la presidenza del Franklin, coll'incarico di annodare trattative diplomatiche dapertutto in Europa ed in ispecie in Irlanda, dopo che erano gi stati inviati agenti secreti a Parigi, a Madrid, all'Aja, a Berlino, a Copenhagen, a Pietroburgo per interessare le potenze continentali alla sorte degli Americani; nel gennaio 1776 faceva chiudere tutte le dogane dichiarando liberi d'ogni dazio tutti i porti americani per le navi europee, libert di traffico concessa perfino alle navi inglesi con la garanzia per di pi d'un carico completo di ritorno qualora esse portassero armi e munizioni, mossa questa abilissima giacch non solo chiamava l'interesse commerciale dell'Europa in difesa della causa americana ma sfruttava l'avidit degli stessi mercanti inglesi a danno dell'Inghilterra. Questa d'altra parte, sanata ormai dell'illusione di potere con gli spauracchi e qualche migliaio di soldati frenare gli Americani, s'apprestava ad una guerra regolare: nella mancanza d'uomini in patria ingaggiava dei mercenari tedeschi, pagandoli un tanto a testa agli spiantati principotti di Brunswick, di Waldeck, d'Anhalt, dell'Assia in ispecie, allestiva un esercito campale di 55.000 uomini, di cui 25.752 destinati all'America, mentre l'ammiragliato chiedeva per l'anno 1776 un complesso di 28.000 marinai su 76 vascelli da guerra. A tanto apparato di forze il congresso continentale non poteva opporre nel 1775 che un esercito per modo di dire composto di 14.000 uomini male armati, senza disciplina militare, senza ingegneri, senza artiglieria, ed un'armata di 7 navi, 7 fregate e 38 legni minori, forze marittime per integrate dagli incrociatori delle singole colonie e pi ancora dalle navi corsare da queste patentate, le quali fecero durante tutta la guerra una vera distruzione di navigli commerciali inglesi.
Fu singolare fortuna per gli Americani, che il Congresso avesse scelto come comandante in capo Giorgio Washington; giacch solo la resistenza fisica e la tenacia incrollabile acquistata nella vita precedente, l'esperienza militare conseguita nelle guerre contro i Francesi e gli Indiani, il sano giudizio, il coraggio sublime, l'ammirabile padronanza di s sopratutto e la devozione incondizionata alla patria ed alla libert di quest'uomo allora sui quarantatre anni, il quale nella maestosa figura congiungeva la dignit all'affabilit, avrebbero potuto superare i mille ostacoli, che attendevano il duce d'una guerra condotta con le mani legate, senza uomini bene spesso e senza denaro, con poche munizioni, con rari ufficiali provetti ed anche questi non immuni da gelosie personali o provinciali.
Ai primi di luglio del 1775 il Washington veniva a porsi alla testa dei 14.000 uomini, che tenevano bloccato in Boston l'esercito inglese; ma per mancanza di polvere era costretto a rimanere inattivo sino alla primavera seguente: solo allora, divenuta ormai insostenibile la piazza sotto i colpi delle batterie innalzate dal Washington sulle alture di Dorchester, il generale inglese Guglielmo Howe, successo al Gage nel comando supremo, il 17 marzo 1776 sgombrava Boston coi suoi 7000 uomini e con circa 1500 cittadini favorevoli al re, i cos detti lealisti, imbarcandosi su 150 navi alla volta di Halifax nella Nuova Scozia. Anche nel sud le cose andavano bene per gli Americani, giacch una flotta inglese, che invano aveva attaccato vari punti della costa, battuta a Charleston, S. C. dalle artiglierie di Fort Moultrie, abbandonava al cadere del giugno 1776 quelle acque per veleggiare alla volta di New York, cui miravano ormai le forze inglesi di terra e di mare.
Falliva invece completamente la spedizione, che il Congresso nell'estate del 1775 aveva mandato contro il Canad sotto gli ordini dello Schuyler e del Montgomery, nella speranza di sollevare con tutta facilit contro l'Inghilterra e di occupare quel paese da poco strappato ai Francesi; ch la campagna, cominciata felicemente colla presa del forte di S. Giovanni seguita da quella della stessa Montreal nel novembre, finiva male sotto Quebec, cui gli Americani cercavano invano l'ultima notte dell'anno di dare la scalata nonostante la neve ed il ghiaccio che coprivano il suolo, rendendo pressoch impossibile l'avanzarsi: lo stesso Montgomery cadeva da prode nell'assalto disastroso; e l'esercito americano, dopo esser rimasto qualche altro mese sotto Quebec, di fronte ai rinforzi inglesi doveva abbandonare anche le piazze occupate del Canad, che rimaneva per sempre nelle mani dell'Inghilterra.
Iniziatasi cos la guerra, le proteste di fedelt alla madrepatria non sarebbero state oramai che finzioni, e l'idea d'una separazione completa da essa andava guadagnando ogni giorno pi le colonie, conquistate dalla propaganda in proposito di Tommaso Paine, il quale nel suo pamphlet dal titolo "Senso Comune" ricorreva all'autorit della Bibbia non meno che ai dettati della ragione: "quando presi la prima volta il comando dell'esercito, diceva lo stesso Washington in quei giorni, aborrivo dall'indipendenza, ma ora sono pienamente convinto che null'altro pu salvarci".
Il governo inglese infatti qua abbattuto l esautorato aveva fatto luogo dove a governi locali dove all'anarchia; cosicch urgeva prendere una decisione collettiva, che arrestasse la seconda e legalizzasse i primi. Il 7 giugno 1776 Riccardo Enrico Lee di Virginia, obbedendo alla volont del suo stato, propose al Congresso la risoluzione "che le Colonie Unite sono e di diritto devono essere Stati liberi e indipendenti". La mozione caldeggiata da John Adams suscitava un fiero dibattito, dal quale appariva come New York, New Jersey, Pennsylvania, Maryland e Sud Carolina non fossero ancora decise a tale passo estremo. Sospesasi pel momento ogni decisione in proposito, finch non si fossero vinte le resistenze delle colonie ancora titubanti o addirittura contrarie, come New York, si incaricava intanto di compilare una eventuale dichiarazione d'indipendenza una giunta composta di Beniamino Franklin per la Pennsylvania, di Roberto L. Livingston per Nuova York, Ruggero Sherman per il Connecticut, Giovanni Adams per il Massachusetts e Tommaso Jefferson per la Virginia: in realt veniva essa stesa da quest'ultimo, giovane e valente avvocato allora sui trentatre anni, assai versato negli studi filosofici storici letterari e gi noto per la sua abilit nel comporre note politiche del genere. Il Franklin e l'Adams la modificavano leggermente e la difendevano poi con tutte le loro forze dalle critiche e dagli attacchi spesso violenti in seno al Congresso, il quale la adottava il 2 luglio 1776 senz'altro notevole cambiamento che la soppressione d'una clausola relativa alla schiavit, troppo ostica per la Sud Carolina e la Georgia. Il 4 luglio 1776, il giorno stesso in cui ventidue anni prima s'era approvato dalle colonie il "progetto di Albany", la Dichiarazione veniva firmata dal Presidente del Congresso.
"Noi siamo costretti a rompere ogni vincolo politico coll'Inghilterra, dicevano in sostanza le colonie per mezzo dei loro rappresentanti in tale Dichiarazione, ma riteniamo necessario dichiarare al mondo quali ragioni ci spingono a far ci". Quindi, esposti pochi princip incontrovertibili, che garantivano diritti positivi ed erano troppo radicati nella coscienza del popolo per aver bisogno di spiegazione, ne traevano la conseguenza che il dominio inglese, avendoli tutti violati, doveva essere abolito per sempre. Alla lunga enumerazione dei delitti politici del re Giorgio Terzo contro le colonie, fatta anche nell'intento di metter sott'occhio al paese tutti i mali della servit, seguiva infine la dichiarazione formale che le Colonie Unite d'allora in poi avrebbero costituito degli stati liberi ed indipendenti. Era una pagina di logica serrata e tagliente come la lama d'un pugnale, densa di fatti pi che di parole, essenzialmente nazionale anzich universale: vero specchio del passato, da cui si poteva dedurre l'avvenire, essa dimostrava come fossero nate e si fossero svolte le colonie, quali diritti avessero portato dalla madrepatria e come la violazione di essi imponesse loro di separarsi dall'Inghilterra.
Nulla di mistico, di generale in questa Dichiarazione, in cui il carattere politico della razza lungi dallo smentirsi riceveva nuova e pi solenne conferma((15) ) . Si direbbe che l'autore di essa avesse presa a modello la Dichiarazione presentata nel 1688 a Guglielmo III dalla nazione inglese, se non ci fosse stato tramandato che il Jefferson la compose tutta di sua testa senza consultare alcun libro, se il linguaggio del documento famoso non fosse proprio di dichiarazioni consimili fatte in quegli anni da citt e contee americane. Gi nel gennaio 1773 infatti la citt di Sheffield, Mass., primo esempio forse di ci, proclamava le lagnanze e i diritti delle colonie, tra cui il diritto di self-government; e nello stesso anno e nella medesima colonia Mendon votava delle risoluzioni contenenti tre proposizioni fondamentali della grande Dichiarazione stessa, che cio tutti gli uomini hanno un eguale diritto alla vita ed alla libert, che questo diritto  inalienabile, che il governo deve trarre sua origine dal libero consenso del popolo.
Sul popolo infatti ricadde la sovranit dopo che la Dichiarazione d'indipendenza, adottata successivamente dalle singole colonie meno New-York che s'astenne dal votare, le ebbe affrancate di diritto oltrecch di fatto dalla sovranit inglese. I nuovi governi derivarono dapertutto la loro autorit solamente e direttamente dal popolo, e questa autorit per di pi non fu delegata per sempre al governo ma affidata ad esso come ad agente temporaneo del popolo sovrano, che rimase la sorgente esclusiva del potere politico. Questo del resto era apparso chiaro gi dalla nomina dei delegati al Congresso, fatta dai corpi locali assai pi che dai governi coloniali. Mentre infatti il New Hampshire e le altre colonie dell'Est avevano proceduto come delle confederazioni di towns, erano state le contee nel New Jersey, nel Maryland, e nella Virginia ad elegger separatamente dei comitati per la nomina dei deputati: nel New York, accanto ai delegati proposti dalla citt di New York e ratificati generalmente dalle campagne, la contea di Suffolk aveva nominato un rappresentante distinto, la contea d'Orange un po' pi tardi eleggeva il suo deputato, che si presentava al Congresso e produceva il certificato della sua elezione da parte della contea: la Georgia, molto tepida al principio della guerra, non si era fatta rappresentare al Congresso fino al 15 luglio 1775, ma ci non aveva impedito alla parrocchia di Saint John d'inviare un delegato, che era stato ammesso al Congresso. Cos ora, mentre il Connecticut ed il Rhode Island per volont del popolo continuarono ad usare le loro carte regie, il primo sino al 1818 il secondo sino al 1842, gli altri Stati si diedero generalmente nelle singole assemblee popolari delle nuove costituzioni, le quali per quanto imperfette e difettose li salvarono dall'anarchia sovrastante e permisero loro di superare la burrasca della rivoluzione.
La nuova nazione, affermatasi in faccia al mondo nella Dichiarazione d'indipendenza, non tardava ad adottare un simbolo comune, che la rappresentasse: alle varie bandiere usate in sul principio dagli insorti, tra cui notevole quella che il Washington aveva derivato dalla bandiera inglese aggiungendo alla croce bianca e rossa di questa tredici striscie alternate bianche e rosse, il Congresso ne sostituiva una sola esclusivamente nazionale, deliberando il 17 giugno 1777 che "la bandiera dei tredici Stati Uniti fosse di tredici striscie alternate bianche e rosse, e che l'unione fosse rappresentata da tredici stelle bianche in campo turchino": le tredici striscie rimasero poi sempre a ricordo delle antiche colonie, che lottarono per l'indipendenza, ma le tredici stelle andarono ogni giorno aumentando coll'entrare di sempre nuovi Stati nella bene auspicata Unione.
Duri cimenti attendevano per gli Americani prima che l'indipendenza da essi dichiarata fosse riconosciuta da chi voleva con le armi ridurli in ischiavit: la loro bandiera doveva sventolare su campi di battaglia cruentissimi, in accampamenti dove la fame il freddo le malattie decimavano uomini ed ufficiali, doveva affondarsi in seno all'oceano sugli alberi di navi sventrate ed incendiate, assistere a carneficine d'inermi perpetrate da Indiani e da bianchi pi fedeli al re che alla patria ed all'umanit, prima che sicuro all'ombra di essa un popolo nuovo potesse svolgere nella pace feconda le mille sue attivit, strappare alla terra ed al mare le inesauste ricchezze.
Caduta Boston in potere degli Americani, gl'Inglesi avevano concepito di impadronirsi degli Stati di mezzo per dividere le forze degli insorti; ed il Washington, prevedendo un tal piano, aveva spostato il suo esercito verso New York, che pel suo porto eccellente era presa specialmente di mira dal nemico. Riunitosi davanti a New York col fratello ammiraglio e portato l'esercito coi nuovi rinforzi a 30.000 uomini, nell'agosto 1776 il generale Howe attaccava gli Americani radunati in Long-Island e dopo un combattimento di circa sei ore li obbligava a ritirarsi colla perdita d'un migliaio di uomini. Il Washington, non volendo per la vana speranza di conservare New York perdere l'intero esercito, si ritirava, abbandonando la citt al nemico, ed incalzato invano da questo riusciva a valicare il Delaware; mentre il suo esercito, scorato e sensibilmente ridotto dalle perdite subite, pressoch si scioglieva e gli Inglesi, fatto prigioniero il generale Carlo Lee, che risult poi traditore, occupato il Rhode Island il New York ed il New Jersey, minacciavano la stessa capitale Philadelphia, donde il Congresso, nel timore perfino d'una rivolta in favore dell'Inghilterra, trasportava nell'interno la sua sede.
A rialzare l'abbattuto coraggio dei suoi il Washington la notte di Natale del 1776 ripassava sul ghiaccio il Delaware e verso l'alba dopo una marcia notturna tra la pioggia ed il fango assaliva di sorpresa un migliaio di Assiani alloggiati in Trenton, facendoli prigionieri: pochi giorni dopo vinceva pure per sorpresa a Princeton, riconquistando il New Jersey. L'effetto morale di tali vantaggi fu sorprendente: gli Americani, aiutati nel frattempo da illustri stranieri venuti a difendere la causa della libert, come il marchese di Lafayette, il De Kalb, i polacchi Pulaski e Kosciusko, i baroni prussiani Wodtke e Steuben, fatte nuove leve, organizzata alla meglio la difesa del Delaware, cercarono di opporsi agl'inglesi, che forti d'un 50.000 uomini si avanzavano su Philadelphia. Sulle rive per del fiume Brandywine, un affluente del Delaware, l'11 settembre del 1777 il Washington veniva completamente battuto; e qualche settimana dopo, mentre la citt quacchera accoglieva giubilante le truppe di lord Cornwallis, i magri avanzi dell'esercito americano si ritiravano dietro lo Schuylkill nelle selve a sopportare nella vallata di Forge insieme coi loro capitani, primo fra tutti per sublime abnegazione l'eroe intemerato, gli orrori della fame del freddo e delle malattie, in quartieri che Lafayette diceva a ragione "assai meno ridenti d'un carcere", fra le nevi su cui i loro piedi scalzi lasciavano impronte di sangue.
L'andamento della guerra nel settentrione cambiava per totalmente le cose per gl'insorti. Quivi al generale inglese Burgoyne, il quale, direttosi dal Canad alla volta di Albany per unirsi colle truppe inglesi rimaste col Clinton in New York ed impedire cos il congiungimento fra gli Stati nordici, aveva riportato ottimi successi, aprendosi la via all'Hudson, si facevano incontro i generali Arnold Lincoln e Gates, i quali concentrate le loro forze battevano completamente l'esercito canadese sull'alto Hudson e lo bloccavano a Saratoga. Il Burgoyne, non vedendo speranze di aiuto dal Clinton, che si era indugiato a devastare il paese, e non rimanendogli che soli tre giorni di viveri per le truppe, convocava un consiglio di guerra, in cui si decideva di capitolare quando fossero concessi patti onorevoli: il 17 ottobre 1777 questo corpo d'esercito, forte ancora d'un 6000 uomini, si arrendeva alle condizioni di lasciare il campo cogli onori militari ed, abbassate quindi le armi, imbarcarsi a Boston per l'Europa col patto di non servir pi in questa guerra.
La capitolazione di Saratoga, mentre rialzava gli spiriti degli Americani, sbigottiva l'Inghilterra e riempiva di giubilo le potenze ad essa nemiche, spingendole ad un passo decisivo in favore degli Stati Uniti. Cos, mentre a Parigi Beniamino Franklin, che di nuovo s'era recato in Europa, non stentava molto nei primi mesi del 1778 a trascinare in una lega cogli Stati Uniti quella Francia, che anelava al momento di abbattere la potenza inglese nel Nord-America, a Londra lord North presentava e faceva approvare dal Parlamento progetti intesi a riconciliarsi le colonie ribelli, mandando per di pi in America cinque plenipotenziarii per gli opportuni accordi e pel ristabilimento dell'autorit regia. Ormai per era troppo tardi: l'alleanza colla Francia era un fatto compiuto, ed i commissari inglesi dovettero ritornarsene a Londra senza che si fosse loro nemmeno permesso di aprire le trattative. L'adesione della Spagna e dell'Olanda alla lega franco-americana obbligava poco dopo l'Inghilterra a difendere in tutti i mari del mondo il suo commercio ed i suoi possessi; mentre un nuovo colpo alla sua potenza e prepotenza marittima veniva assestato nel 1780 da quella lega della neutralit armata fra Russia Danimarca e Svezia, la quale, garantendo la massima libert al traffico dei neutri, toglieva il predominio illimitato esercitato fino allora dall'Inghilterra sulle flotte di questi.
Con tutto ci la condizione degli insorti non era ancora delle pi invidiabili. La flotta francese inviata sotto il conte d'Estaing in aiuto degli Americani nel 1778, se aveva ristorato l'esercito scalzo seminudo affamato di Walley-Forge e spinto sir Enrico Clinton, successo al generale Howe nel comando supremo, a sgombrare Filadelfia per ritornare sopra New York, s'era per ritirata ben presto senza poter snidare da alcun punto gli Inglesi, i quali non solo avevano conservato New York, ma avevano portato la guerra anche nelle colonie del Sud, scatenandovi una lotta feroce di distruzione reciproca fra lealisti, quivi numerosi, e partigiani dell'indipendenza; mentre il Washington, privo di forze, non aveva potuto, ed anche questo a mala pena, che mantenere la sua posizione difensiva nelle alte terre di New York e di New Jersey.
Potevano bene le deliberazioni del Congresso fissare a circa 40.000 uomini il contingente militare, ch lo stesso generale supremo per la negligenza nel reclutamento da parte dei singoli Stati non poteva disporne di pi di 10.000; poteva bene il barone di Steuben introdurre opportune riforme militari nell'esercito americano sul modello di quello prussiano, ch il reclutamento regionale e l'arruolamento di cortissima durata, rinnovando di continuo i contingenti di truppa, rendevano impossibile ogni offensiva vittoriosa contro gli eserciti regolari del nemico. L'impotenza dell'esercito americano, che secondo una lettera del Washington nel maggio 1781 non possedeva carne neppure per un giorno, non era che la conseguenza di quella del Congresso, cui l'assoluta autonomia dei singoli Stati, frutto della storia secolare delle colonie, non dava i mezzi di garantire la salvezza comune: lo stato delle finanze era ormai disperato; le confische dei beni appartenenti ai realisti andavano ad esclusivo vantaggio dei singoli Stati; la carta monetata, discesa ad un duecentesimo del suo valore nominale, veniva ormai sconfessata; il commercio esterno era distrutto, mentre quello interno diventava ogni giorno pi miserevole per la scarsezza estrema di denaro, che mancava pei bisogni ordinari della vita; la flotta federale non annoverava pi che due fregate, riducendosi la marina da guerra alle pure navi corsare. La situazione degli Stati Uniti non s'era mai trovata cos triste. Nel Sud gli Inglesi, i quali fin dal 1778 tenevano la Georgia senza che il generale americano Lincoln sorretto dalla flotta francese avesse potuto scacciarneli, presa Charleston, avevano occupato nella primavera del 1780 anche la Carolina meridionale; poi, battuto completamente nell'estate presso Camden il Gates venuto in soccorso della Carolina settentrionale, erano rimasti padroni anche di questa nonostante i nuovi tentativi falliti di riprenderla da parte del Greene successo al Gates; ed intanto il generale Arnold, tradita vilmente per bassi interessi personali la causa americana, scorrazzava per la Virginia alla testa di milizie inglesi e lealiste, mettendo a sacco il paese e distruggendo i depositi di tabacco, che costituivano l'ultima risorsa del Congresso ormai privo affatto di denari.
I nuovi rinforzi militari e pi ancora pecuniari, che il marchese di Lafayette recatosi appositamente in Europa aveva potuto ottenere per gli Americani dalla corte francese, salvarono la situazione: il corpo di soccorso francese mandato in America agli ordini del Rochambeau risollevava il coraggio e le speranze degli insorti, infondendo nuova energia nel Congresso per un tentativo estremo; mentre il nuovo prestito francese di 6 milioni di lire dava modo al ministro americano delle finanze, il bravo Roberto Morris, di equipaggiare e ristorare l'esercito glorioso ma miserabile del Washington, mettendolo in grado di riprendere l'offensiva.
Riunitosi coi Francesi, che avevano tolto al nemico Rhode Island, il generale supremo s'apprestava infatti nell'estate del 1781 ad eseguire un piano di lunga mano meditato ma tenuto secretissimo, quello cio di concentrare in New York le forze inglesi coll'apparente minaccia di attaccarla e di distruggere nel frattempo il corpo di lord Cornwallis, che gravava come incubo sugli Stati del Sud, per quanto a rigore non fosse padrone se non del suolo dove successivamente piantava le tende. Il piano riusciva a meraviglia: il Clinton richiamava su New York quante pi truppe poteva, sfornendone lo stesso corpo del Cornwallis, il quale molestato dal Greene e dal Lafayette ed abbandonato dalla flotta inglese, tornata ai primi di settembre a New York dopo uno scontro infelice con quella francese, si trincerava coi suoi 7000 uomini in Yorktown, nella penisola posta tra i fiumi James e York. L'esercito collegato forte d'un 12.000 soldati regolari Benza contare un 4000 uomini di milizie vi arrivava con la flotta nel mese di settembre ed al cadere di esso investiva la piazza con oltre 100 pezzi di artiglieria grossa, che in pochi giorni smantellavano le fortificazioni del Cornwallis, togliendogli ogni speranza di resistenza. Tentava egli allora di evadere audacemente coi suoi la notte del 18 ottobre, attraversando il fiume York; ma una fiera tempesta disperdeva le barche, obbligandolo due giorni dopo ad arrendersi a discrezione: solo i lealisti americani pi compromessi potevano sottrarsi alle mani del vincitore, riparando su un vascello, che il Cornwallis otteneva di spedire a New York senza che fosse visitato dal nemico.
Colla capitolazione di Yortown terminava, pu dirsi, la guerra d'indipendenza. L'Inghilterra invero teneva ancora sul teatro di essa ben 42.000 uomini oltre alla flotta e poteva contare per di pi su un 30.000 realisti armati; ma gli avvenimenti degli ultimi sei anni le avevano dimostrato la difficolt enorme per non dire l'impossibilit di soggiogare quel vasto paese, di cui nonostante i 112.000 soldati ed i 22.000 marinai impiegati contro l'America ed i 115 milioni di sterline spese nella lotta contro gl'insorti ed in quella marittima contro Francia Spagna ed Olanda, non aveva saputo conservare che Savannah, Charleston e New York; mentre il trionfo dei nuovi princip di diritto internazionale incarnati nella neutralit armata, cui aderiva nel 1781 anche la Prussia, minacciava con un ulteriore protrarsi della lotta di annientare il suo primato marittimo, gi scosso dall'interruzione del commercio durante la guerra. N meno disposti dell'Inghilterra alla pace erano i nemici di essa in Europa.
La guerra marittima infatti, se era sembrato per un momento dovesse terminare col trionfo dei Franco-Ispani, i quali avevano conquistato l'isola di Minorca da tre quarti di secolo in possesso dell'Inghilterra e tenevano bloccato nella rocca di Gibilterra fin dal 1779 il bravo generale Elliot, togliendogli quasi ogni speranza, volgeva ormai favorevole agli Inglesi in tutti i mari del mondo. L'ammiraglio Rodney sconfiggeva e distruggeva al capo S. Vincenzo la flotta spagnuola; attaccava vittoriosamente alle Antille, fra le isole di Dominica e Saintes, la flotta francese, che meditava di congiungersi con quella alleata per occupare la Giamaica, e ne faceva prigioniero lo stesso ammiraglio de Grasse; mentre l'Elliot, arse le batterie galleggianti, nuova invenzione dell'ingegnere francese d'Aron, vedeva respinte definitivamente da Gibilterra le navi nemiche al sopraggiungere nel settembre 1782 dell'ammiraglio Howe.
Cos la Spagna, che poco prima non voleva sentir parlare di pace se non a condizione della resa di Gibilterra, e la Francia, che aveva proposto all'Inghilterra l'abbandono di tutte le conquiste indiane salvo il Bengala, venivano a pi miti consigli, delusa la prima nelle mal concepite speranze, esausta finanziariamente la seconda; ed a trattative pure scendeva l'Olanda attaccata anch'essa nelle sue colonie e rovinata nel suo commercio.
Il trattato provvisorio pertanto, cui avevano condotto gi nel novembre 1782 i negoziati susseguiti alla resa di Yorktown e pel quale gli Angloamericani ottenevano il riconoscimento completo della loro indipendenza e sovranit da parte della madrepatria, trovava presto piena conferma nella pace generale.
La pace di Parigi del 3 settembre 1783 registrava ufficialmente la nascita di quella nuova nazione, cui 70.000 martiri della libert avevano dato col sangue il battesimo; ed un contemporaneo, il Watson, poteva scrivere senza dover essere smentito dal futuro, che l'esito fortunato della rivoluzione americana avrebbe, secondo ogni verisimiglianza, esercitato "un'efficacia reale sulla storia dell'intera specie umana".
Nel 1776, allorch le colonie ribelli avevano proclamato la loro indipendenza, gli Stati Uniti si limitavano alla riva dell'Atlantico, non oltrepassando all'ovest la catena degli Appalachiani che per toccare le rive dei due grandi laghi Erie ed Ontario e le foreste rivierasche dell'Ohio, in tutto un milione circa di kmq. Questa superficie veniva invece pi che raddoppiata nella pace del 1783, stipulandosi in essa che la linea mediana del Mississippi avrebbe limitato il territorio degli Stati Uniti lungo tutto il confine occidentale sino al 31 grado di latitudine, col quale cominciava la Louisiana. Al sud il territorio veniva limitato dalla Florida appartenente agli Spagnuoli; al nord il confine veniva fissato al corso della riviera Saint Croix e rimaneva invece mal definito pi oltre, correndo a mezzogiorno dei Grandi Laghi sino al Mississippi lungo un territorio non bene esplorato((16) ) .
Su questa grandiosa base territoriale, destinata inoltre ad essere pi che quadruplicata dalle compere, annessioni e conquiste successive, una nuova democrazia plebea, assisasi accanto dei pi superbi imperi, elevava un nuovo edificio, rappresentante il trionfo dell'eguaglianza naturale sui privilegi, della sovranit popolare sulle autorit irresponsabili, della libert pi assoluta di pensiero di parola di stampa d'industria di commercio sul connubio liberticida fra chiesa e stato, sulle limitazioni e restrizioni di tutte le umane attivit. Esempio ed incoraggiamento migliore di questa prima e fortunata insurrezione contro il passato non poteva il nuovo mondo, in compenso del patrimonio ereditato, dare all'antico per l'opera generale di rinnovamento, cui tendevano le nuove forze sociali dell'epoca.
 CAPITOLO VIII
 L'organizzazione politica della nuova societ.
1. Impotenza della Confederazione - 2. La convenzione di Filadelfia ed i suoi dibattiti politici, economici e sociali - 3. La costituzione federale e l'amministrazione locale.

1. IMPOTENZA DELLA CONFEDERAZIONE. - "Le leggi erano lettera morta; gli Stati, tutti insieme e singolarmente considerati, erano falliti. Ogni Stato andava contro gli altri, talch il frutto della nostra lotta settennale per l'indipendenza allora non sembrava meritevole della fatica, che era costato il raccozzar le colonie. Eravamo disuniti dal Maine alla Georgia; parevano perduti gli elementi del governo autonomo e precipitavamo velocemente in una anarchia e confusione generale": tale lo stato della societ politica anglo-americana all'indomani della nascita secondo la pittura non esagerata d'un contemporaneo, il Breck, nei suoi "Ricordi". La guerra era costata circa 150 milioni di dollari e per essa il debito era salito nel 1783 a ben 42 milioni, di cui 8 contratti in Francia ed Olanda, il resto in seno al paese: gli Stati contribuivano in cos piccola misura che non si potevano pagare nemmeno gli interessi. Un sordo malcontento diffuso nell'esercito, cui erano dovuti in paghe arretrate ben 5 milioni di dollari, scoppiava in aperta rivolta: nella primavera del 1783 un minaccioso ultimatum al Congresso sotto il nome di "Indirizzo e memoriale degli officiali" veniva redatto nel quartier generale di Newburgh e nel giugno un pugno di truppe della Pennsylvania si presentava a baionette in canna al Congresso, intimando all'assemblea di appagare le loro richieste nel termine di venti minuti. Se l'esercito si sciolse alla fine quietamente con la paga di soli tre mesi e fatta per di pi in certificati deprezzati per nove decimi, ci si dovette quasi unicamente all'influenza del Washington. L'Inghilterra si lagnava dell'insufficiente esecuzione dei patti della pace e minacciava rappresaglie, danneggiando intanto in tutti i modi il traffico americano, cui venivano chiuse quelle Indie Occidentali inglesi, il commercio con le quali era stato sempre la fonte principale della ricchezza delle colonie, aizzando gl'indiani contro i coloni, e differendo lo sgombro delle piazze occidentali a tempo indeterminato senza che il Congresso potesse far altro che protestare. L'entusiasmo dei primi giorni era andato scemando cogli anni ed il particolarismo radicato negli animi aveva ripreso il sopravvento sull'effimero patriottismo nazionale. I governi dei singoli Stati nella loro meschina gelosia, lungi dall'aiutar il Congresso ad attivare i provvedimenti pi necessari, lo inceppavano in tutti i modi possibili. Dove poi si facevano sentire pi rovinosi gli effetti gli questa impotenza del Congresso, era nel campo commerciale. La mancanza in esso d'uniformit danneggiava non solo il paese nel suo complesso, giacch il Congresso non poteva negoziare trattati validi di commercio coll'estero, finch ogni Stato poteva a suo beneplacito imporre dazi e stabilire tariffe, ma anche gli Stati presi paratamente, potendo uno di essi far pagare ad un altro i diritti doganali, ch'esso esigeva: se la Pennsylvania ed il New York ad esempio avessero imposto dei dazi su manufatti stranieri, questi sarebbero stati pagati in realt dalle popolazioni del New Jersey e del Connecticut una volta che fossero stati quivi importati; cos per la stessa ragione la N. Carolina diventava una tributaria coatta della S. Carolina e della Virginia, come alcune parti del Connecticut e del Massachusetts tributarie del Rhode Island. Era un nuovo fomite di discordia che veniva ad aggiungersi a quello strascico di odii e di vendette rimasto nei paesi, del mezzogiorno in ispecie, dove pel grande numero di sudditi schieratisi coi regi la lotta per l'indipendenza aveva assunto il carattere d'una vera lotta civile.
Pi misere ancora delle condizioni politiche e morali erano poi quelle economiche, spaventosamente depresse. Il paese era inondato di carta nazionale e di Stato pressoch senza valore, la moneta metallica era rarissima, gli affari stagnanti, il numero dei debitori insolventi ogni giorno maggiore, piene di essi le prigioni. Qua e l s'alzavano voci minacciose a chiedere leggi, che annullassero i debiti pubblici e privati ed attuassero una nuova distribuzione della propriet: nel Massachusetts si metteva alla testa dei malcontenti, quivi pi che altrove numerosi per l'esaurimento generale dello Stato, un ex-capitano dell'esercito continentale, Daniel Shays, sotto il quale turbe di facinorosi impedivano colla violenza il funzionamento delle corti di giustizia e tentavano perfino di impadronirsi del potere finch non venivano vinte e disperse con le armi dal governo. Di tante calamit pubbliche e private approfittava nei singoli stati un branco di avventurieri senza coscienza, che una volta riusciti a dominare nelle legislature ne diventavano i tiranni, obbligandole nel proprio interesse a deliberazioni rovinose per la generalit del popolo.
Di questa deplorevole situazione per la colpa pi che negli individui stava nelle cose stesse: la societ anglo-americana passata bruscamente dal vecchio regime, che nel campo economico regolava con norme ben fisse commercio e produzione ed in quello politico contrapponeva alle singole colonie una autorit distinta e ad esse superiore, al nuovo, che lasciava i singoli Stati arbitri della loro vita economica e politica, esaurita dalla lunga lotta sostenuta ed afflitta dal suo immancabile strascico di rovine materiali e morali, di disastri finanziari e di impulsi criminosi e violenti, non trovava in una coscienza nazionale, ancora di l da venire, la forza di coesione necessaria alla sua vita interna ed esterna. La sua compagine s'era sfasciata, come colpita da paralisi: caduti gli argini, che ne avevano regolato il corso nel periodo coloniale, quel limpido fiume s'era disperso in mille rigagnoli limacciosi, incapaci nella loro povert di muovere la grande ruota della vita. "L'estero vede e tocca con mano, scriveva a tale proposito il Washington in quei giorni, che l'Unione o i singoli Stati sono sovrani, come appunto meglio conviene ai fini loro; in una parola che oggi siamo una e domani tredici nazioni. Chi vorr, in tale stato di cose, trattare con noi?"
La vecchia Confederazione, succeduta al dominio inglese, aveva fatto bancarotta: era necessario sostituirla con qualche cosa di pi saldo, se non si voleva che la nuova societ smunta, discorde, impotente ritornasse sotto il giogo straniero o trovasse nel dispotismo cesareo la tomba della sua neonata libert. Che rappresentava infatti la vecchia Confederazione, fondata sugli articoli formulati dal Dickinson di Pennsylvania e adottati dal Congresso continentale nel novembre 1777, se non la dissoluzione ufficiale della compagine politica del paese? La Confederazione legava insieme gli Stati in una "salda lega d'amicizia" per la difesa ed il benessere comune, e questa "unione" doveva esser perpetua: ogni Stato riteneva la sua "sovranit" e "indipendenza" come pure ogni potere non "espressamente delegato" al governo centrale; gli abitanti d'ogni Stato avevano diritto a tutti i privilegi di cittadini nei diversi Stati; i prigionieri fuggitivi da uno Stato ad un altro dovevano esser restituiti; il Congresso era composto di delegati scelti annualmente, venendo ogni Stato rappresentato da non meno di due e non pi di sette delegati ma avendo un sol voto: tassazione e regolamentazione del commercio erano riservati ai governi di Stato; mentre il Congresso solo poteva dichiarare guerra o pace, far trattati, batter moneta, stabilire uffici postali, trattare cogl'indiani fuori dei limiti degli Stati, dirigere le forze di terra e di mare e nominarne i capi-supremi, erigere corti pei processi di fellonia o di pirateria in alto mare e nominare giudici per dirimere le contese fra gli Stati, fare infine il preventivo delle spese nazionali ed esigere da ogni Stato la sua quota parte: per emendare tali articoli era richiesto il voto di tutti i 13 Stati; per misure meno importanti, come quelle attinenti alla pace od alla guerra, alla moneta, ai prestiti, ecc., era necessario il voto di 9 Stati; per altre ancora bastava la maggioranza: un comitato, composto di un delegato per ogni Stato, sedeva durante la chiusura delle legislature per esercitare il suo controllo sugli affari nazionali. A prescindere da altri minori, tre in ispecie erano i difetti essenziali di tale Confederazione: il Congresso non poteva dar forza alla sua volont, non poteva raccogliere un'entrata, non poteva regolare il commercio; esso non poteva toccare gli individui ma doveva agire col mezzo dei governi di Stato, senza avere alcun potere di coercizione su di essi.
Ora se tale Confederazione, agitando davanti alla mente dei coloni un'immagine sbiadita di governo nazionale ed abbattendo le barriere fra Stato e Stato mediante i suoi provvedimenti per l'estradizione dei criminali e la sua cittadinanza interstatuale, aveva in realt spianato la via ad un'unione pi perfetta, di questa appariva ed era in s la negazione completa. N di ci si sarebbe lagnata quella societ, nonostante l'anarchia e la debolezza generale che ne derivavano, tanto era forte il sentimento d'indipendenza assoluta dei singoli Stati e debole per non dire inesistente quello nazionale; se il danno economico pi tangibile d'ogni altro non avesse disposto gli animi a mutamenti radicali. L'idea di riforma che incontrava maggior favore, la sola anzi che avesse sin dalle prime qualche probabilit di realizzarsi, era quella di dare al Congresso il potere addizionale di regolare il commercio. Eppure anche questa proposta cos moderata aveva tanti nemici, in ispecie nel Sud il quale si temeva sacrificato dal Nord, qualora trionfasse, che solo dopo esser stata posta sul tappeto da uno Stato meridionale, la Virginia, nell'ottobre del 1785, cominci a dissipare le diffidenze ed infrangere le ostilit accumulantisi da ogni parte su essa: ne era stato paladino in seno alla legislatura di quello stato James Madison, il quale incominciava cos quell'opera indefessa a favore d'un pi forte governo centrale, che doveva meritargli il titolo di "padre della costituzione". La proposta per veniva cos mutilata dalla legislatura, che lo stesso Madison ed i suoi amici votavano contro.
In quell'anno stesso nondimeno una commissione di rappresentanti della Virginia e del Maryland, tra i quali il Madison, radunatasi per una delimitazione di confini sul Potomac e sulla baia di Chesapeake, trascendendo le istruzioni ricevute, aveva raccomandato ai due Stati un'unione monetaria e commerciale, ed il suo rapporto era stato approvato dalla legislatura del Maryland, la quale vi aveva aggiunto la proposta che il Delaware e la Pennsylvania fossero pur essi invitati a partecipare a tale sistema ed a mandare commissari. Venuto il rapporto della commissione insieme coll'operato del Maryland davanti alla legislatura della Virginia, il Madison prendeva la sua gloriosa rivincita, presentando una mozione che invitava tutti gli Stati a mandare loro commissari a quel fine e la mozione passava a grande maggioranza. Frutto di essa era la convenzione di Annapolis del 1786, alla quale aderivano nove Stati per quanto cinque soli, New York, New Jersey, Pennsylvania, Delaware e Virginia, mandassero loro rappresentanti: essa dopo matura deliberazione, avvisando cosa inconsulta procedere all'opera in numero cos limitato, si scioglieva, facendo voti per un'ulteriore convocazione dei commissari di tutti gli Stati in una convenzione generale che "doveva radunarsi in Filadelfia il secondo luned del futuro mese di maggio per esaminare la situazione degli Stati Uniti ed escogitare quei provvedimenti che sembrassero ad essi (commissari) indispensabili per far corrispondere la costituzione del governo federale ai bisogni dell'Unione". Ne nasceva cos quella convenzione federale di Filadelfia del 1787, dalla quale doveva dipendere il consolidamento o la rovina dell'Unione.
La coscienza di ci era cos viva, che lo stesso Washington, l'eroe intemerato della guerra d'indipendenza, il quale deponendo la spada aveva abdicato alla vita pubblica dopo essersi fatto rimborsare dal Congresso le sole spese sostenute, rimaneva esitante se doveva o no accettare per tale convenzione quel mandato, di cui gli uni lo scongiuravano gli altri lo dissuadevano.

2. LA CONVENZIONE DI FILADELFIA ED I SUOI DIBATTITI POLITICI, ECONOMICI E SOCIALI. Dal maggio al settembre del 1787 Philadelphia, il cuore del paese, vide riunito il fior fiore di quella societ. Erano stati eletti alla convenzione 65 delegati ma non vi parteciparono in realt che 55: v'erano rappresentati tutti gli Stati, meno il Rhode Island, e vi si trovavano, se ne eccettui John Adams e Jefferson ambedue all'estero in quell'epoca, Samuele Adams non favorevole alla convenzione, John Jay e Patrick Henry, tutte le personalit pi eminenti della politica della guerra della cultura, primi fra tutti Giorgio Washington di Virginia, presidente dell'assemblea, e Beniamino Franklin di Pennsylvania allora di 81 anni, il membro pi vecchio di essa, Roberto Morris pure di Pennsylvania, il finanziere della rivoluzione, Alessandro Hamilton di New York, Giacomo Madison di Virginia, Giovanni Dickinson del Delaware, Carlo Pinckney della Carolina Meridionale, Rufus King del Massachusetts: dei suoi membri 8 avevano firmato la grande Dichiarazione, 6 gli articoli della Confederazione, 7 l'appello di Annapolis del 1786; una mezza dozzina erano stati generali della Rivoluzione, 5 erano stati od erano ancora governatori dei loro rispettivi Stati, 40 su 55 avevano appartenuto al Congresso. La saggezza politica di quest'assemblea fu la salute dell'Unione: senza di essa sarebbe stato vano sperare che rappresentanti di collettivit gelose ciascuna della propria indipendenza, diverse ed antagonistiche per forme economiche e sociali, avessero trovato una formula politica, nella quale conciliare pel bene comune gli opposti e cozzanti interessi. L'idea soltanto di introdurre un nuovo ordinamento statale su basi nazionali riusciva cos ostica, che la discussione in proposito, fatta prima d'ogni altra nel seno di questa costituente, finiva dopo una lotta brevissima coll'uscita di due su tre delegati del New York, il Lasing ed il Jates, i quali, interpreti in ci non della loro regione soltanto, dichiaravano che "il loro Stato non avrebbe mai inviato delegati, se gli elettori avessero presentito che si sarebbero orditi disegni simili".
Il compromesso, fondato su concessioni reciproche, diventava in tale stato di cose l'unica soluzione possibile e ad esso si ricorse con maggiore o minore abnegazione in tutte le questioni pi vitali, dopo burrasche che minacciarono di far naufragare l'intero progetto: compromesso fra coloro che volevano un forte potere centrale, i cos detti federalisti, e coloro che volevano mantenuta integralmente la sovranit dei singoli Stati, gli antifederalisti; compromesso fra partigiani del libero scambio, interpreti degli interessi di alcuni Stati, e partigiani del protezionismo, interpreti degli interessi di altri; compromesso infine e sopratutto fra difensori ed oppositori della schiavit. Fu questo appunto il soggetto delle maggiori discussioni, giacch per la molteplicit degli interessi politici materiali e morali, in essa coinvolti, la questione della schiavit dei negri si presentava fin dall'alba dell'Unione come la pi urgente delle questioni nazionali.
Durante il periodo coloniale la schiavit dei negri era stata introdotta legalmente in tutte le colonie; ma le diversit di condizioni climatiche e territoriali, di prodotti e colture agricole, di indirizzo economico, di origine infine e di carattere fra esse avevano fatto s che lo sviluppo di tale istituto insieme con quello della popolazione negra fosse stato affatto diverso nelle varie parti del paese: cos all'epoca della Rivoluzione, mentre la schiavit negra per ragioni pi materiali che morali era pressoch agonizzante nel Nord, dove il New Hasmpshire ad esempio aveva 330 liberi per ogni schiavo, essa si manteneva ancora fiorente nel centro, e formava poi addirittura la base sociale del Sud, dove nella Virginia ad esempio il rapporto fra liberi e schiavi arrivava quasi al 100 per 100. Fino allora per la questione della schiavit era stata una questione semplicemente locale: se ne eccettui quell'opposizione generale alla tratta, che mirando a danneggiare il commercio inglese era una forma di opposizione politica tutt'altro che indifferente contro la madrepatria, ogni colonia s'era diportata verso la schiavit nel modo pi conforme ai suoi interessi materiali ed alle sue aspirazioni ideali. Ma quando l'ostilit contro l'Inghilterra divenne aperta ribellione, la schiavit negra e la tratta, dalla prima ancora indissolubile, si presentavano agli Americani sotto un nuovo aspetto ancor meno desiderabile. La schiavit viveva legalmente in tutte le colonie: quale doveva essere dunque il loro atteggiamento di fronte alla popolazione negra, mentre imperversava la lotta contro l'Inglese oppressore? Giacch bisogna pensare che su una popolazione bianca poco superiore ai 2 milioni v'erano in quell'epoca pi di 500.000 schiavi, i quali in certi luoghi, come s' detto, costituivano quasi la met degli abitanti; se l'Inghilterra dunque fosse riuscita ad eccitare una rivolta generale dei negri, schiavi o no, contro i bianchi, la causa della libert avrebbe per le colonie inevitabilmente naufragato; mentre gli insorti Americani avrebbero trovato nei negri un vantaggio non indifferente, se avessero potuto averli dalla loro od almeno neutrali.
La preoccupazione dei coloni a questo riguardo si rispecchia fedelmente nella corrente antischiavista, che attraversa le colonie poco prima della Rivoluzione, come ne fa fede una lettera del Franklin in data 10 aprile 1773, dove  detto che molti in Pennsylvania emancipavano i propri schiavi. Ma  specialmente nel Sud, dove gli schiavi sono in numero cos considerevole e sono stati trattati cos aspramente fino allora che le apprensioni si traducono per semplice opportunismo in politica filantropia. Le istruzioni, che la Virginia dava ai suoi delegati al Congresso continentale nell'agosto 1774, sono informate al concetto, molto opportuno in quei giorni, dell'uguaglianza naturale di tutti gli uomini, ed acerbo rimprovero  mosso in esse alla corona inglese d'aver sempre impedito alle colonie di protegger i "diritti dell'umana natura", imponendo loro la schiavit dei negri. Frutto pratico di questo agitarsi a favore, apparentemente, dei negri fu la deliberazione, conosciuta col nome di "Non importation Covenant", emessa dal Congresso continentale di Philadelphia il 26 ottobre 1774, per la quale si proibiva l'importazione e la compera degli schiavi venuti dal di fuori dopo il 1 dicembre di quell'anno: tutti i delegati delle 12 colonie intervenute firmarono e tutte poi le colonie, la Georgia non rappresentata al Congresso compresa, ratificavano nelle loro assemblee quest'accorta misura politica, intesa nel tempo stesso a danneggiare il commercio inglese e ad accaparrare ai coloni le simpatie della popolazione negra, libera e schiava. E i negri infatti, che avevano dato nel mulatto Crispus Attucks, massacrato dai soldati inglesi nell'eccidio di Boston (5 marzo 1770) , uno dei primi martiri dell'indipendenza americana, risposero anch'essi nel Nord al grido di guerra, che scuoteva il paese, e molti negri liberi corsero ad arruolarsi sotto le insegne della libert. E dal principio alla fine della guerra, dalla battaglia di Bunker Hill, in cui un negro, Peter Salem, apr il fuoco contro il maggiore inglese Pitcairn, da lui ucciso, sino alla resa di lord Cornwallis, i negri si mostrarono non solo utili sussidiari negli accampamenti e nelle fortificazioni, ma anche ottimi soldati sul campo di battaglia: nella giornata di Rhode Island (1778) il reggimento negro del colonnello Greene si copriva di gloria, respingendo un attacco decisivo degli Assiani, e tre anni dopo a Point's Bridge si faceva decimare, quantunque invano, per difendere il suo comandante sorpreso dal nemico. Il soldato negro occup cos per vari anni la posizione affatto anormale di schiavo e di cittadino nel suo attributo pi alto, senza che l'arrolamento nell'esercito americano avesse nella pratica, come alcuni ritennero, l'effetto dell'emancipazione: soldato nell'ora del pericolo divenne di nuovo propriet al chiudersi della guerra: molti negri furono ritornati ai rispettivi proprietari, a pochi soltanto fu concessa la libert in premio del loro valore.
Se per il Congresso continentale non aboliva la schiavit, n la rivoluzione dei bianchi contro la tirannide si sposava all'emancipazione dei negri, certo  che la lotta per la libert del paese influ moralmente a detrimento della schiavit; come la guerra cooper materialmente, nelle colonie del Nord e del centro in ispecie, a indebolirla in modo considerevole, giacch durante quel periodo quasi impossibile divenne l'importazione dei negri da parte del mare ed attenuato di molto si trov l'impiego economico degli schiavi, senza contare poi tutti gli schiavi catturati dalle truppe inglesi. Non fa quindi meraviglia che gi nel 1780 la Pennsylvania, la terra dei Quackeri, avendo solo il 3 o 4% della sua popolazione costituito dall'elemento negro, passi nonostante l'opposizione d'una minoranza schiavista una legge intesa ad abolire gradualmente la schiavit. Mentre per qui l'emancipazione impiegher ad effettuarsi ben mezzo secolo, rapida  la scomparsa della schiavit nel Nord, quantunque manchi spesso alcuna legge speciale di abolizione. Cos ad esempio nel Massachusetts il primo articolo della nuova Costituzione del 1780, il quale proclamava la libert e l'uguaglianza per tutti gli uomini, abbracci teoricamente anche i negri, senza che ne risultasse per questo nella pratica una immediata abolizione della schiavit. Solo nel 1783 un tribunale superiore in un suo verdetto invocava l'articolo 1 della costituzione di Stato a favore della libert dei negri nel Massachusetts: nel 1790 infatti non si trover pi uno schiavo in tutto lo stato, senza che i proprietari abbiano ricevuto alcun indennizzo per l'avvenuta emancipazione. Analogo fu il processo di emancipazione nel New Hampshire, dove un principio generale proclamato nella nuova costituzione di Stato del 1783 segn la fine della schiavit, perch in base ad esso fu stabilita la massima che ad incominciare da quell'anno nessuno pi nascesse schiavo nel New Hampshire e fosse vietata una ulteriore importazione di schiavi. Il 1784 segnava pure l'abolizione della schiavit mediante leggi speciali negli stati di Rhode Island e Connecticut. Cos negli anni 1780-84 gli stati della Nuova Inghilterra e la Pennsylvania, nei quali debolissimo  il rapporto numerico della popolazione schiava alla libera, procedono in modo spontaneo all'abolizione della schiavit negra: gli stati invece di New York e New Jersey, in cui molto pi elevato  questo rapporto, raggiungendo l'1 per 12 o 14, tarderanno altri 20 anni prima di conceder l'emancipazione, aspetteranno che l'affluenza degli immigranti bianchi faccia pi densa la popolazione, che le industrie sorgenti rendano sempre meno rimuneratrice la schiavit. New York nel 1799, quando in essa vi saranno 29 liberi per ogni schiavo, e New Jersey nel 1804, quando ve ne saranno 18 per 1, copieranno nelle sue linee principali la legge sulla emancipazione adottata in Pennsylvania.
Mentre in 7 dei 13 Stati originari la schiavit correva rapidamente alla fine, altri e ben pi vasti territori stavano per aggregarsi all'Unione, territori in alcuni dei quali la schiavit s'era gi introdotta coll'apparirvi dei primi coloni, in altri non aveva potuto piantarsi per lo condizioni fisiche del paese e quelle morali dei colonizzatori. Dopo l'adozione degli articoli della Confederazione, il Congresso continentale dovette decidere dei reclami fatti sul vasto territorio, situato all'ovest dell'Ohio. La guerra ed il conseguente pagamento del debito pubblico avevano prostrato pel momento le energie economiche dei 13 Stati: a rifarsi dei danni patiti Massachusetts, Connecticut, New York, Virginia, Nord Carolina, e Georgia reclamavano tratti illimitati di terre oltre i loro confini; mentre New Hampshire, Rhode Island, New Jersey, Maryland, Delaware, e Sud Carolina, rinunziando per s all'aggiunta di nuove terre, proponevano che anche gli altri Stati lasciassero i territori in questione al governo degli Stati Uniti, il quale se ne sarebbe servito per liquidare l'intero debito. La proposta fu in massima accettata, ed una commissione parlamentare, presieduta dal Jefferson, present nel 1784 una Ordinanza pel governo del territorio ad occidente dei 13 Stati originari fino al 31 di latitudine. Una clausola di tale Ordinanza, la quale nel suo complesso veniva dal Congresso adottata il 13 aprile 1784, stabiliva l'abolizione della schiavit nei nuovi territori a datare dal 1800, clausola che passava nonostante la viva opposizione dei rappresentanti delle Caroline.
L'ultimo Congresso continentale, tenuto a New York nel 1787, riapr per la questione sul governo del territorio d'occidente. La commissione all'uopo nominata, presieduta da Nathan Dane del Massachusetts, present una Ordinanza pel territorio a Nord Ovest dell'Ohio, abbracciante gli odierni stati dell'Ohio, Indiana, Illinois, Michigan e Wisconsin, la quale incorporava in s molte disposizioni del bill Jefferson, provvedendo per esso ad un governatore, un consiglio e dei giudici da nominarsi dal Congresso e ad una camera di rappresentanti da eleggersi dal popolo. La sua eccellenza consisteva in una serie di patti fra gli Stati ed il territorio, che garantivano libert religiosa, facevano concessioni di terre ed altri provvedimenti liberali per scuole e collegi, e, cosa principalissima fra tutte, proibivano per sempre la schiavit in tale territorio e negli Stati, che da esso sarebbero risultati.
Il passaggio dell'Ordinanza in tale forma fu probabilmente dovuta in larga misura all'influenza della Compagnia dell'Ohio, nuova societ colonizzatrice di questo nome fondatasi in Boston l'anno innanzi, composta del fior fiore dell'esercito rivoluzionario e provvista di mezzi, di energia, di intelligenza. Quando il suo agente apparve al Congresso per trattare la compera di 5 milioni di acri di terra nella vallata dell'Ohio, era alla vigilia di passare un bill pel governo di quel territorio, non contenente n la clausola antischiavista n gli immortali principi di quei patti. La compagnia composta in gran parte di gente del Massachusetts, desiderava ardentemente che la sua futura dimora fosse su libero suolo e la sua influenza prevalse nel Congresso bramoso di vendere a buone condizioni quelle terre. A controbilanciare quasi l'effetto della clausola antischiavista, ne veniva aggiunta una per la consegna degli schiavi fuggitivi; ed in questa forma l'intera Ordinanza passava il 13 luglio 1787 e, confermata dal Congresso due anni dopo, acquistava forza di legge. Bench pi fortunata di quella del 1784, essa per riusciva solo ad escludere la schiavit dal territorio di Nord-Ovest, paese di sua natura poco favorevole all'attecchire di essa. Il territorio al sud dell'Ohio rimase invece, nonostante gli sforzi in contrario del settentrione, retaggio di futuri Stati a schiavi.
Per quanto generali anzich locali queste per non erano che prime schermaglie pro e contro la schiavit: la grande battaglia doveva impegnarsi in seno alla convenzione di Filadelfia. Quale sarebbe stata la sua attitudine di fronte ad essa? Che avrebbe deciso in proposito il nuovo patto statutario della sorgente nazione? Basato sul concetto dell'assoluta eguaglianza di diritti per ognuno alla vita, alla libert, alla propriet, esso avrebbe dovuto portare di logica conseguenza la abolizione della schiavit; ma la logica in questo caso avrebbe impedito l'Unione, e quindi la schiavit fu lasciata tra gli affari di competenza dei singoli Stati, accettandosi per essa quel concetto della sovranit di Stato, che il Sud in tale occasione aveva tutto l'interesse di sostenere a spada tratta. La nuova Costituzione, che non nomina mai la parola "schiavo", ammise di fatto la schiavit negli Stati Uniti, pur senza darle una esplicita sanzione, come risulta troppo chiaramente dal contenuto degli articoli 1 (sezione 2a e 9a) e 4 (sezione 2a) , dove la parola "persons" del testo si riferisce agli schiavi negri.
Sul tema della schiavit avvennero poi dei compromessi fra le colonie, dove essa era in sull'estremo declinare, e quelle, dove era in completo fiorire. Il primo di questi compromessi riguard la rappresentanza dei singoli Stati al Congresso, punto controverso dal quale balzava fuori per la prima volta nella storia americana tutta l'importanza politica della questione della schiavit. Quanto al Senato si convenne che tutti gli Stati, grandi e piccoli, vi avrebbero avuto lo stesso numero di rappresentanti, fatto questo della pi alta importanza, giacch in esso la vittoria o meno della schiavit sarebbe dipesa non gi dal numero e dalla potenza economica ed intellettuale della popolazione favorevole o contraria a tale istituto, ma semplicemente dal numero degli stati schiavisti od antischiavisti. Quanto alla Camera dei Rappresentanti si convenne che la rappresentanza vi sarebbe stata proporzionale alla popolazione: ma quale popolazione, la libera soltanto o la complessiva? I delegati nel Nord stavano per quella libera esclusivamente; i delegati del Sud, com'era naturale, per quella complessiva, gli schiavi quindi compresi. Il problema fu posto dal Wilson di Pennsylvania sotto una forma assai logica: "se gli schiavi sono ammessi come cittadini, perch non godono della uguaglianza cogli altri cittadini? se sono ammessi come propriet, perch non  ammessa nel computo dei voti anche la propriet d'altro genere?" Ma anche questa volta pur troppo la logica dovette cedere di fronte alla tenacia del Sud, le cui pretese furono in gran parte, se non del tutto, esaudite: venne stabilito infatti di calcolare i 3/5 degli schiavi nella tassazione, e di fare della tassazione la base della rappresentanza; fu questa la famosa "regola dei tre quinti" tanto utile al Sud, per la quale ogni 5 schiavi contavano nel governo generale come 3 liberi, accrescendo cos immensamente la potenza della classe schiavista nel governo dell'Unione.
Il secondo compromesso fu quello relativo all'importazione degli schiavi da una parte, alla tassazione ed agli atti di navigazione dall'altra. I delegati delle Caroline e della Georgia chiedevano, con minaccia di negare in caso diverso il proprio assenso alla costituzione, che al Congresso non fosse lasciato il potere di proibire l'importazione degli schiavi prima del 1808, mentre a ci erano contrari non solo alcuni delegati del Nord ma quelli anche dello stesso Maryland e Virginia, paesi ormai ben provvisti di schiavi e divenuti anzi fornitori dell'estremo Sud in questo ramo di commercio. Pi compatto invece si mostr il Sud, paese essenzialmente agricolo, nel chiedere dei limiti ristretti alle tasse d'esportazione e nel negare al Congresso il potere d'emanare atti di navigazione, intesi a favorire la marina mercantile americana a danno della forestiera, sopprimendo cos quella concorrenza internazionale che garantiva ai piantatori del Sud una esportazione a pi buon mercato dei loro prodotti: i delegati degli Stati dell'Est, dove la navigazione era tanta parte della vita economica del paese, volevano pel contrario lasciata piena libert al Congresso di legiferare su essa. Per metter tutti d'accordo il Morris, governatore della Pennsylvania, propose che si votassero insieme la clausola sull'importazione degli schiavi e quelle relative alla tassazione, dicendo che questo complesso di misure avrebbe potuto costituire un "patto" fra gli Stati del Nord e quelli del Sud: nonostante l'opposizione del Maryland e della Virginia, il patto venne sancito; ai mercanti del Nord fu concesso il potere nel Congresso di emanar leggi di navigazione, col solo limite dei due terzi dei voti, ai piantatori di riso delle Caroline e della Georgia fu assicurata la continuazione legale della tratta africana per un altro ventennio. Questo secondo compromesso, bench involgesse pel Nord a differenza del primo un sacrificio non solo politico ma anche morale, aveva per il vantaggio sull'altro d'essere temporaneo anzich permanente.
Le discussioni ardentissime, che condussero la Convenzione a questo compromesso, ci rivelano gi al 1787 alcuni dei risultati economici e morali della schiavit, ci mostrano il dualismo ormai vivo fra Nord e Sud, ci fanno toccare con mano la variet d'interessi economici e conseguenti vedute politico-morali, che vengono al cozzo fra loro.  una grande lotta economica, la quale sta per ingaggiarsi fra le varie parti della sorgente nazione: agricoltori-proprietari del Nord, armatori dell'Est, commercianti banchieri e industriali della Nuova Inghilterra New York e Pennsylvania, allevatori di schiavi del Maryland e della Virginia, piantatori del Sud, tutti hanno interessi fra loro del tutto od in parte antagonistici, donde una lotta che  ancora allo stato embrionale ma andr ingigantendo nel volger di pochi decenni: nell'equilibrio di tutti questi interessi star la forza della schiavit, nella preponderanza d'alcuni sugli altri la sua rovina irreparabile.
Il fatto capitale, che balzava fuori evidentissimo da questa grave lotta, era la vittoria del Sud: s'era veduto chiaro che la costituzione degli Stati Uniti od avrebbe accontentato i delegati del Sud, delle Caroline e della Georgia in ispecie sostenitrici accanite della schiavit, o non avrebbe raccolto sotto di s tutte le antiche colonie. Il mezzod del resto pi compatto del Nord e del Centro per la sua stessa costituzione sociale, inteso tutto al trionfo d'un solo interesse economico, quello dell'agricoltura esercitata da schiavi, anzich diviso da mire diverse e bene spesso discordi come le altre parti del paese, era rimasto trionfante in quasi tutti i compromessi segnati dalla costituente. La costituzione stessa anzi fu in ultima analisi formulata da uomini del mezzogiorno, derivando essa per la massima parte da quell'abbozzo, opera del Madison, presentato dalla Virginia alla Convenzione, con aggiunte d'un altro progetto presentato da Carlo Pinkney in nome della South Carolina. Dopo circa tre mesi e mezzo di fieri dibattiti; dopo che l'opera intera era stata parecchie volte sul punto di naufragare, dopo titubanze ed esami di coscienza senza numero, dopo rinvii a commissioni, il progetto finale di costituzione veniva accolto e firmato dai delegati il 17 settembre 1787.
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Con questo per la costituzione era ben lungi dall'essere diventata legge fondamentale del paese: le occorreva la ratifica di nove Stati almeno per entrare in vigore negli Stati, che l'avevano approvata, e tale ratifica non doveva esser data dalle legislature dei singoli Stati ma da apposite convenzioni. Il dibattito, che in seno alla Convenzione nazionale aveva potuto risolversi solo a forza di compromessi, si riaccendeva perci in condizioni ben meno favorevoli in seno a singole convenzioni, su cui pi diretta si faceva sentire l'influenza perturbatrice delle discussioni accanite, delle dispute violente, delle polemiche a sangue da cui era agitato l'intero paese. Il federalismo abbracciato per ragioni utilitarie pi che sgorgante da una qualsiasi coscienza nazionale, ed il regionalismo, radicato nei cuori e fatto nell'estrema difesa pi ispido ed intrattabile che mai, si contendevano il campo furiosamente. Mentre i "Federalisti" rappresentavano coi pi vivaci colori lo stato lacrimevole delle cose, l'impotenza all'estero, la miseria e l'anarchia all'interno, deducendone la necessit della nuova forma di governo non certo ideale ma pur sempre superiore agli articoli della Confederazione; i particolaristi detti "Repubblicani", sostenitori ora in buona fede ora per fini egoistici dei diritti particolari, dell'assoluta sovranit degli Stati, aizzavano le popolazioni contro il nuovo progetto federale in nome della pretesa "libert", agitando davanti ai loro occhi lo spettro d'un potere centrale tirannico, soffocatore d'ogni libert individuale e d'ogni autonomia locale, nuova e peggiorata edizione del dispotismo inglese. Rhode Island si rifiut addirittura in sul principio di convocare una convenzione ed ultimo aspett di ratificarla il 20 maggio 1790, quando ormai il nono Stato necessario a darle vigore era entrato da quasi due anni nell'Unione. Nel Massachusetts e nella Virginia, prototipi e campioni del Nord l'uno del Sud l'altra, la costituzione fu accolta piuttosto tardi e con una meschina maggioranza soltanto: 187 voti contro 168 nel primo, 89 contro 79 nella seconda. Nella Carolina del Nord l'assemblea si separ senz'aver nulla concluso e solo al cadere del 1789 quello Stato entrava, dodicesimo, nell'Unione. Il New York, a differenza degli altri Stati centrali, Delaware Pennsylvania e New Jersey, che davano primi la loro ratifica ancora sullo scorcio del 1787, consci della loro importanza derivante dalla posizione geografica, di questa appunto faceva tesoro per lesinare e subordinare a determinate condizioni il proprio voto, tanto pi necessario di quello di altri Stati centrali inquantoch la mancanza di esso avrebbe diviso l'Unione in due met sconnesse. Si dovette solo alla ferrea energia, all'entusiasmo ardente ed all'acutissimo ingegno politico d'un giovane poco pi che trentenne, gi distintosi nella guerra d'indipendenza, Alessandro Hamilton, oriundo scozzese nato a Nevis nelle Indie Occidentali da una famiglia di mercanti e naturalizzato newyorkese, se il debole partito federalista riusciva a spuntarla contro quello particolarista in uno Stato tutto imbevuto di idee antifederaliste, dove, per dirla con le parole dello stesso Hamilton, "due terzi dell'assemblea e quattro settimi del popolo erano contro di esso". "The Federalist", la raccolta di saggi politici in difesa della Costituzione, opera in sostanza dell'Hamilton coadiuvato dal Madison e dal Jay, fu allora uno dei pi grandi coefficienti della disputata vittoria come rimase in seguito fra i capolavori della letteratura politica americana.
Il 26 luglio 1788, un mese dopo della Virginia, Nuova York con 30 voti contro 27 entrava, undecimo Stato, in quell'unione, che la ratifica di Nuova Hampshire del 21 giugno 1788 aveva sostituito come fatto compiuto all'antica Confederazione del 1777: il periodo critico della storia americana, come lo chiama a ragione il Fiske, era stato felicemente superato.((17) ) 
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3. LA COSTITUZIONE FEDERALE E L'AMMINISTRAZIONE LOCALE.
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L'infuriare vivissimo della lotta pro e contro la costituzione in seno al paese dopo i dibattiti ben noti nella convenzione di Philadelphia, la stessa incertezza della vittoria, rivelata dalla quantit di emendamenti spesso capitali presentati invano nelle convenzioni locali, e pi ancora la tenuit di essa, rispecchiata nelle esigue maggioranze ottenute nei principali Stati, erano prova documentata del fatto che la costituzione americana, com'ebbe a dire giustamente Giovanni Quinzio Adams, fu "strappata ad un popolo ripugnante dall'opprimente necessit". Eppure se v' paese al mondo, della cui costituzione il popolo vada superbo, considerandola non solo come la pi adatta al caso suo ma addirittura come una costituzione ideale, come l'opera politica pi perfetta che mente di statista potesse mai ideare, questo paese  proprio l'America; fatto che, pur tenendo il debito conto dello chauvinismo americano, non capirebbe, data l'accoglienza primitiva di essa, chi non conoscesse il significato speciale assunto da quella costituzione nella vita politica degli Stati Uniti. Cessata col trionfo dei federalisti la lotta pro e contro la costituzione, cominci quella pro e contro la sua interpretazione: la indeterminatezza di certe norme, l'ambiguit di dati articoli, la malleabilit sopratutto di essa, che per fortuna della societ americana le impediva di cristallizzarsi, divenivano armi formidabili in mano a ciascuno dei partiti in lotta per ammantare la loro merce del drappo costituzionale, non essendo difficile per via di deduzioni logiche ricondurre a qualche articolo della costituzione i principii da esso sostenuti. Per un troppo logico processo di psicologia politica collettiva la costituzione, riconosciuta superiore a tutto ed a tutti, fatta perci piattaforma arma e scudo dei partiti, degli Stati, delle classi, degli individui nella difesa dei loro interessi, divenne l'arca santa della nazione, il palladio pi sicuro della libert che le generazioni potessero trasmettere alle generazioni; si ebbe, come fu detto con parola felicissima, la canonizzazione della costituzione, ragione per cui la costituzionalit o meno d'un provvedimento qualsiasi ebbe ed ha davanti alla mente del popolo americano maggior peso della stessa opportunit o meno di esso. Cos mentre i "padri" stessi della costituzione avevano dubbi sull'opera loro, ritenendola solo quanto in quel momento poteva farsi di meno peggio, i figli ed i nipoti s'abituarono a considerarli come semidei messaggeri della verit politica infallibile; e la costituzione degli Stati Uniti rimase cos nell'opinione pubblica dell'America e per riflesso di tutto il mondo civile l'opera pi perfetta che l'intelletto umano, innamorato degli ideali filosofici del secolo diciottesimo, avesse un giorno compiuto per la felicit d'una gente, anzich il risultato affatto impersonale di precedenti storici secolari e di necessit impellenti del momento. Come infatti la ribellione delle colonie contro la madrepatria era stata in sulle prime difesa di libert secolari anzich lotta cosciente per un'indipendenza non sognata; come la dichiarazione del 1776 era stata rivendicazione di diritti positivi anzich enunciazione di astratti diritti teorici; cos la costituzione degli Stati Uniti si riattacca da una parte, come ben dimostra il Bryce, agli statuti ed agli usi coloniali preesistenti, si spiega dall'altra, come dimostra la storia imparziale, con la necessit di conciliare gli antagonismi stridenti fra i pi vitali interessi, politici ed economici, di quella societ in formazione.
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Lo stato federale non fu anzitutto se non il prodotto naturale delle forze, che avevano generato gli stati particolari. Identica ne era la genesi, identico il processo: degli uomini uguali e liberi si erano raggruppati, come vedemmo, in townships od in contee; dei townships, delle contee, eguali e libere avevano volontariamente organizzato lo stato coloniale, Commonwealth, per loro sicurezza e comodit; degli stati eguali e liberi organizzano volontariamente per un interesse non meno positivo lo Stato federale, dotandolo con mano avarissima dei poteri indispensabili soltanto. Come la societ coloniale era cominciata coll'individuo, con un individuo autonomo completo cosciente, realizzante quasi l'ipotesi d'un contratto sociale; cos la societ federale cominciava con un patto esplicito tra le singole persone morali strettesi in una unit politica. L'intero sistema politico non fu infatti che un'espansione del selfgovernment locale: come prima della costituzione, cos dopo lo Stato non fu che un aggregato di corpi locali. Questi invero pi ancora delle stesse colonie avevano fatto la costituzione, giacch questi avevano raccolto il potere sovrano al cadere insieme con la sovranit britannica delle carte da essa concesse alle colonie: in quel momento d'incertezza, in cui mal si sapeva in chi sarebbe ricaduto e chi avrebbe esercitato il potere politico, depositari della sovranit erano stati, come vedemmo, i corpi locali dapprima, il popolo intero delle singole colonie in appresso.
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Lo Stato, che usciva dalla rivoluzione americana, era cos un prodotto della nazione, invece di esser questa il prodotto dello Stato, come era avvenuto in Europa. Qui per lo Stato storico, mistico, fatale, in cui si  concentrata ed incarnata una potente coscienza nazionale, sopra le teste curvate degli individui; in America invece quasi punto patria, appena una nazione, uno Stato senza passato e senza prestigio, un puro espediente del momento, l'opera volontaria e riflessiva d'uomini eguali e liberi. Invece d'uno Stato soldato, giustiziere, creatore laborioso dell'ordine, tardo artefice e dispensatore circospetto del diritto comune, lo Stato americano sar per cos dire uno Stato scioperato, dispensato per la forza od il favore di circostanze da ogni incombenza, avanzato e supplito nelle sue leggi dai costumi, preceduto nel mondo dei fatti dalla libert e dall'eguaglianza. Non esso quindi, ma l'individuo sar la sola personalit morale e giuridica completa; non esso far le concessioni necessarie all'individuo, ma questo investir mano mano lo Stato dei poteri necessari, dandogli funzioni espresse e ben delimitate. Lungi pertanto dall'esser lo Stato arbitro delle parti, da cui risulta, le singole parti saranno per comune consenso le arbitre dello Stato federale. A questo si dar infatti sino dai primi momenti solo quel minimum, che  necessario perch possa sussistere; tanto pi che alla diffidenza assoluta contro ogni potere centrale unico e forte si univa qui la mancanza di quell'interesse vitale della difesa esterna, che era stato in Europa la causa principale dell'accentramento politico incarnato per tanti secoli nella monarchia conquistatrice ed unificatrice del paese. (18)
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Un rapido esame della costituzione ci convince largamente di ci.
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Nella costituzione americana il potere legislativo spetta ad un Congresso, composto del Senato e della Camera dei Rappresentanti. La Camera  biennale e si compone di cittadini oltre i 25 anni di et scelti dagli elettori dei singoli Stati in proporzione al numero degli abitanti, in modo da non eccedere l'uno su 30,000 abitanti, ma s che ogni Stato ne abbia uno almeno; essa sceglie il suo presidente e sola ha il diritto di mettere in istato di accusa i propri membri. Il Senato  sessennale, ma rinnovabile per un terzo ogni due anni, e si compone di cittadini oltre i 30 anni d'et, scelti in numero di due per ogni Stato dalla legislatura dello Stato stesso; il vice presidente degli Stati Uniti ne  presidente, per senza voto, salvo il caso che i voti siano pari: esso solo pu giudicare dei suoi membri e, presieduto dal giudice della Corte suprema, giudicare del presidente degli Stati Uniti. Il tempo, il luogo, la maniera di procedere alle elezioni dei senatori e dei deputati sono prescritti per ogni Stato dalle singole legislature. Il potere spetta alla maggioranza, ma la minoranza pu rinviare le adunanze; ogni proposta di legge votata dal Congresso deve, prima d'entrare in vigore, esser sottoposta al Presidente degli Stati Uniti: se egli non l'approva, la rimanda alla Camera, donde  partita; se dopo averla riveduta i due terzi di questa Camera le sono favorevoli, essa viene inviata con le obbiezioni del Presidente all'altra Camera, e, nel caso che anche i due terzi di questa l'approvino, ha vigore di legge. Il potere esecutivo  attribuito ad un presidente d'oltre 35 anni, quadriennale, e ad un vicepresidente, eletti nel modo seguente: ogni Stato deve scegliere un numero di elettori uguale al numero dei rappresentanti che ha nelle due camere federali, ed essi si riuniscono per l'elezione definitiva; chi riporta il maggior numero di voti  proclamato Presidente, chi vien subito dopo Vice-presidente. Il potere giudiziario  conferito ad una Suprema Corte Federale ed a quei tribunali inferiori, che al Congresso piaccia di stabilire a seconda del bisogno: il potere giudiziario soltanto pu decidere nei casi relativi alla Costituzione.  la Corte suprema, che d al potere giudiziario una forza immensa, superiore a quella che non abbia negli altri governi rappresentativi; per essa il potere giudiziario  agli Stati Uniti il conservatore della Costituzione, il solo che abbia il potere di abrogare una legge, dichiarandola contraria alla Costituzione. La sua importanza ci appare subito immensa, se pensiamo ch'essa  arbitra inappellabile nei conflitti, che, con una Costituzione siffatta, possono nascere tra la Confederazione e gli Stati, tra i vari Stati, tra i cittadini e lo Stato, tra i cittadini e la Confederazione e cos via. Nessuna meraviglia perci se, avuto riguardo agli ottimi risultati pratici, questa  ritenuta la pi utile istituzione americana, se il Bryce non dubita ch'essa abbia salvato la costituzione. "Gli Stati Uniti garantiscono ad ogni Stato dell'Unione una forma di governo repubblicana, e la difesa da qualunque invasione; ed a richiesta della Legislatura anche la tutela dai disordini interni": queste sono le parole testuali con cui la costituzione stabilisce i rapporti che devono correre fra gli Stati ed il governo federale. Cos, mentre nelle questioni di carattere generale gli Stati Uniti figurano come un solo Stato, spettando al governo federale quanto riguarda la guerra e la pace, la diplomazia, i trattati, la moneta, gli accordi commerciali ecc., nelle questioni regionali invece essi figurano come un insieme di Stati, in cui i rapporti fra cittadino e cittadino, lo sviluppo della vita economica intellettuale e morale sono governati da leggi particolari emanate dalle singole legislature di Stato. Quanto poi alle modificazioni, che potessero occorrere nella Costituzione, il testo di essa dice: "Il Congresso, ogni qualvolta i due terzi di ambedue le Camere lo credano necessario proporr emendamenti a questa Costituzione, od a richiesta delle Legislature di due terzi dei vari Stati raduner una Convenzione per proporre emendamenti, che in ambedue i casi saranno validi, ad ogni fine ed effetto, come parte di questa Costituzione, quando sieno ratificati dalle Legislature di tre quarti dei vari Stati, ovvero da convenzioni parimenti composte di tre quarti di essi".
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Netta come si vede  in questa Costituzione la distinzione dei tre poteri, legislativo esecutivo e giudiziario, ciascuno dei quali  provveduto d'un organo a parte; ma unica la sorgente da cui emanano. Il Presidente, eletto dal popolo, senza intervento del Congresso o dei legislatori, rappresenta la nazione. Dei due corpi che compongono il Congresso, uno solo, la Camera dei Rappresentanti, emana direttamente dal suffragio universale popolare; ma l'altro, il Senato, non ripete un'origine meno nazionale per quanto diversa. Esso, che riceve il suo mandato da legislature elette le quali rappresentano gli interessi generali di ciascun Stato, rappresenta delle alte parti contraenti, le antiche sovranit distinte associate per la difesa ed i progressi comuni: diversa quindi nella natura l'autorit sua  non meno grande e sentita di quella dell'altra Camera. Se avverranno quindi conflitti fra questi tre poteri, non potendo alcuno di essi per una origine speciale considerarsi l'arbitro della situazione, dovere morale di ciascuno sar di resistere sino in fondo non gi semplicemente di fare una dimostrazione di forza per intimidire, correggere, rimettere sulla via creduta migliore gli altri, come succeder negli stati costituzionali d'Europa, dove uno solo generalmente avr la forza morale ed il prestigio che deriva dal suffragio popolare. Il dissidio quindi rimarr quivi inconciliabile ed insanabile finch dureranno al potere le parti contendenti.
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Ma non solo nell'origine, bens anche nei rapporti reciproci fra i tre poteri, questa costituzione manteneva ad arte la stessa causa di debolezza. Mentre col governo di gabinetto adottato dall'Inghilterra e imitato poi da altri paesi d'Europa i poteri dirigenti dello Stato, il legislativo e l'esecutivo, sono fusi insieme per assicurare e fortificare l'azione politica di esso, e stabilite le norme per un pronto ritorno alla sovranit d'un'unica volont, nel caso di conflitto fra essi, la Costituzione americana li ha tenuti irrimediabilmente separati, li ha creati tutti deboli, lasciando loro soltanto la forza di tenersi a vicenda in iscacco. I ministri infatti non fanno parte delle Camere, mentre le due Camere praticamente oltrecch teoricamente hanno gli stessi poteri. Ne segue che l'esecutivo non ha i mezzi di procurarsi le leggi e le risorse finanziarie di cui ha bisogno per la sua missione, rimanendo a lui semplicemente un veto sospensivo per opporsi ai deliberati delle assemblee; mentre nessuna delle due branche del potere legislativo, quando siano in lotta fra loro, ha dovere o motivo di cedere. Come ci poi non bastasse, esecutivo e legislativo sono esposti a vedersi annullare virtualmente dal potere giudiziario le leggi e gli atti di governo, che stimano pi necessari. Con maggior arte non si sarebbe potuto costituire un governo centrale pi debole, pi innocuo per le libert particolari dei singoli Stati. La stessa prospettiva d'un conflitto prolungato fra i vari poteri, lungi dal presentarsi come un pericolo sociale, apparir una garanzia di queste libert; e la Costituzione non si cura perci di assicurare la pronta risoluzione della controversia. N le Camere infatti possono obbligare i ministri a dimettersi, n il ministero pu dissolvere la Camera, n il Presidente pu appellarsi alla nazione come giudice supremo: la macchina del potere s'arresta colpita dalla paralisi voluta dalle singole sue parti, finch non sia spirato il termine elettorale garantito a ciascuna di esse. (19)
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La stessa noncuranza artificiale dell'unit d'azione e della forza del governo si avvertir del resto nelle Costituzioni degli Stati particolari((20) ) : nella sfera degli Stati come nella sfera federale l'attivit legislativa non verr meno ristretta dell'attivit amministrativa: e la tendenza nella storia successiva sar per un'accentuazione sempre maggiore di tale impotenza del potere politico. Come nella Costituzione federale si  cercato di garantire al massimo grado l'indipendenza dei singoli Stati, cos in quelle particolari si cercher di garantire quello dell'individuo. Nella mente d'un popolo, che tutto portava ad una concezione quanto mai individualista della vita, il potere politico doveva avere fini negativi pi che positivi; in esso anzich vedere uno strumento, si temeva un ostacolo del progresso. Dalla convinzione che il progresso  opera dell'individuo, il quale non ha bisogno che di libert per effettuarlo, nasceva logicamente la preoccupazione di premunirsi contro la legge piuttosto che di farvi appello. Anche nei singoli Stati infatti non solo il suffragio popolare sar la fonte di tutti i poteri, legislativo esecutivo e giudiziario; ma, cosa ancor pi grave, nella generalit di essi i ministri saranno eletti individualmente dal popolo, anzich collettivamente dal governatore, diventando cos dei puri e semplici capi-servizio affatto indipendenti, anzich dei membri concordi d'uno stesso organo politico: lungi dall'aversi per tal modo un'unit vigorosa di governo, il governo stesso verr a mancare, riducendosi ad una pura e semplice amministrazione, sprovvista d'ogni coordinamento fra i singoli suoi servizi affatto indipendenti l'uno dall'altro.
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Il governatore infatti, in teoria centro di coordinamento del potere come presidente ufficiale dello Stato, non avr che rare ed innocenti attribuzioni, quali il comando della milizia locale e della polizia, la convocazione della Camera in sessione straordinaria, il diritto di grazia e cos via: posseder,  vero, un diritto di veto, ma solo sospensivo, venendo anch'esso annullato da un secondo voto preso a maggioranza di 2/3 o 3/5 dei membri della legislatura. Con la sua relazione annuale davanti a questa sulla situazione dello Stato, egli sar un vero agente d'informazioni, pi che il capo d'una compatta amministrazione. Anche questa del resto mancher del tutto, non avendo lo Stato singolo a sua disposizione neppure quel mezzo fondamentale d'azione, che  la burocrazia. N i suoi agenti politici e giudiziari infatti n perfino i suoi agenti tecnici costituiranno una vera burocrazia; perch, eletti individualmente dal popolo del distretto in cui dovranno esercitare le loro funzioni, non dipenderanno n direttamente n indirettamente dal potere centrale, non formeranno alcuna classe, i cui membri siano subordinati gli uni agli altri dal legame gerarchico. In sui primi tempi il governatore o la legislatura o tutti due insieme nomineranno un certo numero di funzionari di Stato, i giudici in ispecie, al centro o nei distretti, ma col procedere dei tempi nella grande maggioranza degli Stati tutti i funzionari preposti ad un servizio, non solamente locale ma generale, saranno elettivi, scelti dagli abitanti del distretto stesso in cui dovranno operare. Pi che funzionari dello Stato saranno essi quindi mandatari d'una frazione dello Stato, agenti locali incaricati d'una funzione di pertinenza dello Stato: lo stesso sceriffo, il rappresentante del governatore e l'unico depositario dell'autorit centrale esecutiva nella contea, colui che deve mantenere la pace pubblica e reprimere al caso ogni rivolta contro lo Stato, sar eletto dal suffragio universale! Dello Stato quindi non vi sar se non il nome perfino l, dove esso mediante pseudo-rappresentanti esercita le funzioni di sua competenza; i singoli distretti non solo si amministreranno ma perfino si governeranno da s, formando ciascuno un piccolo Stato. Non si potr da questo lato parlare neppure di decentramento ma addirittura di disgregazione del potere centrale, di decomposizione amministrativa. Dal controllo mediato o immediato sulla ripartizione delle imposte in fuori, non vi sar nella maggior parte degli Stati altro esempio effettivo di tutela confidata al potere esecutivo: e lo stesso estimo dei valori imponibili e la stessa percezione delle imposte sar opera dei townships anzich dello Stato!
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Se in tanto indebolimento del potere centrale, i fini dell'amministrazione pubblica saranno in generale raggiunti e soddisfatti i bisogni ed assicurato il progresso dei consociati, ci si dovr in primo luogo al senso pratico di essi, allo stesso esercizio secolare delle libert, al vecchio istinto anglo-sassone di rispetto profondo all'ordine legalmente dato, all'autorit legalmente costituita; in secondo luogo all'opera in proposito della legislatura, la quale, conformemente ad una pratica inglese immemorabile, supplir essa fino ad un certo punto alla tutela amministrativa, negata al potere esecutivo, coi suoi statuti generali quanto mai minuziosi e pi ancora coi suoi atti privati speciali o locali, che si moltiplicheranno all'infinito: il corpo legislativo diventer cos nei singoli Stati un corpo regolamentare, il vero superiore gerarchico dei funzionari pubblici; la tutela dell'amministrazione pi ancora che la legislazione il suo compito principale.
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Lo Stato non sar cos rappresentato nell'Unione da un governo che disponga d'una burocrazia, ma da una legislatura organo quanto mai disadatto ad amministrare un paese. L'esser governati il meno possibile diventer ogni giorno pi l'ideale dell'Americano; e, lungi dal mostrare qualsiasi assodamento del potere esecutivo, federale o di Stato, la storia degli Stati Uniti mostrer una diminuizione nello stesso potere legislativo, in quello di Stato specialmente, con la durata sempre pi corta delle sessioni parlamentari dei singoli Stati, con la negazione alle legislature del diritto di redigere e modificare esse stesse il regolamento di procedura parlamentare, con una serie insomma ogni giorno maggiore di limitazioni, nel campo finanziario in ispecie, dove s'arriver in certi Stati a rendere impossibile nella pratica la contrattazione d'un debito pubblico! Anche nello Stato come nell'Unione trionfer il proposito di ridurre ai minimi termini l'autorit centrale non solo, ma anche di legarla in modo da renderla una parvenza pi che una sostanza.
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Tra governo federale poi e governo di Stato sar teoricamente impossibile ogni attrito: la Costituzione fa una divisione netta recisa capitale fra i poteri federali e quelli di Stato, e d a ciascuno i mezzi indipendenti per esercitarli: i rapporti fra essi hanno un carattere pressoch internazionale. Quando sorga quindi un conflitto tra governo nazionale e governo provinciale, quando uno Stato nei limiti della propria competenza prenda delle misure contrarie agli interessi generali dell'Unione, nessuna via per appianarlo  offerta dalla legge fondamentale: si uscir in tal caso dal campo del diritto amministrativo, per entrare in quello del diritto delle genti, del diritto naturale per eccellenza, ed il conflitto si risolver immediatamente in una questione di forza, in una guerra, che sar quindi guerra civile.
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Questa organizzazione politica, che annichilisce addirittura lo Stato sia federale che regionale per garantire al massimo grado la libert dell'individuo, era possibile agli Stati Uniti, perch in essi n la sicurezza n l'amministrazione della nazione avevano bisogno d'un forte potere federale o d'un forte potere di Stato: la prima era garantita dalla posizione geografica, la seconda da quei corpi locali, che continuavano ad essere le sorgenti pure ed inesauribili della vita nazionale. Ristretta infatti ed inceppata nel governo nazionale, languente e screditata in quello di Stato, la vita pubblica continuava a manifestarsi in tutta la sua vivacit nei corpi locali, nei townships, nelle contee, nelle citt: questi rimanevano il vero focolare di essa. I townships negli Stati pi settentrionali, le contee o parrocchie nei pi meridionali eserciteranno un gran numero di servizi, che sul continente europeo hanno carattere generale, addirittura nazionale, come l'assistenza pubblica, la giustizia criminale e civile inferiore, la polizia, l'istruzione elementare, la viabilit, le carceri, le imposte, ecc.: essi saranno come delle piccole repubbliche indipendenti, il vero seggio di quasi ogni attivit amministrativa, d'una attivit estesissima, svariata e pressoch autonoma, in vivo contrasto coll'inerzia ed il languore dell'Unione e dello Stato.
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Torpida al cuore, la vita pulser impetuosamente eppur semplicemente alla periferia; e gli antichi corpi locali, in cui tutta s'assommava la vita pubblica nell'et coloniale, rispettati dalla Costituzione, sopravviveranno con la stessa forza della giovent alle condizioni politiche e sociali che li avevano determinati. Nel nord i cittadini del townships si riuniranno insieme una o pi volte all'anno nel palazzo di citt, in una chiesa, all'aria aperta; e questa assemblea generale nominer i suoi selectmen, sorta di municipalit collettiva, la commissione scolastica, i capi dei servizi comunali; proceder all'esame di tutti gli affari portati all'ordine del giorno; eserciter i poteri legislativi della sua sfera d'azione, senza che alcun'altra autorit ne esamini ed approvi o rigetti le deliberazioni; fisser il suo bilancio; udir le relazioni dei magistrati eletti e ne rivedr i conti. Nel Sud, dove il latifondo e la dispersione degli abitanti hanno reso impossibile il costituirsi del township, il posto di questo sar occupato da una circoscrizione pi vasta, la contea: in essa non vi sar,  vero, data la poca densit della popolazione, alcuna assemblea generale; ma l'autonomia, di cui godr nel campo dei servizi locali, sar eguale a quella del township.
. Negli Stati centrali infine dove coesisteranno il township e la contea, la seconda eserciter sul primo una specie di tutela rudimentale, che non andr pi in l della revisione dei conti, del controllo sull'estimo dei valori imponibili e sulle scuole. Negata invece nel Nord, come nel Centro, come nel Sud sar l'autonomia alle grandi corporazioni urbane, alle citt, le quali, creazione dello Stato, dipenderanno dalla legislatura di questo, che se ne riserver in gran parte l'amministrazione. La costituzione delle citt sar modellata in generale sul governo federale: una specie di sindaco, corrispondente al presidente, due assemblee, corrispondenti al Congresso, con le loro commissioni, un corpo di funzionari nominati dalle assemblee od eletti dal popolo: anche in essa lo stesso sminuzzamento del potere notato nelle Costituzioni federale e di Stato. Le attribuzioni del resto, spettanti a questi corpi municipali, saranno poche e di poca importanza, cio quelle soltanto menzionate espressamente nella carta particolare o nelle leggi generali d'incorporazione, in virt delle quali prenderanno origine le municipalit stesse: nel concedere tali carte e statuti la legislatura dello Stato avr cura di riservare per s le attribuzioni pi importanti, affidando ai corpi municipali soltanto quelle indispensabili, sistema al quale si dovranno appunto gli abusi scandalosi, l'immane corruzione amministrativa di molte citt americane nel secolo diciannovesimo.
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Tale l'organizzazione politica ed amministrativa, che si dava la nuova nazione, istituzioni non dettate ad essa da alcun principio teorico ma tolte senz'altro da una pratica secolare, ispirate dai caratteri e dai bisogni della sua societ. Popolazione poco densa e fluttuante in un territorio immenso, sicurezza da ogni pericolo esterno, bisogno di libert assoluta d'azione per produrre la ricchezza pi che di ordine sociale per difenderla e conservarla, attitudine spiccata e capacit provetta al selfgovernment, coscienza nazionale appena incipiente e coscienza regionale sviluppatissima, tutto portava alla negazione, pu dirsi, dello Stato, sia federale che particolare, alla piena indipendenza di questo da quello, al rigoglio della vita municipale in tutte le sue forme. La prosperit non si aspettava dallo Stato, ma dall'energia dell'individuo; allo Stato non si chiedeva che la garanzia della pi sconfinata libert individuale, della pi completa autonomia locale.
Con questi auspici politici la societ anglo-americana iniziava il periodo nazionale della sua storia.
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Lineamenti e tendenze della societ anglo-americana all'inizio della vita nazionale.
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Il 29 maggio 1790, giorno in cui Rhode Island entrava, completandola, nell'Unione, costituisce una data memoranda nella storia americana: bench il periodo coloniale cessi colla Dichiarazione d'indipendenza del 4 luglio 1776 od, a pi stretto rigore, con la pace di Parigi del 3 settembre 1783; per chi guardi la sostanza pi che la forma, col 1790 soltanto cessa in tutto il paese la vita coloniale ed incomincia quella nazionale della societ anglo-americana. Paragonabile al valico di alpestre catena, cui mettono capo i mille sentieri che salgono su dalle valli e da cui si dipartono i mille altri dell'opposto versante,  questo il punto critico, cui fa capo tutta la storia passata, e da cui sulla trama distesa dall'epoca precedente comincia a svolgersi quella futura.
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Non abitata da popoli vetusti per civilt da spogliare, priva in apparenza di metalli nobili, non coperta di piante preziose, la parte settentrionale dell'America, a differenza di quella centrale e meridionale, era stata lasciata quasi in disparte nella prima ricerca affannosa dei popoli colonizzatori dell'Occidente: se ne eccettui gli Spagnuoli, che vi avevano posto stabile piede all'estremo Sud, nella Florida, nessun altro popolo aveva fondato in esso stabilimenti duraturi nel secolo sedicesimo. La vera colonizzazione del continente nord-americano incomincia nel secolo diciassettesimo: la iniziano con successo i Francesi nella vallata del S. Lorenzo e sulla costa atlantica gli Inglesi nella Nuova Inghilterra e nella Virginia, centri originari di colonizzazione tra cui s'incuneano Olandesi e Svedesi. Troppo pochi per contrastare l'espansione neerlandese, questi ultimi vengono ben presto assorbiti dagli Olandesi, i quali alla loro volta inferiori per numero e per energia, sopratutto per istituzioni, pi atte ad ostacolare che a favorire la colonizzazione, a quel vigoroso elemento inglese, che li serra come in una morsa da nord a sud, terminano coll'essere vinti ed assorbiti da questo. La colonizzazione inglese si diffonde cos rigogliosa per quanto lenta su tutta la costa atlantica, costretta dal suo carattere essenzialmente agricolo a spezzare col ferro e col piombo la resistenza degli Indiani spogliati delle loro terre. Nel secolo diciottesimo, occupato ormai il territorio fra l'Atlantico e gli Allegani, i coloni inglesi s'apprestano a valicare questa catena per entrare nel cuore del continente; ma vi trovano un ostacolo insormontabile in quei Francesi, che nel frattempo, oltrepassati i Grandi Laghi canadesi, si erano spinti sino al golfo del Messico, ed, in grado per il carattere esclusivamente commerciale della loro colonizzazione di accarezzare anzich distruggere la razza indigena, avevano potuto col favore di questa estendere il loro controllo militare e politico su tutto il bacino del Mississippi.
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Nella lotta per la terra, che necessariamente ne consegue, la colonizzazione di razza degli Inglesi, sorretta efficacemente dalla madrepatria, finisce col prevalere su quella ecclesiastico-feudale dei Francesi, il cui impero nord-americano cade tutto in mano dell'Inghilterra, se ne eccettui le foci del Mississippi, passate alla Spagna. Signora di cos vasto dominio, la Gran Bretagna vorrebbe ridurlo tutto quanto sotto il suo impero assoluto; ma se non trova in ci difficolt alcuna nel Canad, nato e cresciuto sotto il dispotismo accentratore della Francia, vede sollevarsi le sue antiche colonie, le quali, sfruttate sino allora nel campo economico ma rispettate fino ad un certo punto nelle loro autonomie locali e nelle loro libert politiche, approfittano dell'occasione favorevole, offerta loro ciecamente dalla madrepatria, per rivendicare quell'indipendenza cui le aveva rese mature lo sviluppo prodigioso della vita economica e sociale.
Al termine dell'epica lotta l'Inghilterra non conserva pi del Nord-America che la parte posta a settentrione dei Grandi Laghi, vale a dire il Canad; mentre il resto del continente, diviso fra gli Anglo-Americani, che si estendono dal Maine alla Georgia e dall'Atlantico al Mississippi, e gli Spagnuoli, che occupano con la Florida la costa del Golfo del Messico ed avanzano le loro pretese sulle terre d'oltre Mississippi, rimane aperto alla colonizzazione interna dei primi, troppo superiori materialmente e socialmente agli Spagnuoli ed ai Francesi, che per qualche anno sostituiranno i primi nella Luigiana, per non soppiantare gli uni e gli altri entro pochi decenni in tutto l'immenso territorio, parco di caccia, violabile a piacimento, d'un pugno d'indiani.
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Le tredici colonie inglesi non si sono unite insieme per se non per resistere con pi successo al comune nemico; cosicch, acquistata l'indipendenza, il particolarismo frutto necessario d'una storia secolare torna a prevalere nella forma pi cruda, minacciando di travolgere l'opera della Rivoluzione. La nuova costituzione federale, la quale mentre assicura ai singoli Stati quella completa autonomia, ch'era sacro retaggio delle vecchie colonie, permette loro di costituire una sola nazione, arresta il dissolvimento palese della nuova societ e le garantisce nella forma politica federale, l'unica capace di tener insieme nonch le vecchie colonie troppo gelose della propria indipendenza le decine e decine di Stati che sarebbero sorti accanto ad esse in mezzo un continente, lo svolgimento di quelle autonomie locali e di quelle libert individuali in nome delle quali, sbocciate e fortificate nella serra calda del periodo coloniale, l'America era sorta a nazione. Il 1790 raccoglie tutte le sparse collettivit all'ombra d'una comune bandiera, sotto l'egida d'una legge comune di libert e d'uguaglianza per esse e pei cittadini loro, inaugurando colla presidenza dell'uomo, al cui valore ed alla cui saggezza si doveva in parte non piccola l'esito fortunato della guerra d'indipendenza, Giorgio Washington, eletto l'anno innanzi, la storia nazionale degli Stati Uniti d'America.
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L'Unione americana contava allora una popolazione di 3.929.414 abitanti. Il 95% di essa abitava ancora quella striscia di terra larga in media un 255 miglia e lunga dai 14 ai 15 gradi, che si estende fra l'Oceano e gli Allegani, dal Maine alla Florida, ed in cui vivono oggi pur senza accalcarsi soverchiamente un 25 milioni d'abitanti. Rara perci quanto mai la popolazione nelle stesse sedi pi antiche, se ne eccettui la costa del Massachusetts, la parte meridionale della Nuova Inghilterra e le vicinanze di New York, i punti pi densamente abitati: gli otto noni a dir poco del suolo della Virginia, che pur era la pi popolata delle colonie meridionali, erano inoccupati; il New York settentrionale ancora pressoch deserto, faceva parte di quello che allora si chiamava il Far West. Oltre i monti poi, nelle nuove sedi, solo degli arditi pionieri sparsi qua e l nella Virginia occidentale, sul lago Ontario e presso le riviere ed i laghi suoi tributari; degli avamposti, come Detroit, Vincennes, Green River ed altri, nel territorio di Nord-ovest; dei nuclei pi solidi di colonizzazione nel Kentucky settentrionale lungo l'Ohio e nel Tennessee lungo la vallata del Cumberland, in tutto meno di 200.000 abitanti, avanguardia pi che altro di quella fiumana che allora soltanto cominciava a riversarsi sull'occidente per le quattro strade del Mohawk ed Ontario, del Potomac superiore, della Virginia sud-occidentale e della Georgia occidentale.
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La vita era ancora dappertutto essenzialmente rurale: salvo i pochi porti, dove il commercio era fiorente, salvo pochi centri urbani, fra cui Boston, New York, Philadelphia, Baltimora e Charleston soltanto oltrepassavano i 10.000 abitanti, la popolazione nella sua quasi totalit (il 96 % ancora al 1800) viveva dispersa per la campagna, ed il nerbo di essa era dato nel Nord da una classe di agricoltori, che coltivava con le proprie mani il piccolo farm, nel Sud da una classe di latifondisti che coltivavano coll'opera degli schiavi le vaste tenute. La vita industriale del paese era rappresentata in gran parte dalla manifattura domestica: ch l'industria vera e propria, se ne togli quella navale in alcuni punti della costa, era ancora in sul nascere, impedita fino allora dalla poca densit della popolazione e dalla poca accumulazione di capitale pi ancora che dal monopolio industriale e commerciale dell'antica metropoli. Solo allora il lavoro incominciava gradualmente a cangiare la sua forma, passando da un complesso di operazioni manuali isolate ad un sistema di lavoro organizzato, condotto mediante imprese regolari, con vasti capitali, col sussidio delle nuove macchine inventate in Europa; tanto che ancora nel 1810 alla manifattura domestica spettavano oltre i 2/3 delle stesse vesti e dell'intovagliato consumati agli Stati Uniti, quantunque gi dal 1786 degli artigiani scozzesi abbiano cominciato a costruire a Bridgewater, Mass.
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Le prime macchine da filare sul modello di quella d'Arkwright, e dal 1790 l'operaio inglese Samuel Slater detto "il padre delle manifatture americane" abbia fondato a Pawtuchet, R. I. una grande officina per fabbricarvi tutte le macchine imparate a fabbricare in Inghilterra. Anche le comunicazioni erano ancora difficili, ch la stessa navigazione fluviale a vapore, quest'anticipazione della strada ferrata in un paese solcato da una rete naturale di fiumi e di laghi, non esisteva pu dirsi nella pratica prima degli ardimenti del Fulton sull'Hudson nel 1807 e sul Mississippi nel 1811, nonostante i tentativi ripetuti qua e l dal 1763 in poi da William Herny, da John Fitch, da Oliver Evans, dal Rumsey ed altri.
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Nulla insomma era venuto ancora a modificare profondamente nel campo materiale la vita americana dell'epoca precedente, come nulla era venuto a sconvolgerla in quello morale ed intellettuale: gli effetti perturbatori della Rivoluzione non hanno ancora avuto il tempo di svolgersi; l'immigrazione europea  tuttora cos scarsa (10.000 immigranti nel 1790, 4000 soltanto nel 1804 e 1805) , che il vecchio elemento coloniale lungi dall'esserne modificato radicalmente, la assorbe senza quasi accorgersene. Usi, costumi, idee sono su per gi quelli dell'et coloniale.
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Certo in New York, fino al 1790, e poi in Filadelfia, capitali provvisorie prima del trasporto del governo nella neonata Washington, avvenuto nel giugno 1800, si svolge una vita sociale straordinariamente vivace, che nell'entourage del presidente e nell'ambiente governativo in ispecie assume per dir cos un aspetto nazionale; ma la societ americana continua a svilupparsi separatamente e con caratteri distinti nelle varie sedi della colonizzazione, nella democratica Nuova Inghilterra dalla semplice vita e dall'alto livello intellettuale e morale delle popolazioni, nelle grosse colonie centrali dedite al commercio e dalla tinta cosmopolita, nel Sud aristocratico e feudale dai vivi contrasti fra la gaia vita della sua classe dominante dove pi dove meno raffinata e quella dolorante dei suoi schiavi; mentre l'elemento pi ardito di queste vecchie sedi, il pioniere imbevuto di solito dell'idea yankee, va a spianare alla futura immigrazione europea la via del lontano Occidente, dove presto andranno sorgendo come per incanto nuove citt, si apriranno nuove strade commerciali, si organizzeranno territori, si getteranno insomma le basi d'un nuovo raggruppamento di Stati, diverso da ciascuno di quelli del territorio orientale.
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Sono tante societ distinte, diverse, talora addirittura antagonistiche, al punto da non escludere perfino eventuali conflitti terribili fra loro, non v' ancora la nazione; ch per la diversit delle origini e l'isolamento dello sviluppo, per la mancanza cio di una storia comune, manca pure quel sentimento di solidariet ereditaria, che lega fra loro i membri d'una stessa generazione nella comunanza dei ricordi, dei trionfi, dei dolori dei padri: mentre da parte della popolazione dispersa su vastissimo territorio, priva di quei veri e propri laboratori di civismo che sono le grandi agglomerazioni urbane, dotata sopratutto di quella mobilit estrema di espansione, cui la invita una terra libera praticamente illimitata, non  ancora cominciato se non in qualche focolare isolato quel moto di riflessione e concentrazione in se stessa, di cui un forte sentimento di nazionalit  il risultato immancabile ed il compendio pi fedele.
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Questa societ, che finora s' limitata a vivere, lottando oscuramente e moltiplicandosi nel silenzio sotto l'altrui dominazione, fatta arbitra del proprio destino e dalla raggiunta maturit ad una vita statale indipendente e dalla virt dei suoi figli, tutti uomini nuovi, anch'essi senza passato come il popolo da cui uscivano, entra nell'arringo della civilt e della vita internazionale con una prospettiva ben diversa da quella delle vecchie genti d'Asia e d'Europa.
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Davanti a s su tutto un continente nient'altro che alcune popolazioni selvaggie in ritirata ed in via di scomparire, alcune colonie spagnuole lasciate in deplorevole abbandono, che estendono su territori ben pi vasti le loro pretese ma non hanno la forza di farle valere, un dominio inglese infine di recente acquisto che ha tutto l'interesse di vivere in pace coi potenti vicini: alle sue spalle pi d'un migliaio di leghe, che la separano dalle nazioni potenti e prepotenti del vecchio mondo. Essa  dispensata pertanto dal tenersi in istato di difesa contro eventuali o, peggio ancora, probabili aggressioni; mentre l'immensit delle terre messe dalla natura a sua disposizione la dispensano da cupide brame di rapina, sorgenti di torbida gloria militare.
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In luogo d'una visione di campi devastati, di citt incendiate, di turbolenti dominazioni, in luogo di quel sogno di sangue e di fumo, ch' retaggio ed incubo del vecchio mondo, la nuova societ vede disegnarsi l'attivit futura dei suoi figli su un fondo sereno di pace e di progresso, su quell'immenso territorio vacante, il quale non aspetta se non la mano dell'uomo civile per dare le ricchezze inesauribili che cela nel seno. Occupare questo territorio, dissodarlo, utilizzarlo, ecco l'appello che la voce stessa delle cose rivolge alla nuova socit, ecco il compito ch'essa si vede assegnato, compito semplicissimo e modestissimo nella sua forma esteriore ma grandioso nella sostanza oltrecch pei risultati per la colossit dell'impresa: la colonizzazione interna accelerata dall'emigrazione europea diverr cos la forma naturale d'espansione della societ anglo-americana; lo sfruttamento di questo enorme capitale fondiario diventer il fine nazionale per eccellenza di essa, dar l'impronta al suo carattere, ne costituir la forza nel mondo, ne dar i vizi ed i pregi, l'utilitarismo gretto e feroce come lo slancio industriale e civile; il presentimento ed il vaticinio dell'avvenire terr luogo nell'anima collettiva del popolo di quel sentimento di patria, che non pu salir su dai profondi ipogei della storia, dando a lui la stessa ebbrezza nazionale che l'antico dominatore del mondo sentiva nel ripetersi civis romanus.
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La repubblica americana potr quindi rimanere ancora per secoli quello, che era prima dell'indipendenza, una societ cio anzitutto e sopratutto economica, politica solo in via secondaria ed in quanto i vincoli statali e giuridici sono necessari al raggiungimento degli stessi fini economici: questi soltanto forniranno la chiave di volta delle sue istituzioni, come ne spiegheranno i pregiudizi e le idee, i pregi e i difetti, donde la lucidit meravigliosa della storia e della psiche americana, simile a massa d'acqua che nella sua limpidezza lasci scorgere il fondo roccioso, da cui zampilla.
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Una societ di tal fatta, per nulla guerresca, appena politica, essenzialmente economica, senza avanzi di famiglie regie, di caste sacerdotali militari od aristocratiche, senza alcun elemento insomma monarchico od aristocratico da svolgere ed elaborare, nonch abbandonare svilupper anzi fino alle ultime sue conseguenze col carattere elettivo di quasi tutte le cariche, con la brevit dei termini di esse, colla rotazione negli uffici, quella forma di democrazia egalitaria, che radicata nel passato sino al punto da divenire seconda natura trova nella legge generale e locale del paese la sanzione e l'usbergo. Libert sar quindi la base della nuova convivenza politica, uguaglianza la base della nuova convivenza sociale.
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Frutto per dell'assenza assai pi che dell'intervento del potere politico nella vita dell'individuo e della societ, fatto naturale anzich rivendicazione di un principio di giustizia, questa uguaglianza sar ben lungi dal significare livellamento generale di condizioni: essa sar semplicemente uguaglianza legale, assenza completa cio di disuguaglianze legali. Lungi pertanto dall'impedire o semplicemente dall'attenuare le disuguaglianze economiche, che all'origine sono frutto della vittoria nella lotta per la vita, questa democrazia egalitaria, la quale obbedisce anzitutto e sovratutto alle esigenze di quell'attivit economica che  la sua prima e massima funzione, lascer anzi libero il freno alla caccia della ricchezza, alla formazione delle fortune pi colossali, di nulla curandosi pi nelle istituzioni come nelle opinioni che di offrire ai combattenti una parit legalmente almeno assoluta di condizioni, agli individui un campo il pi possibile livellato nella lotta per la vita. E gli individui alla lor volta, sapendo di non dover attendere nulla dalla societ ma sicuri d'altra parte di non trovare nelle sue leggi o nei suoi pregiudizi alcun ostacolo all'estrinsecarsi di tutte le loro energie, sentiranno come raddoppiato l'innato vigore, donde quell'individualismo potente, quell'esaltazione della propria personalit e della propria razza, quello spirito energico di iniziativa che diventeranno caratteristiche del popolo americano, del popolo che il pi superbo e cosciente dei suoi bardi, Walte Whitman, chiamer senz'ombra di iattanza "democrazia di atleti". Il fine supremo di questi atleti non sar d'altra parte diverso da quello della societ loro, vale a dire la ricchezza.
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In una societ profondamente livellatrice, egalitaria sino alla monotonia, antigerarchica per eccellenza, dove un uomo ne vale un altro, qualunque ne sia la nascita l'educazione l'ingegno il posto sociale o politico, dove perci bandita ogni altra superiorit personale e tanto pi trasmissibile non ne rimane che una, personale e trasmissibile, la ricchezza, questa diventer il fine supremo di quanti mirano ad eccellere. La societ americana cos, sorta per un fine essenzialmente economico, elaborer col seme pi scelto delle vecchie stirpi europee ringiovanite come nuovo Anteo al contatto della vergine terra, una razza quanto mai atta a produrre la ricchezza, innalzer sulla sua base territoriale superiore nel complesso a quella d'ogni altro popolo l'edificio economico e per riflesso politico e civile pi superbo, che la storia umana abbia ancora veduto.
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APPENDICE 1.
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Dichiarazione fatta dai rappresentanti degli Stati Uniti d'America, riuniti in Congresso.
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Quando, nel corso delle vicende umane, diventa per un popolo una necessit lo spezzare i vincoli politici che l'uniscono con un altro ed il prendere tra le potenze della terra quel posto separato ed equo a cui gli danno diritto le leggi di natura ed il Dio della natura, un conveniente rispetto alle opinioni dell'umanit gl'impone di dichiarare quali sono le cause che lo costringono alla separazione.
Riputiamo di per s evidentissime le seguenti verit: che tutti gli uomini sono stati creati uguali; che il Creatore gli ha investiti di certi diritti inalienabili; che tra questi sono la vita, la libert e la ricerca della felicit; che per garantire tali diritti, furono istituiti fra gli uomini i governi, i quali ritraggono i loro poteri dal consenso dei governati; che quando una forma qualsiasi di governo  dannosa a quei fini giusti, il popolo ha il diritto di abolirla o di mutarla, istituendo un nuovo governo e dando a questo per fondamento quei princip e quell'ordinamento di poteri che al popolo stesso sembrino pi adatti a provvedere alla propria sicurezza e felicit. La prudenza,  vero, consiglia che non si mutino per cause leggere e transitorie i governi da lungo tempo stabiliti, e perci la esperienza ha sempre dimostrato che l'umanit  pi disposta a sopportare i mali, finch essi sono sopportabili, che a ripararli ed a far giustizia da s medesima coll'abolire le forme a cui  abituata. Ma quando una lunga serie di abusi e di usurpazioni invariabilmente dirette a conseguire lo stesso fine, mette in piena evidenza il disegno di ridurre un popolo alla soggezione di un dispotismo assoluto, esso ha il diritto ed il dovere di abbattere un simile governo e di provvedere con nuove garanzie alla propria sicurezza futura. E cos hanno lungamente pazientato queste Colonie, e tale  adesso la necessit che le costringe ad alterare gli antichi sistemi di governo. La storia del presente Re della Gran Brettagna  una sequela di ripetute offese ed usurpazioni, dirette tutte al fine di stabilire su questi Stati una tirannide assoluta. Per dimostrarlo esporremo al mondo imparziale i fatti seguenti:
Ha rifiutato di acconsentire alle leggi pi salutari e pi adatte al pubblico bene.
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Ha proibito ai suoi governatori di sancire leggi di utilit grande ed immediata, che pur non potevano andare in vigore finch non giungesse il suo consenso, e mentre erano cos in sospeso, ha trascurato affatto di prenderle in esame.
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Ha rifiutato di sancire altre leggi necessarie al buon ordinamento di vasti e popolosi distretti, perch gli abitanti non rinunziarono al diritto di rappresentanza nella legislatura: diritto per essi preziosissimo e formidabile soltanto pei tiranni.
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Ha convocato le assemblee legislative in luoghi inusitati, incomodi, e distanti dai depositi dei loro registri pubblici, e ci pel solo fine di stancarle e renderle pi pieghevoli alle sue volont.
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Ha sciolto, ripetutamente, le camere legislative perch hanno fatto con virile fermezza opposizione alle sue usurpazioni sui diritti del popolo. Ha rifiutato per molto tempo, dopo avere sciolto le camere, di permettere che altre ne fossero elette; e per l'esercizio di quei poteri legislativi, che non si possono distruggere,  tornato in mano dell'intero popolo, rimanendo intanto lo Stato esposto a tutti i pericoli delle invasioni di fuori e dei torbidi dentro.
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Ha cercato d'impedire l'incremento della popolazione in questi Stati; e ci avversando le leggi per dare la cittadinanza ai forestieri, rifiutando di approvarne altre per favorire la loro immigrazione e facendo pi duri patti pei nuovi acquisti del suolo.
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Ha posto ostacolo all'amministrazione della giustizia, rifiutando la sua sanzione a leggi intese a stabilire poteri giudiziari.
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Ha creato giudici dipendenti soltanto dai suoi voleri per la conservazione dell'ufficio e godimento dello stipendio.
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Ha creato un'infinit di nuovi uffici, inviando ad occuparli sciami di impiegati per angariare il popolo e spolparlo fino all'osso.
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Ha tenuto tra noi, in tempo di pace, eserciti stanziali e ci senza il consenso delle nostre legislature.
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Ha cercato di rendere il potere militare indipendente dal civile ed anche ad esso superiore.
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Ha fatto lega con altri per sottoporci ad una giurisdizione estranea alla nostra costituzione e non riconosciuta dalle nostre leggi; ed ha quindi sancito i suoi atti di pretesa legislazione:
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Col mettere tra noi in alloggiamento grossi corpi di soldatesche armate;
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Col sottrarli mediante giudizi irrisori al meritato castigo che potessero incorrere quando uccidessero qualche abitante di questi Stati;
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Col distruggere il nostro commercio in tutte le parti del mondo;
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Coll'imporci tasse senza il nostro consenso;
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Col privarci in molti casi del benefizio della procedura per giurati;
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Col trasportarci di l dai mari, a farci processare per delitti immaginari;
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Coll'abolire il libero sistema delle leggi inglesi in una provincia prossima e stabilirvi un governo arbitrario; per allargarne quindi i confini, e farne al tempo stesso un esempio ed un istrumento per introdurre lo stesso governo assoluto in queste Colonie;
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Col toglierci le nostre Carte, annullare le nostre leggi pi preziose, e mutare sostanzialmente le forme dei nostri governi;
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Col sospendere l'azione delle nostre legislature e dichiararsi investito della facolt di far leggi per noi in qualsivoglia caso.
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Ha abdicato alla sua sovranit in questi paesi, quando ha dichiarato che non eravamo pi sotto la sua protezione e ci ha mosso guerra.
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Ha saccheggiato le nostre navi, devastato le nostre coste, incendiato le nostre citt, sterminato i nostri cittadini.
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Anche adesso sta trasportando grossi eserciti di mercenari forestieri per compiere l'opera di morte, di desolazione e di tirannide gi incominciata con atti di crudelt e di perfidia, i quali trovano appena riscontro nelle pi barbare et e sono assolutamente indegni del capo di una nazione civile.
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Ha costretto i nostri concittadini, catturati in alto mare, a portare le armi contro la patria loro, a diventare i carnefici dei loro fratelli ed amici, od a cadere essi medesimi per mano dei loro cari.
Ha eccitato tra noi la ribellione interna ed ha cercato di spingere addosso agli abitanti delle frontiere gli spietati Indiani, i quali, come ognuno sa, non fanno in guerra nessuna distinzione d'et, di sesso o di condizione ed uccidono tutti.
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Ad ogni successivo stadio di questa oppressione abbiamo chiesto giustizia in termini umilissimi; alle nostre rinnovate petizioni  stato sempre risposto con rinnovati insulti. Un principe, il cui carattere tirannico si manifesta con simili atti, non  degno di reggere un popolo libero.
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N mancammo di riguardo ai nostri fratelli britannici; di tempo in tempo gli abbiamo avvertiti dei tentativi che la loro legislatura faceva per sottoporci ad una giurisdizione ingiustificabile ed abbiamo loro rammentato le circostanze della nostra immigrazione e del nostro stabilimento in questi paesi. Invocando i sentimenti di giustizia e di magnanimit innati nella nazione Inglese, gli abbiamo scongiurati, in nome dei legami di sangue che ci uniscono, a sconfessare quelle usurpazioni, che avrebbero inevitabilmente rotto tra noi ogni comunicazione e rapporto. Anch'essi sono rimasti sordi alla voce della giustizia e del sangue. Ci troviamo dunque costretti a cedere alla necessit, dichiarando il nostro distacco, e considerandoli come consideriamo il rimanente dell'umanit, nemici in guerra, in pace amici.
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Per conseguenza: Noi rappresentanti degli Stati Uniti d'America, adunati in Congresso generale, invocando il Supremo Giudice dell'universo e chiamandolo a testimone della rettitudine delle nostre intenzioni, pubblichiamo e dichiariamo solennemente a nome e per autorit del buon popolo di queste Colonie, che queste Colonie Unite sono e per diritto devono essere Stati Liberi ed Indipendenti; che esse sono svincolate da qualsiasi soggezione verso la corona brittannica, e che qualsiasi legame politico tra esse e lo Stato di Gran Brettagna , e deve essere assolutamente sciolto; e che, nella loro qualit di Stati Liberi ed Indipendenti hanno piena facolt di muovere guerre, concludere pace, contrarre alleanze, stabilire commerci e compiere tutti gli altri atti e cose che hanno diritto di compiere tutti gli Stati Indipendenti. Ed in sostegno di tale Dichiarazione, e fidando fermamente nella protezione della Divina Provvidenza, impegniamo reciprocamente l'uno all'altro le nostre esistenze, i nostri beni ed il nostro sacro onore.
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GIOVANNI HANCOCK.
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Nuovo Hampshire - Giosu Bartlett, Guglielmo Whipple, Matteo Thornton.
Baja di Massachusetts - Samuele Adams, Giovanni Adams, Roberto Treat Paine, Elbridge Gerry.
Rhode Island - Stefano Hopkins, Guglielmo Ellery.
Connecticut - Ruggero Sherman, Samuele Huntington, Guglielmo Williams, Oliviero Wolcott.
Nuova York - Guglielmo Floyd, Filippo Livingston, Francesco Lewis, Luigi Morris.
Nuova Jersey - Riccardo Stockton, Giovanni Witherspoon, Francesco Hopkinson, Giovanni Hart, Abramo Clark.
Pensilvania - Roberto Morris, Benjamino Rush, Benjamino Franklin, Giovanni Morton, Giorgio Clymer, Giacomo Smith, Giorgio Taylor, Giacomo Wilson, Giorgio Ross.
Delaware - Cesare Rodney, Giorgio Read, Tommaso M'Kean.
Maryland - Samuele Chase, Guglielmo Paca, Tommaso Stone, Carlo Carroll, di Carrollton.
Virginia - Giorgio Wythe, Riccardo Enrico Lee, Tommaso Jefferson, Benjamino Harrison, Tommaso Nelson, Jr. Francesco Lightfoot Lee, Carter Braxton.
Carolina Meridionale - Eduardo Rutledge, Tommaso Hayward, Jr. Tommaso Lynch, Jr. Arturo Middleton.
Carolina Settentrionale - Guglielmo Hooper, Giuseppe Hewes, Giovanni Penn.
Georgia - Button Gwinnett, Lyman Hall, Giorgio Walton.
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La Costituzione degli Stati Uniti.
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Noi, popolo degli Stati Uniti, col proposito di formare una pi perfetta unione, di stabilire la giustizia, di assicurare la tranquillit interna, di provvedere alla comune difesa, di promuovere il benessere generale e di garantire i benefizi della libert a noi stessi ed alla nostra posterit, ordiniamo e determiniamo questa Costituzione per gli Stati Uniti d'America.
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Articolo 1.

Sez. 1. Di tutti i poteri legislativi qui entro concessi sar investito un Congresso degli Stati Uniti, composto di un Senato e di una Camera di Rappresentanti.
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Sez. 2. La Camera dei Rappresentanti si comporr di deputati scelti ogni due anni dal popolo dei vari Stati, e gli elettori di ogni Stato dovranno avere le qualit che si richiedono per essere elettori del ramo pi numeroso della legislatura dello Stato.
Nessuno potr essere rappresentante se non avr raggiunta l'et di venticinque anni e non sar da sette anni cittadino degli Stati Uniti; come pure se nel momento in cui viene eletto non ha stabile dimora nello Stato che lo ha scelto. I rappresentanti e le tasse dirette saranno ripartiti nei diversi Stati che potranno esser compresi in questa Unione, a seconda della rispettiva popolazione: questa sar determinata aggiungendo al numero totale delle persone libere, comprese quelle impegnate in servizio per un periodo d'anni ed esclusi gl'indiani non tassati, tre quinti di tutte le altre persone. Il calcolo dovr esser fatto entro tre anni dopo la prima riunione del Congresso degli Stati Uniti ed entro ogni successivo termine di dieci anni nella maniera che indicher la legge. Il numero dei rappresentanti non ecceder l'uno sopra trentamila, ma ogni Stato dovr averne almeno uno; e finch non sia fatta questa enumerazione lo Stato di Nuova Hampshire avr diritto di scegliere tre deputati, il Massachusetts otto, il Rhode Island e le Piantagioni Providence uno, il Connecticut cinque, Nuova York sei, il Nuovo Jersey quattro, la Pensilvania otto, il Delaware uno, il Maryland sei, la Virginia dieci, la Carolina Settentrionale cinque, la Carolina Meridionale cinque e la Georgia tre.
Quando in uno Stato si verifichi una vacanza, il potere esecutivo del medesimo dar gli ordini occorrenti per una nuova elezione.
La Camera dei Rappresentanti sceglier il proprio presidente e gli altri suoi ufficiali; essa sola avr il diritto di mettere in stato d'accusa i deputati.
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Sez. 3. Il Senato degli Stati Uniti si comporr di due senatori per ogni Stato, scelti dalla legislatura dello Stato stesso, per il termine di sei anni; ogni senatore disporr di un voto.
Appena radunati, dopo la prima elezione, i senatori verranno divisi, colla maggior possibile uguaglianza in tre classi. I seggi dei senatori di prima classe rimarranno vacanti al termine del secondo anno, quelli della seconda classe al termine del quarto, e quelli della terza al termine del sesto, in modo che ogni due anni un terzo dei senatori sia rinnovato; e se, nel periodo di chiusura della legislatura di qualche Stato si verifica, o per dimissione del senatore o altrimenti, una vacanza, il potere esecutivo di detto Stato, potr fare una nomina temporanea fino alla nuova sessione della legislatura, e questa, riaprendosi, provveder a riempire il posto.
Non potr essere nominato senatore chi non avr raggiunta l'et di trent'anni, chi non sar da nove anni cittadino degli Stati Uniti, come pure chi, nel momento dell'elezione, non avr stabile dimora nello Stato che lo ha scelto.
Il Vice Presidente degli Stati Uniti sar Presidente del Senato, ma non avr voto, salvo il caso che i voti siano pari. Il Senato sceglier da s gli altri suoi ufficiali ed anche un presidente pro tempore, quando il Vice Presidente sia assente o quando eserciti l'ufficio suo di Presidente degli Stati Uniti.
Il Senato solo avr facolt di giudicare i membri delle due Camere posti in stato d'accusa; quando i senatori sederanno a tal fine, presteranno giuramento o affermazione. Allorch si tratti di procedere contro il Presidente degli Stati Uniti, presieder il Giudice della Corte Suprema, e nessun individuo potr esser condannato o assolto se non sieno presenti due terzi dei senatori.
I giudizi non potranno estendersi oltre la remozione dall'ufficio e l'incapacit di esercitare uffici di onore di fiducia e di lucro; ma la parte condannata dovr ci nonostante andare soggetta ad accusa, a giudizio, a condanna ed a pena, secondo le leggi comuni.
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Sez. 4. I tempi, i luoghi e la maniera di procedere alle elezioni dei senatori e dei rappresentanti saranno prescritte per ogni Stato dalla rispettiva legislatura; ma il Congresso potr in qualunque tempo, mediante legge, fare od alterare quei regolamenti, eccettuato quello relativo ai luoghi scelti per l'elezione dei senatori.
Il Congresso si aduner almeno una volta all'anno, che sar il primo luned di Dicembre, salvo che un decreto del Congresso medesimo fissi un giorno diverso.
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Sez. 5. Ogni Camera sar giudice delle elezioni, poteri e qualifiche dei propri membri ed in ognuna la maggioranza costituir un quorum per il disbrigo degli affari; ma la minoranza potr rinviare le adunanze e potr essere autorizzata a costringere i deputati assenti a venire alle adunanze stesse in quella maniera e sotto quella comminatoria che ogni Camera sancir.
Ogni Camera potr determinare le regole dei suoi procedimenti, punire i suoi deputati per la cattiva condotta, e, con due terzi dei voti, espellerli dal suo seno.
Ogni Camera terr un giornale dei suoi procedimenti, pubblicandolo periodicamente, ad eccezione di quelle parti che a suo giudizio richiedano il segreto; ed i si ed i no dei membri della Camera, su qualunque questione, saranno, ad istanza di un quinto dei presenti, registrati nel giornale.
Nessuna delle due Camere, durante la sessione del Congresso, potr senza il consenso dell'altra differire le sue tornate al di l di tre giorni, n cambiare il luogo di riunione.
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Sez. 6. I senatori ed i rappresentanti riceveranno pei loro servizi un compenso, determinato per legge e pagato dal tesoro degli Stati Uniti. In tutti i casi, eccetto quello di tradimento, fellonia e violazione della pace, non potranno essere arrestati mentre assistono alle sedute delle loro rispettive Camere, n quando vi si recano o escono; e non potranno neppur esser chiamati a render conto in altri luoghi dei discorsi tenuti alla Camera o delle discussioni a cui avranno preso parte nel suo seno.
Nessun senatore o rappresentante potr durante il termine pel quale  stato eletto, essere nominato a qualsiasi ufficio governativo creato in quel tempo o del quale sia stato accresciuto lo stipendio; e finch esercita qualsiasi ufficio governativo non potr essere membro n dell'una n dell'altra Camera.
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Sez. 7. Tutte le proposte di legge per imporre tasse ed accrescere le rendite dello Stato dovranno partirsi dalla Camera dei Rappresentanti; ma il Senato potr proporre gli emendamenti o concorrervi come per le altre proposte.
Ogni proposta di legge votata dalla Camera dei Rappresentanti o dal Senato, dovr, prima di diventar legge, esser sottoposta al Presidente degli Stati Uniti; se egli l'approva, la sottoscriver e se non l'approva la rimander, accompagnata dalle sue obbiezioni, alla Camera da cui  portata; la quale registrer per disteso le obbiezioni nel suo giornale, e torner ad esaminarla. Se dopo averla riveduta, due terzi della Camera si troveranno sempre d'accordo nel votare la proposta di legge, questa sar rinviata, insieme colle obbiezioni del presidente, all'altra Camera, dalla quale sar ugualmente riveduta, e se due terzi dei membri l'approvano, diventer legge. Ma in tutti questi casi, i voti di ambedue le Camere saranno per si e per no ed i nomi degli individui, o favorevoli o contrari, verranno iscritti nel giornale delle rispettive Camere. Se entro dieci giorni (non contando la Domenica) il presidente non avr respinto la proposta di legge che gli  stata presentata, questa diventer legge come se fosse stata firmata, salvo che il Congresso, aggiornandosi, non impedisca il rinvio: in tal caso la proposta non diventer legge.
Ogni ordine, risoluzione o deliberazione, per cui sia necessario il concorso del Senato e della Camera dei Rappresentanti (ad eccezione della questione di rinvio) dovr essere presentata al Presidente degli Stati Uniti; e prima che possa entrare in vigore dovr essere approvata da lui; se la disapprova, dovr secondo le regole e le restrizioni prescritte nel caso della proposta di legge, esser nuovamente votata dalle due Camere, entrando in vigore soltanto se raccoglier i due terzi dei voti.
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Sez. 8. Il Congresso avr la facolt d'imporre e cogliere tasse, diritti, imposte, dazi di consumo, e ci per pagare i debiti, per provvedere alla comune difesa ed al pubblico benessere degli Stati Uniti; ma tutte le tasse, imposte e dazi dovranno essere uguali in tutto il paese;
Di fare imprestiti sui credito degli Stati Uniti;
Di regolare il commercio colle nazioni straniere, tra i diversi Stati e colle trib Indiane;
Di stabilire una regola uniforme di naturalizzazione, e leggi uniformi in tutti gli Stati Uniti riguardo ai fallimenti;
Di coniare moneta, regolando il valore della medesima e quello della moneta forestiera, e di fissare la norma dei pesi e misure;
Di provvedere alla punizione dei falsificatori dei titoli pubblici e della moneta in corso agli Stati Uniti;
Di creare uffici e strade postali;
Di favorire lo svolgimento della scienza e delle arti utili, col garantire per un periodo di tempo determinato agli autori ed agli inventori l'esclusivo diritto alle loro opere ed alle loro invenzioni;
Di costituire tribunali inferiori alla Corte Suprema;
Di determinare e punire le piraterie e le fellonie commesse in alto mare e le offese contro il diritto delle genti;
Di dichiarare la guerra, concedere patenti di corsa o di rappresaglia e di fare regolamenti relativi alle prede di terra e di mare;
Di levare e mantenere eserciti: ma senza che nessuna concessione di danaro per tale oggetto possa esser fatta per un termine pi lungo di due anni;
Di provvedere e mantenere un naviglio;
Di fare regolamenti per il governo e per l'amministrazione delle forze di terra e di mare;
Di provvedere alla chiamata della milizia per mettere in esecuzione le leggi dell'Unione, reprimere le sedizioni e respingere le invasioni;
Di provvedere all'organamento, l'armamento e la disciplina della milizia, ed al buon governo di quella parte della medesima destinata al servizio degli Stati Uniti; rilasciando ad ogni singolo Stato la nomina dei rispettivi ufficiali e la facolt di istruire la milizia secondo la disciplina prescritta dal Congresso;
Di esercitare, in qualunque caso, la legislazione esclusiva su quei distretti (purch oltrepassino le dieci miglia quadrate) che potessero, per cessione di qualche Stato e per accettazione del Congresso, diventare la sede del governo degli Stati Uniti, e di esercitare una simile autorit su tutti i luoghi comprati col consenso della legislatura dello Stato in cui essi si trovino, per costruirvi forti, magazzini, arsenali, cantieri ed altre opere di pubblica utilit;
E di fare tutte le leggi necessarie e convenienti all'esercizio dei suddetti poteri e di tutti gli altri dei quali la Costituzione ha rivestito il governo degli Stati Uniti, od i suoi dipartimenti ed i suoi ufficiali.
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Sez. 9. La immigrazione o importazione di quelle persone((21) ) che ad ogni Stato possa sembrare opportuno di accogliere, non sar proibita dal Congresso prima dell'anno mille ottocento otto; ma esso potr imporre su quella importazione una tassa o dazio non eccedente dieci dollari a testa.
Il privilegio dell'habeas corpus non sar sospeso che nei casi di ribellione o quando possa esigerlo la sicurezza pubblica.
Non si voter mai alcuna legge di proscrizione n di ex post facto.
Non s'imporranno n tasse dirette n testatico se non in proporzione del censo o delle anagrafi pi sopra ordinate.
Non vi saranno tasse n dazi d'importazione sugli articoli provenienti da qualsiasi Stato. I regolamenti del commercio o del reddito pubblico non accorderanno nessuna preferenza ai porti di uno Stato su quelli di un altro; nessuna nave entrando od uscendo da uno Stato che non sia il suo, avr obbligo di fare dichiarazione o pagare dazi di sorta.
Dal tesoro non si potranno prendere denari se non in virt di assegni fissi ed ordinati per legge; e di tempo in tempo verr pubblicata un'esposizione ed un conto regolare degli introiti e delle spese del pubblico erario.
Gli Stati Uniti non accorderanno alcun titolo nobiliare e nessun individuo il quale eserciti un ufficio governativo di fiducia o di lucro potr senza il consenso del Congresso, accettare alcun regalo, emolumento, ufficio o titolo di qualsiasi specie da nessun re, principe o stato straniero.
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Sez. 10. Nessun singolo Stato potr entrare in trattati, alleanze o confederazioni; n accordare patenti di corsa o di rappresaglia; n batter moneta, n emettere biglietti di credito; n rendere obbligatoria l'accettazione, in pagamento dei debiti, d'altra cosa che la moneta d'oro e d'argento; n votare leggi di proscrizione o di ex post facto e che alterino l'obbligo dei contratti; n accorder alcun titolo nobiliare.
Nessun Stato potr, senza il consenso del Congresso mettere nessuna imposta o dazio sulle importazioni od esportazioni, eccettuato quelli che sieno assolutamente necessari per supplire alle spese volute dalle sue leggi d'ispezione e di sorveglianza; ed il prodotto netto di tutte le imposte ed i dazi messi da uno Stato sulle esportazioni e sulle importazioni dovr essere versato nel tesoro degli Stati Uniti; e tutte queste leggi dovranno esser sottoposte alla revisione ed al sindacato del Congresso.
Nessun Stato potr senza il consenso del Congresso imporre alcun dazio di tonnellaggio, tener soldatesche o navi da guerra in tempo di pace, contrarre accordi o patti con un altro Stato o con una potenza straniera, n entrare in guerra a meno che non sia realmente invaso o minacciato da un pericolo cos imminente da non ammettere indugi.
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Articolo 2.
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Sez. 1. Il potere esecutivo sar attribuito ad un presidente degli Stati Uniti d'America, il quale terr l'ufficio per un periodo di quattro anni ed insieme col Vice presidente, scelto per egual termine, sar eletto nel modo seguente:
Ogni Stato sceglier nella maniera che sar prescritta dalla propria legislatura, un numero di elettori eguale al numero totale di senatori e di rappresentanti che lo Stato stesso avr diritto d'inviare al Congresso; ma non potr esser nominato elettore nessun senatore, o rappresentante, o persona che eserciti agli Stati Uniti un ufficio governativo di fiducia o di lucro.
Gli elettori radunatisi nei loro rispettivi Stati, nomineranno per scrutinio due persone, una delle quali almeno, non dovr dimorare nel medesimo Stato a cui appartengono gli elettori; questi faranno un elenco di tutte le persone che hanno avuto voti e del numero dei voti che ciascuno ha riportato; sottoscriveranno e legalizzeranno questa nota, e la trasmetteranno poi sigillata alla sede del governo degli Stati Uniti, indirizzandola al Presidente del Senato. Il Presidente del Senato in presenza del Senato e della Camera dei Rappresentanti, aprir tutti i certificati; quindi si conteranno i voti. La persona che ne avr riportato il maggior numero sar il Presidente, ove quel numero costituisca la maggioranza del numero totale degli elettori designati; e se pi di una persona abbia ottenuto tale maggioranza ed i voti sieno pari, allora la Camera dei Rappresentanti sceglier immediatamente, per scrutinio una di esse a Presidente; se nessuno ottenga la maggioranza allora nella stessa maniera si sceglier il Presidente fra i cinque primi nell'elenco.
Ma nella scelta del Presidente, i voti si dovranno computare per Stati, cio la rappresentanza di ogni Stato avr un voto; a questo oggetto, il quorum sar costituito da uno o pi membri di due terzi degli Stati, e per la scelta occorrer una maggioranza di tutti gli Stati. In ogni caso, dopo l'elezione del Presidente, la persona che avr riportato il maggior numero di voti degli elettori, sar scelta a Vice-presidente. Ma se ve ne fossero con voti eguali pi d'una, il Senato sceglier tra esse, a scrutinio, il Vice-presidente.
Il Congresso potr determinare il tempo per la designazione degli elettori ed il giorno in cui dovranno dare il voto; questo giorno sar lo stesso in tutti gli Stati Uniti.
Non saranno eleggibili all'ufficio di Presidente se non i cittadini nati negli Stati Uniti o quelli diventati cittadini al tempo della promulgazione di questa Costituzione; e non sar neppure eleggibile a quell'ufficio chi non abbia raggiunta l'et di trentacinque anni e non sia da quattordici anni residente negli Stati Uniti.
In caso di remozione del Presidente dall'Ufficio suo, o di morte, di rinuncia od incapacit ad adempiere i doveri ed i poteri di detto ufficio, questo sar devoluto al Vice-presidente; ed il Congresso in caso di remozione, morte, rinuncia od incapacit simultanea tanto del Presidente quanto del Vice-presidente, potr con una legge provvedere quale ufficiale debba fare allora da Presidente; e quell'ufficiale rimarr in carica, finch non cessi l'incapacit o non sia eletto un nuovo Presidente.
Il Presidente ricever pei suoi servigi ed in tempi determinati un compenso, il quale non potr essere n accresciuto n diminuito durante il periodo pel quale  stato eletto; egli non potr ricevere in quel termine altri emolumenti n dagli Stati Uniti, n dai singoli Stati.
Prima di entrare nell'esercizio del suo ministero il Presidente dovr prestare il seguente giuramento o affermazione: "Giuro (o affermo) solennemente di adempiere fedelmente l'ufficio di Presidente degli Stati Uniti e di conservare, tutelare e difendere del mio meglio la Costituzione degli Stati Uniti."
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Sez. 2. Il Presidente sar comandante in capo dell'esercito e del naviglio degli Stati Uniti, come pure della milizia dei vari Stati quando questa venga chiamata in servizio attivo dagli Stati Uniti; potr richiedere l'opinione in iscritto dei principali ufficiali dei dipartimenti esecutivi, sopra ogni argomento relativo ai loro rispettivi uffici, ed avr la facolt di concedere sospensione di giudizio o perdono per le offese contro gli Stati Uniti, fuorch nel caso di delitti di Stato.
Avr la facolt, per e con il consiglio ed il consenso del Senato, di concludere trattati, purch concorrano due terzi dei senatori presenti; e nominer per e con il consiglio ed il consenso del Senato, gli ambasciatori, gli altri ministri pubblici, i consoli, i giudici della Corte Suprema, e tutti gli altri ufficiali degli Stati Uniti alle cui nomine non provvede la Costituzione e che saranno creati per legge; ma il Congresso potr per legge affidare la nomina di quegli ufficiali subalterni che creder necessari, al Presidente solo, alle Corti di giustizia ed ai capi di dipartimento.
Il Presidente avr la facolt di riempire tutti i posti che potessero rimanere vuoti durante le vacanze del Senato, e ci concedendo commissioni che termineranno alla fine della successiva sessione del Senato.
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Sez. 3. Il Presidente dar di tempo in tempo informazioni al Congresso sulle condizioni degli Stati Uniti, raccomandando alla sua considerazione quei provvedimenti che gli parranno opportuni o necessari; potr, in occasioni straordinarie, convocare ambedue le Camere, od una sola, e nel caso di un disaccordo fra loro rispetto al tempo della proroga potr egli stesso differirle quando ci stimi conveniente; ricever gli ambasciatori ed altri ministri pubblici; curer la fedele applicazione delle leggi; ed assegner le loro commissioni a tutti gli ufficiali degli Stati Uniti.
Sez. 4. Il Presidente, il Vice presidente e tutti gli ufficiali civili degli Stati Uniti saranno rimossi se accusati o convinti di tradimento, corruzione, od altri delitti capitali o malversazioni.
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Articolo 3.
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Sez. 1. Il potere giudiziario degli Stati Uniti sar conferito ad una Corte Suprema ed a quei tribunali inferiori che al Congresso piacer di creare e stabilire di tempo in tempo; tanto i giudici della Corte Suprema quanto quelli dei tribunali inferiori rimarranno in ufficio finch lo meritano per la loro buona condotta; ed a tempi determinati riceveranno pei loro servigi un compenso che non potr esser diminuito per tutta la durata del loro ufficio.
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Sez. 2. Il potere giudiziario si estender, in diritto ed equit a tutti i casi relativi a questa Costituzione, alle leggi degli Stati Uniti, ai trattati fatti o che si faranno sotto la loro autorit; a tutti i casi concernenti gli ambasciatori, altri ministri pubblici e consoli; a tutti i casi d'ammiragliato e di giurisdizione marittima; alle controversie in cui potranno aver parte gli Stati Uniti; alle controversie fra due o pi Stati, tra uno Stato ed i cittadini di un altro Stato, tra cittadini dei diversi Stati, tra cittadini del medesimo Stato i quali reclamassero terre concedute da diversi Stati o tra uno Stato o suoi cittadini e Stati, cittadini e sudditi stranieri.
In tutti i casi relativi agli ambasciatori, altri ministri pubblici o consoli ed in quelli in cui uno Stato sia parte litigante, la Corte Suprema avr giurisdizione primaria; in tutti gli altri casi mentovati di sopra la Corte Suprema avr giurisdizione d'appello tanto in diritto quanto in fatto, con quelle eccezioni o regolamenti che saranno dal Congresso ordinati.
Il giudizio per tutti i delitti, eccettuato il caso di delitto di stato, si far per mezzo di giuria; ed il processo sar fatto nello Stato ove saranno stati commessi quei delitti; ma quando i delitti non sieno avvenuti in nessuno Stato, il giudizio si far nel luogo o luoghi che il Congresso avr indicato con una legge.
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Sez. 3. Il tradimento contro gli Stati Uniti consister soltanto nel muovere loro guerra, o nel far lega coi loro nemici, prestando a questi aiuti e soccorsi. Nessuna persona potr esser convinta di tradimento se non lo attestano due testimoni dell'atto manifesto o se l'accusato non lo confessa pubblicamente in tribunale.
Il Congresso avr la facolt di determinare la punizione del tradimento, ma nessuna sentenza di tradimento porter seco infamia o altro effetto penale salvoch durante la vita del condannato.
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Articolo 4.
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Sez. 1. Piena ed intera fede sar data in ogni Stato agli atti pubblici, registrazioni, e provvedimenti giudiziari di ogni altro Stato. Ed il Congresso potr con leggi generali prescrivere il modo col quale si debbano provare e possano avere effetto tali atti, registrazioni e procedimenti.
Sez. 2. I cittadini d'ogni Stato avranno diritto a tutti i privilegi ed immunit di cittadini nei vari Stati.
Una persona accusata in uno Stato di tradimento fellonia od altro delitto, la quale sia sfuggita alla giustizia e trovata in un altro Stato, dovr a richiesta dell'autorit esecutiva dello Stato da cui  fuggita, esser consegnata e ricondotta nello Stato a cui appartiene la giurisdizione sul delitto commesso.
Nessuna persona obbligata a servizio od a lavoro sotto la sanzione delle leggi d'uno Stato potr, fuggendo in un altro, profittare delle leggi e dei regolamenti di quest'ultimo per esentarsi dal servizio o lavoro suddetti, ma dovr esser consegnata dietro richiesta della parte a cui  dovuto tal servizio o lavoro.
Sez. 3. Il Congresso potr ammettere nell'Unione nuovi Stati; ma nessuno Stato nuovo potr esser formato o creato entro la giurisdizione di nessun altro Stato; n alcuno Stato potr formarsi colla fusione di due o pi Stati, o parti di Stati, senza il consenso della legislatura degli Stati interessati e senza quello del Congresso.
Il Congresso avr facolt di disporre del territorio o altre propriet appartenenti agli Stati Uniti e di fissarvi tutte le regole e regolamenti che creder necessari; e nessuna parte di questa Costituzione dovr interpretarsi in modo che possa pregiudicare i diritti degli Stati Uniti o di alcuno Stato in particolare.
Sez. 4. Gli Stati Uniti garantiranno ad ogni Stato dell'Unione una forma di governo repubblicana, e la difesa da qualunque invasione; ed a richiesta della legislatura (o del potere esecutivo quando la legislatura non possa convocarsi) anche la tutela dai disordini interni.

Articolo 5.

Il Congresso, ogni qualvolta i due terzi di ambedue le Camere lo crederanno necessario, proporr emendamenti a questa Costituzione, od a richiesta delle legislature di due terzi dei vari Stati, raduner una Convenzione per proporre emendamenti, che in ambedue i casi saranno validi, ad ogni fine ed effetto, come parti di questa Costituzione, quando sieno ratificati dalle legislature di tre quarti dei vari Stati ovvero da Convenzioni parimenti composte di tre quarti di essi; il Congresso proporr l'uno o l'altro modo di ratifica; purch nessuno emendamento fatto anteriormente all'anno mille ottocento otto alteri in nessuna maniera la prima e la quarta clausola della nona sezione del primo articolo; e purch nessuno Stato sia, senza il proprio consenso, privato del voto che gli spetta in Senato.

Articolo 6.

Tutti i debiti ed impegni contratti prima dell'approvazione di questa Costituzione, saranno validi sotto di essa di fronte agli Stati Uniti, come sotto la Confederazione.
Questa Costituzione e le leggi degli Stati Uniti che ne deriveranno, e tutti i trattati gi stipulati o da stipularsi in avvenire, sotto l'autorit degli Stati Uniti, saranno la suprema legge del paese; ed i giudici di ogni Stato saranno costretti ad uniformarvisi nonostante tutto quello che potessero contenere in contrario la Costituzione o le leggi di qualsiasi Stato.
I senatori e rappresentanti summentovati, i membri delle legislature dei vari Stati e tutti gli ufficiali esercenti il potere esecutivo o giudiziario, tanto degli Stati Uniti quanto dei vari Stati, dovranno impegnarsi con giuramento od affermazione a mantenere questa Costituzione, ma nessun giuramento religioso sar mai richiesto dal governo degli Stati Uniti come qualifica o condizione ad esercitare uffici od incarichi pubblici.

Articolo 7.

La ratifica della convenzione di nove Stati sar sufficiente per stabilire questa Costituzione tra gli Stati che l'avranno ratificata.
Fatta in Convenzione, per unanime consenso degli Stati presenti, il decimo settimo giorno di settembre nell'anno di Nostro Signore mille, settecento ottantasette, e duodecimo dell'Indipendenza degli Stati Uniti d'America.
In fede di che abbiamo tutti sottoscritto.
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GIORGIO WASHINGTON, Presidente e Deputato della Virginia.
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Nuovo Hampshire - Giovanni Langton, Nicola Gilman.
Massachusetts - Nataniele Gorham, Rufus King.
Connecticut - Guglielmo Samuele Johnson, Ruggero Sherman.
Nuova York - Alessandro Hamilton.
Nuova Jersey - Guglielmo Livingston, David Brearly, Guglielmo Paterson, Gionata Dayton.
Pensilvania - Benjamino Franklin, Tommaso Miflin, Roberto Morris, Giorgio Clymer, Tommaso Fitzsimons, Jared Ingersoll, Giacomo Wilson, Gouverneur Morris.
Delaware - Giorgio Read, Gunning Bedford, Jr. Giovanni Dickinson, Riccardo Bassett, Giacobbe Broom.
Maryland - Giacomo Mc Henry, Daniele di San Tommaso Jenifer, Daniele Carroll.
Virginia - Giovanni Blair, Giacomo Madison, Jr.
Carolina Settentrionale - Guglielmo Blount, Riccardo Dobbs Spaight, Ugo Williamson.
Carolina Meridionale - Giovanni Rutledge, Carlo Cotesworth Pinckney, Carlo Pinckney, Pierce Butler.
Georgia - Guglielmo Few, Abramo Baldwin.

Rogato: GUGLIELMO JACKSON, Segretario.
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Emendamenti alla Costituzione((22).
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Art. 1.

Il Congresso non potr fare alcuna legge relativa allo stabilimento di una religione, o per proibirne alcuna; non potr similmente restringere la libert della parola o della stampa, n menomare il diritto che ha il popolo di adunarsi pacificamente e di mandar petizioni al Governo onde ottenere riparazione dei torti subiti.

Art. 2.

Una milizia ben ordinata, essendo necessaria alla sicurezza di uno Stato libero, non si potr restringere il diritto che ha il popolo di tenere e portar armi.

Art. 3.

Niun soldato, in tempo di pace, potr essere alloggiato in una casa senza il consenso del proprietario; e neppure in tempo di guerra, salvo nel modo che verr prescritto per legge.

Art. 4.

Il diritto che ai cittadini spetta di godere della sicurezza della loro persona, del loro domicilio, dello loro carte e robe, al riparo da indagini e sequestri ingiusti, non potr esser violato; non si rilascier alcun mandato fuorch su presunzioni fondate, corroborate dal giuramento o dall'asseverazione; e simili mandati dovranno contenere la designazione speciale del luogo in cui le perquisizioni avranno a farsi, non che delle persone od oggetti che si dovranno colpire.

Art. 5.

Niuno sar in obbligo di rispondere ad una accusa capitale od infamante, salvo il caso in cui emani da un gran giur, ad eccezione dei delitti commessi da individui appartenenti alle truppe di terra o di mare, o dalla milizia quand'essa  in servizio attivo, in tempo di guerra o di pubblico pericolo; il medesimo non potr soggiacere due volte per uno stesso delitto ad un procedimento che compromettesse la sua vita od uno dei suoi membri. In nessuna causa criminale, l'accusato potr essere forzato a deporre contro s medesimo, n potr esser privato della vita, della libert o dei beni se non in seguito a procedimento legale. Niuna propriet privata potr essere volta ad uso pubblico senza un giusto compenso.

Art. 6.

In ogni procedimento criminale, l'accusato avr il diritto di essere giudicato prontamente e pubblicamente da un giur imparziale dello Stato e del distretto in cui il delitto sar stato commesso, i limiti del qual distretto saranno stati previamente per legge segnati: egli verr informato della natura e del motivo dell'accusa; sar posto a confronto coi testimon che contr'esso depongono; avr la facolt di far comparire testimon in suo favore e di farsi assistere da un difensore.

Art. 7.

Nelle cause che dovranno essere giudicate a norma della legge comune, il giudizio per giurati sar mantenuto ogniqualvolta il valsente dell'oggetto litigioso ecceder i venti dollari; niun fatto giudicato da un giuri potr essere sottoposto alla disamina d'un'altra Corte negli Stati Uniti, fuorch conformemente alla legge comune.

Art. 8.

Non si potranno esigere cauzioni esorbitanti, n imporre ammende eccessive, n irrogare pene crudeli e dissuete.

Art. 9.

L'enumerazione fatta nella presente Costituzione di alcuni diritti non potr essere interpretata in modo che ne rimangano esclusi o debilitati altri diritti conservati dal popolo.

Art. 10.

I poteri non delegati agli Stati Uniti dalla Costituzione, o quelli che essa non vieta agli Stati di esercitare, sono riservati ai rispettivi Stati, ovvero al popolo.

Art. 11.

Il potere giudiziario degli Stati Uniti non sar organizzato in modo che possa venir esteso per interpretazione ad una procedura qualunque, iniziata contro ad uno degli Stati dai cittadini di un altro Stato, o dai cittadini o sudditi di un Governo straniero.

Art. 12.

Gli elettori si riuniranno nei rispettivi loro Stati o procederanno con voto segreto alla nomina del presidente e del vicepresidente, uno dei quali almeno non sar abitante del medesimo Stato a cui gli elettori appartengono: nella scheda, questi ultimi designeranno la persona per cui votano come presidente, e in scheda distinta, quella ch'essi portano alla vicepresidenza. I medesimi formeranno liste distinte di tutte le persone portate alla presidenza, e di tutte quelle che vennero designate per la vicepresidenza, e del numero dei voti per ciascuna di esse; tali liste saranno dagli elettori firmate e certificate e trasmesse, sigillate, alla sede del Governo degli Stati Uniti, all'indirizzo del presidente del Senato. Il presidente del Senato, presenti le due Camere, aprir tutti i verbali, ed i voti saranno numerati. Colui che riunir il maggior numero di suffragi, per la presidenza, sar presidente se tal numero forma la maggioranza di tutti gli elettori riuniti; e dove niuno avesse una simile maggioranza, la Camera dei rappresentanti sceglier immediatamente fra i tre candidati che ottennero per la presidenza maggior numero di voti, il presidente, per via di scrutinio segreto. Ma, in questa scelta del presidente, i voti si conteranno per Stato, avendo la rappresentanza di ciascuno Stato un voto: a questa operazione dovranno essere presenti un membro o membri di due terzi degli Stati, e la maggioranza di tutti gli Stati sar necessaria per la scelta. E se la Camera dei rappresentanti non sceglie il presidente, allorch questa scelta sar a lei devoluta, prima del quarto giorno del seguente mese di marzo, il vicepresidente sar presidente, non altrimenti che nel caso di decesso o d'altra inabilit costituzionale del presidente.
Colui che riunisce un maggior numero di suffragi per la vicepresidenza, sar vicepresidente, se detto numero forma la maggioranza del numero totale degli elettori riuniti; e se niuno ottenne questa maggioranza, il Senato sceglier, in tal caso, il vicepresidente fra i due candidati che ebbero maggior numero di voti: la presenza dei due terzi dei senatori e la maggioranza del numero totale sono necessarie per questa scelta.
Niuno che sia costituzionalmente ineleggibile all'ufficio di presidente, sar eleggibile a quello di vicepresidente degli Stati Uniti.

Art. 13.

Sezione 1a. - Nessuna schiavit o servit volontaria, tranne che per pena di un delitto, per cui l'imputato sia stato condannato, esisteranno in tutta l'estensione degli Stati Uniti, n in alcun luogo soggetto alla loro giurisdizione.
Sezione 2a. - Il Congresso avr il potere di mettere in vigore questo articolo per mezzo di leggi acconcie.

Art. 14.

Sezione 1a. - Tutte le persone nate o naturalizzate negli Stati Uniti e soggette alla loro giurisdizione sono cittadini degli Stati Uniti e dello Stato in cui risiedono.
Nessuno Stato far o metter in vigore alcuna legge che restringa i privilegi e le immunit dei cittadini degli Stati Uniti; cos pure nessuno Stato priver alcuna persona della sua vita, della sua libert, della sua propriet, senza una procedura legale nella dovuta forma, n rifiuter a chicchessia nei limiti della sua giurisdizione l'eguale protezione delle leggi.
Sezione 2a. - I rappresentanti saranno ripartiti tra i diversi Stati in proporzione alla cifra della loro popolazione rispettiva, comprendendo la totalit delle persone di ciascuno Stato, ad esclusione degli Indiani non tassati. Ma, allorquando il diritto di voto ad una elezione qualunque per la scelta degli elettori del presidente e del vicepresidente degli Stati Uniti, per la scelta dei rappresentanti al Congresso, dei funzionari esecutivi e giudiziari di uno Stato o dei membri della sua Legislatura,  rifiutato ad abitanti maschi di questo Stato dell'et di anni ventuno e cittadini degli Stati Uniti o quando questo diritto  ristretto in un modo qualsiasi, tranne che per causa di partecipazione ad una ribellione o per altro delitto, la base della rappresentanza di questo Stato sar ridotta proporzionalmente alla differenza fra i cittadini maschi esclusi e il numero totale dei cittadini maschi dell'et di anni ventuno nello Stato suddetto.
Sezione 3a. - Non potr essere senatore o rappresentante al Congresso, n elettore del presidente o del vicepresidente, n coprire alcun impiego civile o militare dipendente dagli Stati Uniti o da qualche Stato, chi, avendo antecedentemente prestato giuramento come membro del Congresso, o funzionario degli Stati Uniti, o membro della Legislatura di uno Stato, o funzionario esecutivo o giudiziario di uno Stato - di mantenere la Costituzione degli Stati Uniti, avr preso parte a un'insurrezione o ribellione contro la Costituzione, o prestato aiuto o concorso a' suoi nemici; ma il Congresso potr, con un voto dei due terzi dei membri di ciascuna Camera, togliere questa incapacit.
Sezione 4a. - La validit del debito pubblico degli Stati Uniti autorizzato mediante legge, compresi i debiti contratti pel pagamento di pensioni e ricompense in ragione dei servigi resi per la repressione dell'insurrezione o della ribellione, non sar messa in questione. Ma n gli Stati Uniti, n alcuno Stato potranno prendere a loro carico o pagare alcun debito o alcuna obbligazione contratta per venire in aiuto all'insurrezione o ribellione contro gli Stati Uniti, n alcuna indennit sar reclamata per la perdita o l'emancipazione di schiavi; ma le obbligazioni e i reclami per questi debiti saranno tenuti per nulli.
Sezione 5a. - Il Congresso avr il potere di mettere in vigore le disposizioni di questo articolo con leggi acconcie.

Art. 15.

Sezione 1a. - Il diritto di voto dei cittadini degli Stati Uniti non potr essere ricusato n ristretto dagli Stati Uniti n da alcuno Stato per causa di razza, di colore o di condizione anteriore di servit.
Sezione 2a. - Il Congresso avr il potere di mettere in vigore questo articolo con leggi acconcie.
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APPENDICE 2. (23).
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Area degli Stati Uniti. In miglia quadrate inglesi.
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Area originaria degli Stati Uniti: 820.680.
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Louisiana, comprata dalla Francia nel 1803, per 15.000.000 di Dollari: 899.579.
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Florida, comprata dalla Spagna nel 1819, per 5.000.000 di Dollari: 66.900.
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Territorio confermato dal Trattato dell'Oregon del 1842 e 1846: 308.052.
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Texas, annesso nel 1846 con debito i 7.500.000 di Dollari: 318.000.
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Nuovo Messico e California conquistate nel 1847 con spese di guerra di 15.000.000 di Dollari: 522.955.

Acquisto detto "Compra Gasden" dal Messico nel 1853 per 10.000.000 di Dollari: 45.535.
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Alaska, comprato dalla Russia nel 1867, per 7.200.000 di Dollari: 577.390.
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Superficie totale: 3.559.091.
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Note al testo.
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(3) Il miglio lineare inglese  di 1609 metri; il miglio quadrato corrisponde a circa km.2 2.56.
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(4) Il piede inglese equivale a circa m. 0,30.
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(5) Sulla valutazione numerica degli Indiani, incerta al massimo grado come quella di tutti i popoli selvaggi, vedi le acute osservazioni del RATZEL nella 2a edizione del 2 volume, dal titolo Politische Geographie der Vereinigten Staaten (Mnchen, 1893) , dell'opera citata (pp. 210-213) .
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(6) Secondo i risultati filologici del Cuoq (Citato in Reclus: op. cit. XVI 34) otem e non totem, come trovasi scritto generalmente, sarebbero stati tali animali protettori.
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(7) Cfr. sugli Indiani oltre al cap. XXII del vol. I del Bancroft (ediz. citata) , le pag. 188-234 del vol. Secondo (2a ediz.) del Ratzel (op. cit.) , e le pag. 37-73 del vol. XVI del Reclus (op. cit.) .
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(8) Nel 1645 la corte generale del Massachusetts condannava un mercante di schiavi, che aveva rapito dei negri sulle coste d'Africa, a restituirli alla loro contrada nativa; e su questo fatto aggiunto ad una falsa interpretazione d'una clausola del codice del 1641 alcuni storici, troppo zelanti difensori degli antichi Puritani, si basarono per negare la schiavit nella colonia: ma questo fatto  perfettamente consono al codice del 1641, nel quale veniva permesso solo l'acquisto legale dei negri e punito invece di morte il furto di uomini; contraddizione del resto patente, giacch i legislatori sapevano bene che il furto nella pi parte dei casi era l'origine prima di quella propriet umana, di cui permettevano l'acquisto legale ai coloni (Cfr. Mondaini, La questione dei Negri nella storia e nella societ nord-americana, Torino, Bocca 1898) .
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(9) Parola d'origine incerta, con cui si designano in genere gli Anglo-Americani, in ispecie i neoinglesi; pare fosse in origine il soprannome algonchino dei primi coloni.
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(10) Fu molto questionato sulla data, che per due secoli e mezzo fu posta dagli storici della Virginia al 1620, data che appare pure in gran parte dei libri europei: la vera data  invece il 1619 (Cfr. Williams, History of the Negro Race in America from 1619 to 1880 - New York, 1882).
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(11) Metto il Maryland fra le colonie meridionali pel tipo sociale, ch'esso offre, bench a rigore deva esser messo fra le centrali.
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(12) Un acro equivale a 40 are (4/10 di ettaro) .
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(13) Sulla schiavit negra oltre alla storia generale della schiavit dell'Ingram, vedi quella speciale del Kapp (Geschichte der Sclaverei in den Vereinigten, Staaten Leipzig, 1856) e la monografia del Goodell (The American Slave code - New York, 1853.) - Sulla costituzione poi del lavoro nelle colonie meridionali vedi, oltre alla monografia generale del Waltershausen (Die Arbeits-Verfassung der Englischen Kolonien in Nordamerika - Strassburg, 1894) , quella particolare del Von Halle (Baumwollproduktion und Pflanzungswisthschaft in der Nord-amerikanischen Sdstaaten - Erster Teil, Die Sklavenzeit - Leipzig, 1897) .
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(14) Sulla societ franco-canadese e sulla sua lotta coll'anglo-americana abbiamo l'opera classica di Francis Parkman: France and England in North-America (Boston, 1897, vol. 13) . L'edizione popolare dei lavori del Parkman sull'argomento, fatta dalla casa Macmillan C.le (London and New York) abbraccia i seguenti volumi:
 Pioneers of France in the New World (1 vol.) - The Jesuits in North-America (1 vol.) - La Salle and the Discovery of the Great West (1 vol.) - The Oregon Trail (1 vol.) - The Old Regime in Canada under Louis 14 (1 vol.) - Count Frontenac and New France under Louis 14 (1 vol.) - Montcalm and Wolfe (2 vol.) .
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(15) Vedi tale Dichiarazione in appendice al volume.
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(16) Sulla Rivoluzione americana cfr. Frank Moore: Diary of the American Revolution from newspapers and original documents (New York 1860) : sulla parte avuta in essa dal Washington vedi Vie, correspondance et crits de Washington, avec une introduction de M. Guizot. Paris, 1839. 4 vol. in-4.
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(17) John Fiske: The critical Period of American History 1783- 89 (Macmillan and C. London) , opera notevole su questo periodo veramente decisivo della sorgente nazione americana.
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(18) Sulla psicologia politica del popolo anglo-americano vedi il bel lavoro di mile Boutmy (lments d'une Psychologie politique du peuple amricain - Paris 1902) , cui ho largamente attinto in questo ed in qualche altro capitolo.
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(19) Sulla Costituzione federale, di cui in appendice diamo il testo, vedi sovratutto il cap. VIII della parte I dell'opera classica di Alessio di Tocqueville (La Democrazia in America; trad. ital. in Biblioteca di scienze politiche, vol. I, Parte II, Torino, Unione Tipografico-editrice, 1884) ; il volume Secondo dell'opera pure classica del Bryce (The American Commonwealth, London 1888) , riassunto nell'ottima recensione analitica del Villari (La Costituzione degli Stati Uniti d'America, in Saggi storici e critici - Bologna, 1890) ; gli scritti speciali dello Sterne (Storia Costituzionale e sviluppo politico degli Stati Uniti) , del Davis (Sviluppo dei rapporti fra i tre poteri dello Stato nelle Costituzioni americane) , del Boutmy (Le origini e lo sviluppo della Costituzione degli Stati Uniti d'America) , del Sumner Maine (La Costituzione federale degli Stati Uniti d'America) , del Cooley (Principi generali di Diritto Costituzionale negli Stati Uniti d'America) raccolti tutti sotto veste italiana nella Biblioteca di Scienze politiche, del Brunialti, vol. VI, parte I; la monografia del Palma (Costituzioni moderne - Gli Stati Uniti d'America [Nuova Antologia, set.-nov., 1880]) .
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(20) La Costituzione di Stato  pel singolo Stato quello che la Costituzione federale per l'intera Unione, la legge cio fondamentale generale decretata direttamente dal popolo d'ogni Stato e revocabile o modificabile solo per opera del popolo, non gi dei corpi rappresentativi dello Stato, le cui deliberazioni o leggi hanno valore solo finch siano compatibili con la Costituzione dello Stato. Queste Costituzioni di Stato sono cos i monumenti politici pi antichi del paese, giacch non sono che la continuazione cronologica e logica delle carte, privilegi, patenti, statuti, ecc., su cui si basavano i governi coloniali anteriormente alla Rivoluzione. Nell'evoluzione dei governi di Stato, quali emanano da queste Costituzioni, si possono distinguere tre periodi. Il primo abbraccia circa un trentennio, dal 1776 al 1802, e contiene le prime Costituzioni dei 13 Stati originari e quelle degli Stati di Kentucky, Vermont, Tennessee ed Ohio, costituzioni nelle quali, mentre si manifesta chiara la maggiore diffidenza verso il potere esecutivo e militare, si lasciano amplissimi poteri all'Assemblea, fatta, a dir cos, procuratore generale del popolo da essa rappresentato: "l'esperienza prova, diceva il Madison nella Convenzione di Filadelfia del 1787, che vi ha nei nostri Governi la tendenza di gettare tutti i poteri nel vortice del potere legislativo. I poteri esecutivi degli Stati sono pi che altro vane parvenze. L'Assemblea legislativa  onnipotente". Il secondo periodo, che abbraccia la prima met circa del sec. XIX fino al giorno cio in cui l'intensit della lotta pro e contro la schiavit interruppe lo svolgimento progressivo dell'Unione,  contrassegnato da una generale democratizzazione di tutte le istituzioni, dovuta oltrecch allo sviluppo naturale dei primi germi all'influenza delle idee repubblicane di Francia, influenza che venne meno solo dopo il 1815 e cess affatto con la met del secolo:  questo il periodo in cui comincia a prender fondamento e ad applicarsi il principio che gli istituti politici e giuridici debbono esser opera diretta anzich indiretta del popolo sovrano. Questo concetto trionfa sempre pi nel terzo periodo, che comincia circa al tempo della guerra civile, periodo per nel quale accanto a questa maggior efficacia della sovranit popolare esercitantesi direttamente a danno bene spesso dell'Assemblea legislativa, cui vengono tolti molti poteri per darli al popolo, si fa viva la tendenza a rafforzare i poteri esecutivo e giudiziario.
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I tipi poi, cui possono ridursi questi governi di Stato nel corso del sec. XIX, sono tre: il vecchio tipo coloniale (Nuova Inghilterra ed antichi Stati centrali) , il tipo degli Stati meridionali o gi a schiavi (nel quale  evidente la influenza della prima Costituzione virginiana) ed il tipo degli Stati nuovi od occidentali. Dopo la guerra di Secessione per e l'abolizione della schiavit con la conseguente trasformazione radicale del Sud nel campo politico non meno che in quello economico-sociale, gli Stati meridionali si diedero in generale nuove Costituzioni non molto diverse da quelle degli Stati nuovi del Nord-Ovest e Pacifico; cosicch i tipi si ridussero a due, quello dei vecchi Stati dal potere esecutivo generalmente pi forte, dalle costituzioni meno particolareggiate e quindi meno bisognose di mutamenti, e quello degli Stati nuovi o rinnovati dai poteri popolari pi ampli, dalle costituzioni pi lunghe, pi particolareggiate, pi ricche di materia, pi soggette sopratutto e per lo stesso loro carattere minuzioso e per la mobilit e le trasformazioni economico-sociali molto pi rapide nelle nuove che nelle vecchie sedi a continui mutamenti.
 Su queste Costituzioni di Stato vedi in particolare il Secondo volume del Bryce: The American Commonwealth (London, 1888) . Quanto al testo di esse, la miglior raccolta per il tempo fino cui arriva  quella pubblicata per incarico del Congresso americano da Ben. Perley Poore, col titolo Federal and State Constitutions (Washington 1878) in 2 volumi. Anche in Italia furono pubblicate parecchie di queste Costituzioni di Stato nel vol. Secondo della Raccolta di Costituzioni (Torino, 1848) . Un ottimo cenno complessivo su esse seguito dal testo di alcune trovasi nel vol. VI, parte I, della Biblioteca di Scienze politiche del Brunialti, col titolo "Le Costituzioni degli Stati Uniti d'America - Testi e commenti" (p. 959-1242, Unione Tipografico-editrice Torinese) .
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(21) Eufemismo per non dire schiavi.
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(22) Per maggior intelligenza del lettore riteniamo bene dare insieme colla Costituzione i mutamenti da essa subiti sotto forma di Emendamenti, quantunque essi sconfinino dal periodo storico illustrato in questo volume. I primi 10 emendamenti del resto furono prodotti insieme quali articoli addizionali ed integranti della Costituzione nella stessa ultima sessione del Congresso nel 1789 e ratificati nel dicembre 1791, in seguito alle lagnanze di vari Stati che i diritti dei cittadini non fossero abbastanza espressamente e formalmente garantiti. L'11 venne proposto dal Congresso nel 1794 e ratificato nel 1798. Il 12 proposto nel 1803, per evitare con una nuova forma di procedura delle elezioni presidenziali l'inconveniente avveratosi nell'elezione del 4 presidente in cui due personaggi, Tommaso Jefferson ed Aaron Burr, ottennero lo stesso numero di voti e la maggioranza assoluta, fu ratificato nel 1804. I tre ultimi emendamenti (13, 14, 15) adottati successivamente nel 1865, 1868 e 1870, sono relativi alla schiavit abolita dopo la guerra civile (1861-65) ed all'eguaglianza dei diritti civili e politici accordata agli ex-schiavi ed ai negri in genere.
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(23) Anche questa appendice viene data per maggior intelligenza del lettore sullo sviluppo graduale degli Stati Uniti, quantunque questo sconfini dal periodo trattato nel presento volume.
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FINE.